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Con il capodanno 2010, i lavoratori di Eutelia di Roma hanno festeggiato il 65° giorno di occupazione della loro sede. Un presidio permanente che ha trascinato la mobilitazione in tutte le altre città, a partire da Pregnana Milanese, con Ivrea, Torino, Bari e Napoli in testa. Pochi giorni prima, il 23 dicembre 2009, la sezione fallimentare del tribunale ordinario di Roma aveva disposto il sequestro dell’intera azienda Agile srl (che ha acquisito nel giugno 2009 il ramo IT di Eutelia).
La decisione del tribunale è un passo nella direzione auspicata dai lavoratori che, insieme alla Fiom, avevano presentato a fine Novembre una richiesta di stato di insolvenza.
Nella sentenza si legge che “adesso non è possibile decidere subito nel merito delle domande dei ricorrenti, visto che c’è il pericolo che venga meno la continuità aziendale, con conseguente rischio di depauperamento e/o dispersione dei valori del complesso produttivo ed esiste quindi l’esigenza di emettere provvedimenti cautelari a tutela del patrimonio e dell’impresa della società debitrice, si dispone il sequestro dell’intera azienda Agile srl (in essa compresa tutti i crediti, le disponibilità liquide ed ogni altra attività di titolarità della società debitrice) e affidamento della gestione di essa ad un collegio di custodi, ai quali sono conferiti tutti i poteri di esercizio dell’impresa e di amministrazione ordinaria del patrimonio, onde assicurare, in particolare, la regolare esecuzione delle commesse in corso e in via di acquisizione, nonché, provvisoriamente, il mantenimento dei livelli occupazionali.” Si aprono quindi nuove prospettive per la vertenza dei lavoratori Eutelia, contro i licenziamenti annunciati ad ottobre dello scorso anno, ma prima di ragionare su quali scenari si prospettino, è bene ricostruire i passaggi coi quali si è arrivati alla sentenza della vigilia di Natale.
Con uno sciopero generale del gruppo Omega (a cui fa riferimento Agile srl), il 17 novembre, i lavoratori hanno strappato l’apertura del tavolo di trattative con la Presidenza del Consiglio, fino a quel momento completamente sorda alla drammatica situazione in cui si trovano i lavoratori senza stipendio da agosto 2009.
La prima trattativa con il governo, che si è svolta il 26 novembre, è stata una giornata ricca di insegnamenti. Il sottosegretario Letta ha fatto appelli generici alle pubbliche amministrazioni (in seguito completamente disattesi) a mantenere le commesse in essere con Agile srl e ripete stancamente la litania degli ultimatum vuoti affinché vengano pagati tutti gli stipendi.
L’esito della trattativa e la vaghezza degli impegni presi dal governo hanno suscitato la rabbia dei lavoratori, riuniti in sit-in sotto Palazzo Chigi, che hanno ottenuto, passata ormai la mezzanotte, la riapertura del tavolo, richiamando Letta e facendo salire di nuovo la delegazione sindacale. Così la vertenza Eutelia ha fatto irruzione nella riunione del Consiglio dei Ministri della mattina seguente e ha fatto sì che il governo si attivasse presso la sezione fallimentare del Tribunale di Roma per l’esame delle istanze presentate dai lavoratori.
Il successivo incontro del 9 dicembre ha avuto un andamento analogo e, solo dopo l’occupazione della Presidenza del Consiglio da parte della delegazione sindacale, si è ottenuto un impegno da parte del governo ad aprire un tavolo rispetto al tema del sostegno al reddito ai lavoratori senza stipendio. Da qui alla sentenza del 23 dicembre, preceduta da una nota del Ministero dello Sviluppo Economico che si pronunciava a favore della decisione che poi sarebbe stata presa dal Tribunale, il passo è stato breve.
I lavoratori, con la lotta e la determinazione a oltranza (gli stessi lavoratori che, così facendo, hanno dimostrato qual è la Cgil che ci piace di più e, nel frattempo, hanno anche trovato il modo di dare un’adesione unanime al documento alternativo al congresso) hanno ottenuto una parte importante delle loro richieste: la banda di manigoldi, che agli atti passa come consiglio di amministrazione di Agile, si faccia da parte. Questa decisione è stata presa, più che con il codice civile alla mano, facendo bene attenzione a ciò che si era visto nelle giornate del 17 e del 26 novembre e in quella del 9 dicembre, nella consapevolezza, da parte di tutti (governo, prefettura, tribunale, responsabili vari delle squadre notturne di polizia e carabinieri) che non esisteva nessuna strategia del rinvio infinito che potesse arrestare la lotta.
Qual è, ora, il lavoro a cui sono chiamati i “custodi” di Agile? Debbono garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, preoccuparsi della corretta esecuzione delle commesse in corso e di quelle in via di acquisizione.
Ma di quali commesse? Quella che i lavoratori stavano continuando a svolgere alla Rai e che, nonostante fosse andata avanti nei mesi dell’occupazione, con un colpo di mano è stata girata alla Ibm? Oppure quella alla Camera dei Deputati, anch’essa finita in altre mani?
Giocando a carte coperte su due tavoli questo Governo non ha fatto nulla perché le commesse rimanessero ad Agile, come richiedevano i lavoratori, ed ha permesso che si proseguisse sulla strada della dispersione delle attività e delle risorse di questa azienda per mettere sempre di più i lavoratori di fronte al fatto compiuto. In più, ad oggi, non è stato fatto niente per il sostegno al reddito e del Tfr ancora non si vede nemmeno l’ombra.
Il compito dei custodi sarà quello di cercare di ripristinare una normale vita aziendale ma la vera garanzia rispetto alle sorti di questa vertenza sta nel loro lavoro o nella continuazione della mobilitazione e delle occupazioni? Crediamo più alla seconda.
Le occupazioni debbono essere mantenute e, quand’anche si dovesse decidere di scioglierle di fronte alla prospettiva di nuove commesse o nuovi padroni, è importante mantenere in piedi delle strutture permanenti, dei comitati di lotta da affiancare alle rappresentanze sindacali e che siano il risultato tangibile, cristallizzato, degli avanzamenti ottenuti nella coscienza e nell’organizzazione dei lavoratori, di più di 2 mesi di mobilitazione.
Custodi o no, stato di insolvenza o meno, commissariamento o nuovi padroni, tribunali o non tribunali, questi mesi, questi anni, hanno dimostrato che tra i lavoratori ci sono cuore e cervello, passione ed eccellenza, per mandare avanti un’azienda informatica decisiva per le sorti della comunicazione e delle infrastrutture di questo Paese, delle quali nemmeno un’oncia può essere rintracciata in nessun padrone del quale un tribunale o il governo possano richiedere l’intervento.
Con un appello pubblico a tutti i lavoratori degli altri settori, con una pianificazione dei lavori in essere e di quelli che possono essere approntati, con il coordinamento tra le diverse realtà e la costituzione dei comitati di lotta permanenti, già oggi è possibile avanzare verso la strada della nazionalizzazione di questa azienda sotto il controllo dei lavoratori ed è questa la prospettiva che la piega degli avvenimenti non deve mai far perdere di vista.
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