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Democrazia in svendita, dal Pd nessuna salvezza… Stampa E-mail
Scritto da La redazione   

Sbaglia chi interpreta la proposta del “processo breve” solo come l’ennesima legge ad personam ritagliata su misura per cavare Berlusconi dai suoi guai giudiziari. Certo la proposta nasce dalla bocciatura del Lodo Alfano, che lascia scoperto il primo ministro in particolare di fronte ai suoi due processi più pericolosi: l’appello sul caso Mills e il processo Mediaset.

Tuttavia la risposta messa in campo dal Cavaliere va ben al di là della tecnica politico-giudiziaria. Proponendo il “processo breve” (che nella prima formulazione avrebbe dovuto essere la “prescrizione breve”) Berlusconi effettua una vera e propria chiamata a raccolta, una sorta di “farabutti di tutta Italia, unitevi!”.

È l’appello al suo blocco sociale di riferimento, all’area dell’evasione fiscale, del capitalismo di rapina, ai furbetti di tutti i quartierini possibili e immaginabili. Casomai qualcuno, prendendo lucciole per lanterne, avesse anche solo vagamente pensato di interpretare la misura come una difesa dei diritti dei cittadini e dei più deboli di fronte agli arbitri della magistratura (esistono, eccome se esistono!), ci ha pensato la Lega a mettere bene le cose in chiaro: processo breve? Non per gli immigrati. Sei un bancarottiere in doppio petto? Per te, tempi rapidi, la prescrizione è un traguardo a portata di mano. Hai rubato due mele al supermercato e per giunta sei immigrato? Niente da fare, devi percorrere tutte le caselle del gioco dell’oca.

La chiamata a raccolta di Berlusconi si accompagna alla minaccia di elezioni anticipate, alle quali lo invitano caldamente Vittorio Feltri e Francesco Cossiga dalle pagine del giornale di famiglia. Berlusconi non è certo nuovo a questo tipo di uscite, che sono anzi parte fondamentale della sua concezione politica e della sua pratica del potere.

La libertà che ha iscritto sulle bandiere del suo partito è libertà del potere nei confronti dei sudditi, del ricco sul povero. Tutti coloro che hanno, o pensano di avere, un qualsiasi privilegio vengono chiamati a difenderlo rabbiosamente contro chi sta peggio o sotto di loro. La legge deve essere sempre e solo la legge del più forte.

Di fronte a quella che sembra la carica di un toro infuriato naturalmente vengono travolti come fuscelli i “naturali” bilanciamenti e gli orpelli della “normale” democrazia borghese. Non è detto che Berlusconi abbia la forza necessaria ad andare fino in fondo e a trasformare il suo libro dei sogni in un incubo reale; tuttavia che tutto questo emani un forte fetore che in altri tempi si sarebbe definito di fogna è fuori discussione. Lo si sente nei “grandi” avvenimenti che occupano le cronache politiche e lo si sente ancora più forte nelle “piccole” cose che agli onori delle cronache non salgono quasi mai: nello sgombero di mille braccianti immigrati cacciati dalle loro baracche, nella scuola materna che in provincia di Reggio Emilia separa, all’età di tre anni, i bambini italiani da quelli immigrati, nell’aggressione squadrista che un padrone esaltato conduce contro i lavoratori di Eutelia che, da mesi lasciati senza stipendio e a rischio licenziamento, presidiano la loro azienda…

Alla ricerca di una credibilità da tempo compromessa, i leaders del Pd promettono battaglia e minacciano sfracelli. Pare che Anna Finocchiaro abbia addirittura sbattuto contro un muro (!) il testo con la bozza sul processo breve, bozza che Casini ha addirittura definito una “porcheria”. Parrebbe di essere alla vigilia di una rivolta, e invece…

E invece, ci dice lo stesso Casini, la “porcheria”’ può facilmente trasformarsi in una profumatissima rosa se invece del processo breve il governo sarà disposto a ripresentare il già bocciato Lodo Alfano sotto forma di legge costituzionale (che richiede una maggioranza qualificata in parlamento, e dunque la collaborazione delle opposizioni).

Quanto al Pd, certo, si affilano le armi per la grande riscossa delle coscienze. Intanto però la Direzione del partito si arrovella se sia opportuno partecipare o meno al “No Berlusconi Day” del 5 dicembre: si teme, dicono le cronache, che da quella piazza possano levarsi grida contro nientepopodimenoché il Presidente della Repubblica l’eccellentissimo Giorgio Napolitano, algido custode della moralità della politica nostrana. E mentre si arrovellano, un pensiero maligno ci suggerisce che, chissà, forse il sostegno dato dal governo (con l’eccezione dell’irruento Brunetta) alla candidatura di Massimo D’Alema a rappresentante della politica estera dell’Unione europea potrebbe anche rasserenare il clima tempestoso.

E poi c’è Fini, il nuovissimo Fini democratico, laico, antirazzista, illuminato, forse persino intelligente. Quel Fini che da mesi ormai calamita le speranze di Repubblica e che, ci si dice, impedirà che Berlusconi faccia scempio della democrazia e della giustizia.

Siamo insomma alle solite, e per quanto sia sempre un azzardo avventurarsi in previsioni, ci spingiamo a ipotizzare che da tutto questo non si uscirà né con la caduta di Berlusconi, né con la fine del Pdl; si uscirà con ogni probabilità con un compromesso marcio e con un Berlusconi più determinato che mai a cercare il varco per chiudere i conti una volta per tutte con amici e nemici, con tutti quei lacci e laccioli che gli hanno impedito, in questi 15 anni, di dimostrare appieno di cosa sarebbe capace.

E per tutti noi, che vogliamo e dobbiamo restare estranei a questa farsa, c’è solo un comandamento: contare sulle nostre forze, investire tutto quello che possiamo nelle battaglie per il lavoro, nella battaglia per la difesa dei diritti democratici (che non siamo certo disposti a lasciare in mano al Di Pietro di turno), lavorare e ancora lavorare affinché il conflitto sociale si dispieghi in tutta la sua ampiezza, e smetterla una volta per tutte di aspettare che qualche salvatore in qualche alta istituzione possa cavarci dal pantano in cui siamo stati spinti.

17 novembre 2009

 
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