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Accompagnato da una lettera ai “cari collaboratori”
dell’allora Presidente della multinazionale giapponese, il bilancio consolidato
di Yamaha Motor del primo semestre del 2009 già delineava nel giugno scorso lo
stato di avanzamento del ”piano per il recupero della redditività”. Ovvero, con
esemplare chiarezza, la sospensione di attività e la riduzione dei salari, lo
snellimento dell’apparato produttivo in Giappone, in Europa e negli Stati
Uniti, il trasferimento di collaboratori in aziende al di fuori del gruppo, il
ricollocamento del personale e l’introduzione di un sistema di “condivisione
delle attività”.
Secondo le stime della multinazionale, la
riduzione della forza lavoro dovrebbe effettuarsi per circa 1.700 unità
all’interno dell’intero Gruppo. In Giappone, a fronte di 12mila occupati la
forza lavoro in esubero sarebbe di 1.100 unità, mentre in Europa e negli Stati
uniti, a fronte di 6mila occupati sarebbero
in esubero 600 unità. Documenti successivi specificano che i tagli occupazionali
per l’Europa riguarderebbero 280 lavoratori, su circa 2.800 occupati.
In Italia la
Yamaha è presente a Bologna, dove la Motori Minarelli ne costituisce il
principale centro produttivo di motori per l’Europa ed è presente inoltre a
Gerno di Lesmo, vicino Monza, dove oltre a un reparto di produzione che occupa
47 operai, la multinazionale ha un vasto insediamento commerciale con 160
dipendenti (Yamaha Motor Italia) e di ricerca e sviluppo (Yamaha Motor r&d
Europe – 110 dipendenti).
Nel corso di quest’anno i lavoratori di
Bologna (operai e impiegati) e le maestranze operaie di Lesmo hanno già subito
e continuano a sostenere un periodo massiccio di cassa integrazione (20
settimane per la Motori Minarelli e oltre 11 settimane per Yamaha Motor Italia)
appena mitigato, laddove è stato possibile con l’iniziativa sindacale, da
accordi migliorativi sul trattamento economico della cassa integrazione
ordinaria.
Il 26 ottobre scorso in un incontro con la
Rsu e le organizzazioni sindacali la direzione aziendale della Motori Minarelli
ha formalizzato una cifra di 70 esuberi per quanto riguarda lo stabilimento di
Bologna, dichiarando di essere disposta a trattare una “soluzione non
traumatica e diluita nel tempo”, che preveda il ricorso alla cassa integrazione
straordinaria e alla mobilità volontaria come accompagnamento alla pensione per
un numero di lavoratori che ne hanno i requistiti.
Il pomeriggio dello stesso giorno, la
direzione di Yamaha Motor Italia consegnava alle rappresentanze sindacali la
procedura per il licenziamento collettivo di 47 operai (l’intero reparto di
montaggio) e 19 impiegati.
Immediatamente è partita la risposta da
parte dei lavoratori di Lesmo, che dopo un’assemblea hanno scioperato e
bloccato i cancelli mettendo inoltre in atto altre iniziative finalizzate a
dare la massima visibilità, anche sui mezzi di informazione, alla loro lotta
contro i licenziamenti. Nel corso di altri 2 successivi incontri con la
direzione aziendale sono stati effettuati dei presidi con sciopero sotto
l’Associazione degli industriali, l’ultimo lo scorso 12 novembre, durante il
quale le rappresentanze dei lavoratori hanno ribadito la loro richiesta di
ricorso agli ammortizzatori sociali, di ricollocamento dei lavoratori
dichiarati in esubero e di totale rifiuto dei licenziamenti. Queste iniziative
di lotta hanno già prodotto un primo risultato, anche se parziale e
insufficiente, inducendo il management di Yamaha Italia ad una timida apertura,
tutta da verificare nel corso della trattativa. Un prossimo incontro è stato
fissato per il 23 novembre, in seguito del quale si deciderà come proseguire
nella vertenza.
In Motori Minarelli, la notizia dei
licenziamenti di Milano è arrivata in piena cassa integrazione. Dopo un
incontro con la direzione aziendale, è stata convocata il 12 novembre
un’assemblea nei locali dello stabilimento, anche se i lavoratori erano in
cassa. L’assemblea ha discusso della situazione, ha dato mandato alla Rsu e
alle organizzazioni sindacali a continuare la trattativa con la direzione
aziendale, ha votato un ordine del giorno di solidarietà con i lavoratori di
Lesmo che dà mandato alla Rsu a mettere in campo tutte le iniziative necessarie
per sostenere la lotta di quei lavoratori contro i licenziamenti.
Appare piuttosto chiaramente come la
multinazionale abbia una sua tattica differenziata, tesa a non favorire un
fronte unico tra i lavoratori contro la ristrutturazione. Nei mesi scorsi, per
iniziativa dei delegati, si è dato vita a un Coordinamento di Rsu Yamaha in
Italia. È stato un primo passo per cercare di creare, pur nelle specificità, un
collegamento fra i lavoratori del gruppo. Si tratta ora di rafforzare questo
collegamento con la solidarietà attiva e la consapevolezza dei comuni
interessi. E di mettersi alla prova della realtà, che per quanto difficile può
essere cambiata.
* Delegato Rsu Fiom Cgil Motori Minarelli a
titolo personale
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