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La bomba che sbriciolò il salone centrale del Banco
Nazionale dell’agricoltura il 12 dicembre 1969 provocò 17 morti e 88 feriti,
dando inizio a quel periodo di feroci attacchi terroristici che il settimanale
inglese The Observer avrebbe denominato “strategia della
tensione”. Da quel giorno fino al 2 agosto 1980, giorno della strage alla
stazione di Bologna, le formazioni della destra estrema con l’aiuto dei servizi
segreti fecero una serie di attentati con un unico scopo: atterrire il
movimento operaio organizzato e le spinte rivoluzionarie dell’autunno caldo.
Le indagini, guidate dal commissario Luigi
Calabresi, si buttarono a capofitto sulla pista anarchica. I primi assolti in
via definitiva per l’accusa di strage saranno dichiarati solo nel 1981, dopo
una intensa mobilitazione per la liberazione di Valpreda. Il principale
attivista del Circolo Ponte della Ghisolfa non vedrà mai l’inizio di alcun
processo: nella notte tra il 15 e il 16 dicembre Pinelli “spiccò” un volo dalla
finestra della questura. Nel 1975 il giudice D’Ambrosio assolse tutti
dall’accusa di omicidio e coniò il termine “malore attivo” per indicare il
fatto che Pinelli nè si era suicidato nè era stato ammazzato.
La destra eversiva
In realtà la pista anarchica servì per sviare
le indagini dai veri esecutori della strage, i militanti fascisti di Ordine
Nuovo, e dai presunti mandanti, gli agenti del Sid
(l’allora servizio segreto militare) legati alla Nato: a dirlo fu l’armiere di Ordine
Nuovo Carlo Digilio indagato per aver confezionato
gli ordigni della strage con esplosivo “occidentale” nell’ultima inchiesta
degli anni novanta.
Fin dall’inizio
degli anni ’70 le indagini avevano portato direttamente alle formazioni di Ordine
Nuovo e Avanguardia
nazionale e a due dei
dirigenti principali di Ordine Nuovo: Franco Freda e Giovanni Ventura. Venne scoperto un
intero arsenale e negli anni le indagini vennero depistate più e più volte.
La magistratura milanese autorizzò lo
spostamento dell’indagine, cominciata nel 1972, a Catanzaro per “motivi di
ordine pubblico” e, nei fatti, impedì che si andasse fino in fondo. Freda e
Ventura vennero assolti da tutti i capi d’imputazione.
Nessun colpevole?
L’indagine del giudice Salvini che partì
dalla fine degli anni ’80 identificò in Delfo Zorzi il principale artefice
della strage. Emerse come la Cia controllasse il Sid attraverso Giannettini,
suo uomo di fiducia nei servizi segreti, Freda e Ventura, reclutati per operare
attraverso Ordine Nuovo. Venne emesso un mandato
di cattura per Zorzi, ricchissimo “imprenditore” trasferitosi in Giappone ma le
autorità giapponesi negarono (e negano tuttora) l’estradizione. Al vertice
dell’operazione Carlo Maria Maggi, responsabile regionale di Ordine Nuovo e responsabile di guidare il riassorbimento dell’organizzazione
nell’Msi di Pino Rauti.
Il 30 giugno 2001 vennero tutti condannati
all’ergastolo.
Il 12 marzo 2004 la Corte d’Appello
rovesciò tutte le carte e assolse tutti, tranne Freda e Ventura.
Il 3 maggio 2005 la Corte di cassazione
confermò tutte le assoluzioni e le condanne di Freda e Ventura la cui pena non
venne mai scontata perchè assolti in via definitiva nel 1981.
Dopo 40 anni la
strage di Piazza Fontana continua a non avere colpevoli: sembra essersi fatta
da sola.
40 anni dopo
La strategia messa in campo dallo Stato
era lineare: utilizzare tutte le proprie forze nazionali e internazionali per
spostare l’asse della società a destra. Per fare questo bisognava colpire a
tutti i costi il movimento operaio organizzato e creare un clima di terrore tra
i lavoratori: parallelamente a questo bisognava preparare i piani e le forze di
un eventuale colpo di Stato per assicurare la “legalità e l’ordine” nel paese.
Le successive inchieste sulle altre stragi, sulla Gladio e sulla Loggia massonica Propaganda
2 confermarono questo disegno. Lo Stato, nei
momenti di acuto scontro di classe, conferma la sua intima natura: un “corpo di
uomini armati a difesa della proprietà privata”. Per difendere il proprio
assetto il capitalismo non esita a stralciare le norme del proprio diritto, con
una magistratura rivelatasi addomesticata agli interessi della classe
dominante.
Oggi i fascisti tentano di rialzare la
testa. A Milano intimidiscono gli studenti davanti alle scuole e non hanno
esitato ad assaltare la sede di Radio Popolare.
Sono ancora forze minoritarie nelle scuole e nelle aziende ma si alimentano di
questo pesante clima revisionista.
Il compito del Prc e dei Giovani
Comunisti è quello di dare una risposta
all’altezza. Questo quarantesimo anniversario della strage di P.za Fontana deve
vedere un solo grido di studenti e lavoratori perchè i fascisti non abbiano più
spazio e perchè la verità emerga fino in fondo.
Leggi anche: Piazza Fontana: storia di una strage di Stato - Intervista a Saverio Ferrari (Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre) pubblicata sul sito dei Giovani Comunisti di Milano
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