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Scritto da Giampietro Montanari.   

Accordo sui vettori:
un passo in avanti per i lavoratori?

 BOLOGNA - Alla Cesab, azienda metalmeccanica con più di 200 dipendenti, all’inizio di quest’anno si sono tenute delle assemblee di reparto per informare i lavoratori dell’inizio dell’esperimento dei "vettori", sancito nell’accordo aziendale di sei mesi fa.

Questa intesa dovrebbe funzionare da battistrada ed aprire una stagione contrattuale anche in altre grosse aziende del bolognese: la Calzoni, la Ducati Energia e la Ducati Motori.

Quindi i sindacati Fim, Fiom e Uilm stanno spendendo una certa dose di credibilità di fronte ai lavoratori perché questo progetto vada in porto.

Ma cosa sono i "vettori"?

Dopo ormai un ventennio che i lavoratori conoscono sacrifici, anche grazie alla politica economica vantaggiosa per le aziende portata avanti dai vertici sindacali, si sta cercando di riprendere un pò di quei profitti che i padroni hanno fin qui accumulato.

I dirigenti sindacali si stanno rendendo conto dell’insoddisfazione dei lavoratori rispetto al proprio salario e cercano degli strumenti per poterli migliorare.

Ma la via scelta non può essere considerate la più azzeccata. Quello che l’azienda chiede in cambio di questo riconoscimento, che consiste in un aumento salariale di 50mila lire, è che i lavoratori sappiano fare più mansioni. Vogliono una figura che sappia gestire in modo autonomo e professionale il proprio lavoro. Vogliono che i lavoratori siano in grado di garantire una estrema flessibilità nel poter essere cambiati di mansione. I "vettori" sono tre e vi si accede in sequenza quando vengono riconosciute, da una commissione composta dall’azienda e dal sindacato, le seguenti condizioni:

- capacità di svolgere la propria mansione

- capacità di svolgerne altre diverse dalla propria

- capacità di trasmettere la propria professionalità ad altri lavoratori

La discrezionalità nell’assegnare questi livelli e le condizioni poste saranno per l’azienda un ulteriore strumento di pressione e controllo sui lavoratori.

Questa strada porta alla divisione dei lavoratori che sarebbero messi in concorrenza tra loro oltre a permettere una estrema flessibilità da adattare alle esigenze produttive del momento.

Questo accordo riflette quella che è la linea concertativa dei sindacati che pone come parametri "produttività, qualità e redditività". Parametri alquanto svantaggiosi perché legano il salario all’andamento dell’azienda e del mercato: un giorno ti danno il premio di produzione, il giorno dopo la mobilità e il licenziamento, come è già avvenuto in tante aziende.

E’ necessario cambiare strada. Il sindacato deve essere uno strumento dei lavoratori che sappia difendere i salari senza concedere nuove forme di sfruttamento.

La risposta alla difesa dei salari non sta nell’individuare nuovi livelli ma nel riconquistare meccanismi come la scala mobile che oltre a difendere i salari sono uno strumento per unire i lavoratori.

 
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