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Si concluderanno col direttivo nazionale del 23 novembre, i lavori del
gruppo dirigente della Cgil per avviare il XVI congresso. Sono stati
presentati due documenti contrapposti: quello del segretario generale
Epifani “I diritti e il lavoro oltre la crisi” e quello alternativo
presentato dai segretari di tre categorie, Rinaldini della Fiom, Podda
della Funzione pubblica e Moccia (primo firmatario) della categoria dei
bancari e assicuratori intitolato “La Cgil che vogliamo”.
Erano da circa dieci anni che un congresso non si svolgeva su documenti contrapposti. L’ultimo, quello del 2005, si era svolto sulla base di un unico documento a cui il segretario della Fiom, Rinaldini, contrappose due emendamenti su salario e democrazia sindacale.
I congressi di base potranno partire dal 9 dicembre e si concluderanno entro il 20 febbraio, il congresso nazionale si svolgerà a maggio a Rimini.
Un congresso decisivo per il futuro della Cgil sia per il contesto in cui cade (accordo separato, recessione economica, crisi della sinistra), sia per le diverse strategie che si confronteranno nel dibattito.
In campo ci sono due opzioni, da un lato quella di Epifani sostenuta anche dall’area programmatica di Lavoro società, che promuove un documento incentrato sul rilancio del dialogo con Cisl e Uil e che in nome del “bene” del paese si appella a Confindustria per ritrovare il necessario senso di responsabilità e affrontare insieme la crisi.
Dall’altra quella del documento alternativo in cui si contesta a Epifani, dopo aver detto no alla controriforma della contrattazione nazionale a gennaio, di non aver saputo dare una strategia conflittuale adeguata alla situazione.
Il congresso dovrebbe essere in primo luogo un occasione per fare un bilancio. I fatti parlano chiaro: dopo una stagione di accordi separati che Epifani non ha potuto firmare, dopo lo sciopero generale del dicembre 2008 e la manifestazione nazionale lo scorso aprile, una strategia per costringere Confindustria, Governo, Cisl e Uil a rimangiarsi l’accordo separato non esiste. La manifestazione del 14 novembre non ha avuto il successo di quella di aprile, decisamente meno partecipata è sembrata più una stanca processione che una manifestazione di rilancio dell’iniziativa della Cgil.
Il fatto però che non esista una strategia per far rimangiare a padroni e sindacati compiacenti la controriforma non significa che la Cgil non ne abbia una: è la strategia peggiore, ovvero tentare di tornare a quell’unità di vertice con Cisl e Uil aggiustando attraverso i rinnovi contrattuali delle varie categorie l’accordo separato.
Ne sono dimostrazione la firma unitaria con Cisl e Uil di contratti nazionali come gli alimentaristi, le telecomunicazioni e il commercio.
Ne è ulteriore dimostrazione la manifestazione regionale in Lombardia che la Cgil ha organizzato il 24 ottobre con la Cisl pochi giorni dopo che la stessa Cisl, insieme alla Uil, aveva firmato il contratto separato dei metalmeccanici.
Accordo separato arrivato giusto una settimana dopo che la Fiom aveva organizzato, il 9 ottobre, lo sciopero generale della categoria ottenendo un ottimo risultato sia in termini di adesione che di partecipazione alle manifestazioni.
La Fiom e la mozione alternativa
Qui sta il nocciolo della questione, da un lato ci sono accordi unitari che nei fatti fanno rientrare dalla finestra quello che la Cgil non ha firmato con l’accordo separato, dall’altro una categoria come la Fiom che non firma il contratto imposto da Federmeccanica e tenta di conquistarne uno nuovo.
Le ragioni su come schierarsi in questo congresso risiedono qui. La Fiom ha sicuramente i suoi limiti e non mancano certo gli esempi di incoerenza in diversi territori rispetto alla radicalità votata negli organismi nazionali. Dopo di che è indiscutibile che è l’unica categoria che il conflitto cerca di costruirlo e promuoverlo spesso in solitudine rispetto alla confederazione. Nel primo documento la vertenza dei metalmeccanici quasi non trova spazio, mentre pagine e pagine vengono dedicate a un modello di enti bilaterali più “giusto” e al sindacato dei servizi.
La Fiom è costretta a promuovere il conflitto in primo luogo perché i padroni sanno che se sfondano nei metalmeccanici poi è più facile sconfiggere qualsiasi altra resistenza e se la Cgil non metterà in campo un livello altrettanto adeguato di mobilitazione nel futuro sarà la sua stessa esistenza a essere messa in discussione.
Rinaldini punta al fronte più ampio possibile nel congresso per contrastare Epifani. Purtroppo questo è un errore perché se da un lato vi è la presenza di Cremaschi e la Rete 28 aprile, indiscutibilmente l’unica area che in questi anni ha sempre lavorato per un documento alternativo, dall’altro lato si è reclutato un fronte così eterogeneo e contradditorio che comprometterà le potenzialità di questa battaglia. Sicuramente si raccoglierà qualche punto percentuale in più ma il prezzo da pagare sarà molto alto. Abbiamo segretari di categorie come Podda, Moccia (Fisac), la segretaria nazionale Cgil Nicoletta Rocchi, ex segretari nazionali come Maulucci e Guzzonato, ex dirigenti di Lavoro società, tutta gente che fino a poco tempo fa ha condiviso molto di quello che la maggioranza della Cgil ha fatto, e alcuni nella specificità della propria categoria continuano a sostenerla.
Ci sono segretari ed ex segretari nazionali che sono stati tra i più convinti sostenitori di accordi come quello sul Welfare del 2007. Dirigenti come Podda hanno definito la piattaforma nazionale delle cooperative sociali unitariamente con Cisl e Uil recependo parte degli accordi separati; Scarpa della segreteria del commercio, la Filcams, è tra i sostenitori, con Cisl e Uil, della firma a quel contratto di categoria che a luglio un anno fa non era stato firmato e contro il quale erano stati convocati gli scioperi.
Sicuramente quindi una mozione alternativa che poco ha a che fare con le mozioni di opposizione organizzate in passato dalla sinistra sindacale, di cui oggi un pezzo importante sta con Epifani.
Un gruppo dirigente, quello del documento alternativo, del quale sarebbe ipocrita non dire che riunisce anche tanti dirigenti che vedendo preclusa la possibilità di migliorare la propria carriera in Cgil sono saltati sul carro alternativo.
Da qui le ripercussioni anche sulla qualità del documento proposto di cui non bisogna sottacere i limiti. Se da un lato si promuove il conflitto e un programma più radicale, tra una proposta e l’altra spuntano inquietanti posizioni come la cogestione delle aziende, piuttosto che proposte dall’intenso sapore di Partito democratico come le primarie per eleggere i dirigenti, proposta che dovrebbero quanto meno avere il coraggio di collaudare subito su di loro.
Il nostro congresso
Nel documento di Epifani si insiste molto sullo stato di accerchiamento in cui si trova la Cgil e sulla necessità di esaltare la confederalità.
L’assedio c’è eccome, non solo da parte del governo ma anche da Confindustria, che però nel documento della maggioranza non viene considerata la responsabile dei peggiori attacchi subiti in questi anni. Se Berlusconi, giustamente, viene bocciato senza appello, per Confindustria le porte sono sempre aperte, poco importa se sono proprio i padroni a sostenere e sollecitare i peggiori attacchi.
Il problema dell’accerchiamento non lo si risolverà certo così, anzi in tal modo si pregiudica ulteriormente il rapporto coi lavoratori.
La tanto sbandierata confederalità poi per i vertici della Cgil in questi anni ha significato sempre reprimere chi dissentiva da decisioni importanti, è il caso dell’accordo sul Welfare. Spesso agli accorati appelli alla confederalità coincidevano anche minacce di misure disciplinari a chi dissentiva.
Per noi confederalità significa che in una vertenza difficile, che sia una fabbrica o un contratto nazionale, tutta l’organizzazione, a prescindere dalle appartenenze, utilizza tutti gli strumenti a propria disposizione per vincere. Oggi avrebbe senso andare allo sciopero generale contro questo governo e in difesa dei metalmeccanici, ma di ciò non si vede quasi traccia.
Per noi la battaglia per la confederalità è la battaglia perché salti il tappo burocratico che impedisce a tanti delegati e lavoratori combattivi che ci sono in tutte le categorie di poter avere un sindacato adeguato alle proprie necessità. Una battaglia per una Cgil di classe, combattiva, che sappia in una situazione complessa come quella attuale, essere lo strumento per permettere ai lavoratori di risalire la china.
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