|
Firmato contratto Sgs Thomson: Rompere con la prassi dei cedimenti! Abbiamo parlato con alcuni delegati e lavoratori della Sgs Thomson (St) sulla vertenza del contratto interno. La St è una grande multinazionale della microelettronica. In Italia c’è uno stabilimento a Catania di circa 2000 addetti, uno a Settimo Milanese di circa 5-600 addetti e uno ad Agrate (Milano) di 3500 dipendenti. Tutti gli stabilimenti sono in espansione.
La St è stata la prima azienda in Italia a proporre e ottenere nel 1989 il lavoro notturno per le donne, grazie ad una deroga alla legge vigente sottoscritta dal sindacato. Il 1989 segna uno spartiacque: il sindacato (Cgil-Cisl-Uil) perde circa il 50% delle tessere, diversi delegati si dimettono dall’allora Consiglio di fabbrica, alcuni di loro, come tanti lavoratori (soprattutto lavoratrici), stracciano la tessera arrabbiati, ma anche demoralizzati. L’azienda, forte della vittoria (venti turni settimanali per gli operai, lavoro notturno anche per le donne), continua la sua opera di divisione della forza lavoro, attraverso l’assunzione di giovani con contratti a tempo determinato e a condizioni totalmente fuori controllo dal sindacato (gente che lavora solo la notte, che fa solo due giorni la settimana o che ha giorni di riposo diversi dagli altri per cui ha turni diversi). Oggi la situazione è tale per cui la Rsu non sa neppure quanti lavoratori fanno sciopero o gli straordinari e deve affidarsi ai dati aziendali, oppure non sa quanti sono esattamente i turni in azienda e come sono organizzati. Nel maggio e giugno scorso alla St c’è stata la vertenza del contratto interno. Roberto, delegato Fiom della Rsu, ci dà qualche elemento dei contenuti del contratto. "Tre anni fa c’era stato il primo contratto interno. Il nostro obiettivo come sindacato era di ottenere la quattordicesima, visto che le aziende puntano tutto sul premio di produttività. Adesso ci stiamo preoccupando di consolidare come premio uno zoccolo duro di 800mila lire fisso, poi ci sarebbero i parametri di performance, produttività, qualità, linearità e redditività, che ancora non si è capito come si calcolano. Attualmente la trattativa si è arenata su un punto: l’assenteismo. L’azienda si è ancorata sul fatto che per andare avanti nella trattativa bisogna inserire questo parametro (che a Catania c’è gia) e ha proposto già un tetto che dovrebbe essere il 3%. Inserendo l’assenteismo l’azienda vuole ottenere un ulteriore frammentazione fra i lavoratori, ed è innanzitutto per questa ragione, quindi per principio che noi ci opponiamo all’inserimento di questo parametro. Già esiste per le diverse turnazioni e le esenzioni della notte, con questo parametro si metterebbero ancora più in competizione i lavoratori, mettendoli uno contro l’altro." Il problema è che con questo contratto interno non si affrontano i problemi decisivi all’interno dell’azienda: l’unico elemento del contratto che parlava di salario (il premio di produzione) è stato messo in secondo piano, il problema degli straordinari non è neppure affrontato, come ha detto Norberto: "c’è stato un grandissimo comunicato della Rsu in cui si invitava i lavoratori a non fare gli straordinari". E in un contesto in cui il sindacato non è assolutamente in grado di controllare la situazione un comunicato è come non fare nulla, nonostante il problema degli straordinari sia gravissimo. Roberto: "noi facciamo in sedici settimane una media di trentasei ore e mezza, ma e come se ne facessimo quarantacinque; è stato calcolato, considerando gli straordinari di un anno, che, se non venissero fatti, sarebbero possibili 150 nuove assunzioni. Da questa esperienza si capisce come il discorso delle trentacinque ore se viene gestito in questo modo è fallimentare in partenza." Nonostante quindi le problematiche interne all’azienda non vengano affrontate seriamente (salario, straordinari, controllo sindacale su contratti atipici), sul tema dell’assenteismo sembrava che il sindacato fosse disposto a erigere le barricate, tanto da chiamare allo sciopero i lavoratori dei tre stabilimenti nazionali. Ad Agrate i lavoratori avevano proposto anche uno sciopero di otto ore per battere l’arroganza aziendale, proposta che però non è stata accettata dai funzionari sindacali a causa di non meglio precisati "motivi tecnici". L’aspetto più grave della faccenda è che, dopo aver chiamato i lavoratori allo sciopero, la Rsu a maggioranza ha deciso di andare a trattare sull’assenteismo proponendo un tetto del 4%. Alla fine, e questo è successo mentre scriviamo, la Rsu, a maggioranza, ha firmato l’accordo. Un accordo pessimo che sull’assenteismo non mette nessuna cifra, lasciando di fatto all’azienda mano libera. Sulla parte salariale vengono previsti aumenti, ma non si dice nulla sulla parte di premio che deve essere fissa, lasciando intendere che probabilmente tutto l’aumento è legato ai parametri di produttività, qualità, ecc. Inoltre ai nuovi assunti verrebbe tolta l’indennità di turno: 200mila lire in busta in meno. Questa è una ulteriore divisione fra lavoratori e un avvertimento agli altri dipendenti: prima o poi l’indennità la toglieremo anche a voi, e se non quella, qualcos’altro. Questa arrendevolezza del sindacato ha già provocato la prima dimissione e un grave senso di frustrazione fra i delegati che si sono opposti a questa scelta, e immaginiamo che l’ambiente fra i lavoratori sia ancora peggiore: "prima ci chiamate allo sciopero, alla lotta, poi senza dirci nulla accettate quello che a noi dite di voler rifiutare, anzi andate a peggiorare pesantemente le nostre condizioni, ma che razza di sindacalisti siete?!!", se qualcuno la pensasse così e magari stracciasse pure la tessera non ci sarebbe molto da meravigliarsi. E qui, per chi lo ha vissuto torna lo spettro dell’accordo dell’’89. "Allora, l’azienda era partita sparata. "Questi sono i venti turni e da domani cominciate a farli." All’interno del Cdf non ci fu neanche tanta discussione, c’erano forti divisioni e basta. Noi della sinistra proponevamo che almeno fossero solo le donne e gli operai a votare, ma la proposta non passò, votarono tutti, i circa mille operai i duemila impiegati, forse anche quelli della mensa, potete immaginare: fu una debacle totale. L’azienda disse agli impiegati che se non passavano i venti turni loro perdevano il posto o sarebbero stati trasferiti e votarono tutti compatti per l’azienda." Questo fu l’inizio del forte indebolimento del sindacato. È inevitabile che in questo contesto cresca fra i lavoratori un forte senso di insofferenza verso il sindacato e che i problemi invece che attraverso la lotta, vengano risolti a livello individuale avviando il confronto direttamente con l’azienda. Anzi molti giovani alla prima esperienza lavorativa potrebbero anche chiedersi a cosa serva il sindacato visto che dalla loro esperienza diretta non lo vedono affatto come uno strumento per migliorare le proprie condizioni di lavoro. E di questi atteggiamenti non si può certo incolpare i lavoratori. Il compito è dunque arduo e passa innanzitutto per un recupero di fiducia da parte di quei lavoratori che dal sindacato hanno ricevuto solo arretramenti. Per recuperare questa fiducia è necessario rompere con la consuetudine con cui la Rsu in questi anni ha fatto passare gli accordi sulla testa dei lavoratori. Rompere con la prassi dei cedimenti. Oggi su questo contratto interno, a chi ha scioperato contro il parametro dell’assenteismo cosa risponde il sindacato: "scusaste tanto ci siamo sbagliati!"? Su queste basi non si va avanti. Dalle pagine di questo giornale invitiamo i delegati e i lavoratori che si oppongono a questo ennesimo cedimento a non dimettersi, a dare battaglia, a propagandare fra i lavoratori la loro opposizione e a mettere la Rsu di fronte alle sue responsabilità. Intanto bisognerà chiedere un referendum e chiedere di votare no all’accordo su questo pessimo contratto. Ma questo non sarà sufficiente, riconquistare la fiducia dei lavoratori costerà tempo e fatica e soprattutto una inequivocabile decisione a smetterla con la politica dei cedimenti. |