Il Ministero della Pubblica Istruzione ha spedito alla gran parte delle scuole la bozza provvisoria del regolamento di applicazione dell’Autonomia Scolastica.
E’ un documento incompleto. Nell’articolo 1 spiega che "l’autonomia è funzionale al raggiungimento degli obiettivi formativi (...) definiti a livello nazionale". Non si entra però nel merito di quali siano questi obiettivi! Così come non vi è nessun riferimento alla provenienza dei finanziamenti per la sperimentazione della stessa Autonomia Scolastica.
Secondo la bozza, ad esempio, l’autonomia è finalizzata "al miglioramento dell’offerta formativa, anche sotto il profilo dell’integrazione degli alunni con handicap". Al Ministero si son scordati che l’ultima Finanziaria ha tagliato il 30% degli insegnati di sostegno per gli studenti portatori di handicap. Nell’ art. 5 si dice che le scuole dovranno curare autonomamente "l’aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico". L’ultima direttiva per l’aggiornamento dei professori, però, è stata applicata con i "fondi aggiornamento" residui del ‘97 per mancanza di soldi. Ma soprattutto: come si pensa che una singola scuola disponga dei mezzi economici e materiali per aggiornare il proprio personale?
Vorremmo non commentare tanta ipocrisia ma il Ministero chiede che questo regolamento venga votato nei Comitati studenteschi e da tutti gli studenti dell’istituto, se possibile.
La bozza è naturalmente provvisoria e potrà essere stravolta dopo la votazione. L’intento è chiaro: dare una visione incompleta agli studenti di cosa sarà l’Autonomia e cercare un voto di consenso ai progetti ministeriali. Con questa votazione non viene chiesto agli studenti se sono favorevoli o contrari all’Autonomia Scolastica, ma se concordano con questo primo tentativo di applicarla. L’Autonomia, insomma, cerca consensi.
La scuola al servizio dei padroni
L’art. 4 della bozza spiega che "le scuole possono proporre pluralità di offerte, con possibilità di opzione da parte degli studenti e delle famiglie". E’ la riproposizione della concorrenza tra istituti. Le scuole offrono servizi, corsi ecc. differenti tra loro: non esisterà più un livello omogeneo di istruzione su tutto il territorio nazionale. Gli istituti che vogliono offrire un "alto profilo formativo" hanno più uscite e tasse d’accesso più alte. Lì i figli dei lavoratori non possono entrare.
Sorge una questione: di fronte alla diversificazione dell’offerta delle singole scuole, come sarà possibile comparare tra loro i diplomi finali? Due stessi Istituti Tecnici daranno formazioni molto differenti. Ogni scuola, infatti, stabilisce autonomamente "l’organizzazione, le modalità e i criteri di valutazione", e i curricolum finali degli studenti "possono essere arricchiti con le discipline e le attività aggiuntive facoltative".
E’ evidente che il valore del titolo di studio finale sarà legato al prestigio della scuola frequentata. Se frequento un liceo, conosciuto per l’alta offerta formativa, il mio diploma varrà più che lo stesso identico diploma di un altro liceo. E’ l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Gli studenti con meno soldi, che non possono entrare in scuole elitarie, fanno prima ad andare a lavorare, perchè il loro diploma sarebbe comunque carta straccia. Questo la bozza non lo dice, non c’è problema: lo aggiungiamo noi!
Berlinguer sostiene che gli imprenditori italiani non siano interessati a controllare la scuola pubblica. Può anche darsi, ma con i suoi progetti fa tutto per stimolarne l’appetito. L’Art. 7 spiega che "le istituzioni scolastiche possono aderire a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale anche per la realizzazione di specifici progetti." A queste convenzioni possono partecipare: le regioni, gli enti da esse delegati (anche enti privati), le scuole private, il privato sociale e altri soggetti pubblici e privati. Il singolo istituto può legarsi a chiunque in qualunque momento, per qualsiasi progetto. Può legarsi didatticamente, organizzativamente e finanziariamente.
Le scuole che vogliono legarsi ad un unico progetto (o meglio dipendono dallo stesso padrone) possono costituire una "rete di scuole". Nella rete possono entrare anche"istituzioni scolastiche non statali (...), università statali e private (...) enti o agenzie del territorio (...). Tali enti o agenzie possono avere un loro rappresentante nell’organo di amministrazione". I figli dei lavoratori rimangono fuori dalle scuole migliori, i padroni vi entrano come amministratori.
Una rete di scuole può scambiarsi temporaneamente i docenti. Questo permetterà di coprire più buchi con meno personale, di dover aggiornare meno professori. Senti qua quanto risparmio! I docenti, alla pari di noi studenti, non verranno risparmiati dall’Autonomia Scolastica.
Il documento del Ministero ci tiene a precisare i compiti che rimangono del Ministero e che non vengono delegati alle singole scuole. Il Ministero si occupa ancora del "reclutamento del personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario con rapporto di lavoro a tempo indeterminato". E per quanto riguarda il personale precario? Decideranno i provveditorati e le scuole. E’ la chiamata nominativa: i singoli presidi potranno assumere personale precario a proprio piacimento, scavalcando contratti e graduatorie nazionali. Assumere personale a tempo determinato sarà molto più conveniente. Le cattedre scoperte (circa 50.000 in tutta Italia) verranno coperte tempestivamente, a spese delle condizioni di lavoro del personale scolastico. Sarà il dilagare del precariato.
In materia di finanziamenti, cambiamenti della didattica, assunzione di personale precario "tutti i provvedimenti adottati dalle istuzioni scolastiche sono definitivi" senza alcun controllo da parte del Ministero. Se una scuola decide di legarsi alla Fiat, di studiare la teoria della creazione al posto del Darwinismo (già succede negli Usa) lo potrà fare senza alcun intralcio legale. Il documento è incompleto e provvisorio ma trasmette benissimo la filosofia di fondo: prego, la scuola è al servizio dei padroni.
Berlinguer non ha alcuna intenzione di garantire una scuola pubblica, di massa e di qualità per tutti indipentemente dalle proprie condizioni economiche. Questi progetti faranno sentire tutto il loro carattere reazionario sulla pelle degli studenti, preparando per il futuro mobilitazioni sempre più radicali. La bozza del Ministero nelle scuole ha ricevuto solo perplessità e diffidenza. Diffidenza che si trasformerà nei prossimi anni in rabbia. Per questo ti invitiamo a costruire e ad unirti ai Comitati in difesa della Scuola Pubblica (CSP) per fermare i progetti di privatizzazione ed essere forti e uniti nelle prossime lotte.