Alle 8 di domenica 2 agosto tredici camionette di polizia e carabinieri hanno dato inizio al processo di smantellamento produttivo della Innse di Milano. Da tempo il proprietario della fabbrica, Genta, portava avanti una politica di vendita a pezzi dello stabilimento, arrivando alla vendita delle sette macchine principali a privati, tre delle quali a un'azienda di Vicenza che ha fornito i 40 operai che la polizia ha introdotto nello stabilimento.
Negli ultimi anni Genta ha accumulato molti debiti, tanto da arrivare all'attenzione del Tribunale di Milano che, attraverso una sentenza, ha accordato a Genta la possibilità di saldare parte dei propri debiti attraverso la vendita dei macchinari più importanti della fabbrica. Come scritto anche in precedenti articoli, l'Innse è una fabbrica che utilizza macchinari di estrema precisione, cosa che rende i suoi operai estremamente specializzati. Le macchine che Genta ha venduto all'industriale vicentino richiedono diversi giorni per essere smontate: la loro uscita dalla fabbrica ridurrebbe in modo decisivo la capacità produttiva della Innse rendendola chiusa nella pratica.
Le forze scese in campo per porre fine a questo straordinario esempio di resistenza operaia non sono più locali, ma fanno ormai riferimento al ministero degli Interni, che ha tutta l'intenzione di porre fine all'esistenza della Innse prima che arrivi l'autunno.
Quanto segue è un rapporto di quanto avvenuto in queste ore e del processo di mobilitazione in corso.
Domenica 2 agosto: dalle 8 alle 21
I carabinieri hanno scortato i quaranta operai all'interno dell'azienda poco prima delle 8 del mattino. Soltanto una settimana prima era stato approvato un ordine del giorno sia in Consiglio regionale che in quello provinciale in cui provincia e regione si impegnavano a trovare un acquirente privato che mantenesse la produzione lì. Il camper della Fiom è stato portato via con un carro attrezzi e gli operai fatti uscire dal presidio, ossia dal locale adiacente alla fabbrica che ospita anche le cucine. E' necessario ricordare che il presidio, seppur adiacente, è fisicamente staccato dalla fabbrica e non è proprietà di Genta: soltanto qualche ora dopo avremmo saputo dell'occupazione del presidio da parte dei carabinieri su ordine del Prefetto per motivi di “ordine generale”.
La reazione degli operai della Innse e degli attivisti che storicamente seguono questa lotta è stata quella di mobilitare il maggior numero di attivisti ancora presenti in città.
Fin dal principio la polizia ha negato la possibilità di fare introdurre in fabbrica una delegazione degli operai che potesse controllare chi fossero questi operai che stavano smontando le macchine, in quale modo lo stessero facendo e se autorizzati a farlo. Stesso diniego è stato dato alla richiesta di poter tornare ad avere accesso al presidio, rigorosamente protetto dagli scudi dei carabinieri.
Il dispiegamento di forze dell'ordine è stato notevole: chiuse tutte le entrate della fabbrica, chiusa via Rubattino, chiusa completamente anche l'uscita della Tangenziale con tutti gli agenti in tenuta antisommossa.
Verso le 13 un nucleo di attivisti e di operai ha improvvisato l'occupazione della Tangenziale che, per gli esigui rapporti di forza, si è trasformata nell'occupazione della rampa d'accesso, nonostante questo le forze dell'ordine, ancora una volta, hanno usato i manganelli. E' bene considerare che, durante la giornata di domenica, la presenza davanti ai cancelli della fabbrica ha oscillato da un minimo di 50 a un massimo di poco più di 100 persone. La cosa si è svolta senza particolari incidenti ma al termine ha posto la questione di quale strategia mettere in campo per affrontare la situazione.
Lungo il pomeriggio si è fatta strada la proposta di chiedere una tregua di 10 ore allo smontaggio dei macchinari durante i quali poter avviare una trattativa con la regione che dimostrasse la possibilità trovare un acquirente privato, compreso quell'acquirente bresciano che la regione Lombardia non giudica un acquirente credibile (la Ormis). Mentre si faceva strada la trattativa con i funzionari di Polizia perché instradassero la richiesta in questura sono cominciati ad affluire al presidio Maria Sciancati (segretaria provinciale Fiom), Giorgio Cremashi (segreteria nazionale Fiom) e Paolo Ferrero (segretario nazionale Prc).
Alla fine della giornata è stata ottenuta la tregua allo smontaggio con l'apertura di un tavolo per il lunedì mattina che avrebbe fatto il punto della situazione. La giornata si è conclusa con lo scontro verbale tra i lavoratori della Innse e i carabinieri per la tenuta notturna del presidio: la Questura non voleva gli operai di notte all'interno del presidio e gli operai stessi facevano notare che l'occupazione poliziesca del presidio e delle cucine era un atto simbolico che nulla aveva a che fare con lo smontaggio delle macchine ma solo con la volontà di colpire politicamente la lotta.
Alla fine, dopo una trattativa a quattro (Giudici, Cremaschi, Sciancati con la Prefettura) si è ottenuta la presenza operaia nel presidio durante la notte.
I carabinieri hanno mandato via gli operai alle 3,30 del mattino senza troppi complimenti.
Il tavolo di trattativa
Domenica sera la Fiom aveva sciolto il presidio fino all'indomani dichiarando che avrebbero fatto tornare Formigoni (Presidente regione Lombardia) sui propri passi. Formigoni aveva smentito l'odg approvato all'unanimità in Consiglio regionale dichiarando l'assenza di compratori credibili per la Innse. La “strategia” era quindi quella di aprire un tavolo con la regione per bloccare lo smontaggio delle macchine e prendere tempo fino alla fine di agosto.
Di fatto non c'è stata nessuna trattativa e Formigoni non si è presentato al Pirellone.
Dal punto di vista del tavolo di trattative la situazione è duplice: da una parte la Prefettura ha autorizzato lo smontaggio dei macchinari su ordinanza del giudice e questo permette alla polizia di “eseguire gli ordini” con la forza. Praticamente tutte le discussioni del lunedì mattina tra gli operai della Innse e i funzionari di polizia si arenavano rispetto al fatto che l’unica possibilità per fermare gli smontaggi fosse un intervento politico istituzionale. Dall’altra Genta ha accumulato una serie di debiti verso la Aedes, l’azienda di costruzioni proprietaria del terreno che ha avviato un processo di costruzioni residenziali su tutta l’area. La sentenza del giudice, che arriverà solo nel tardo pomeriggio di lunedì, sarà comunque inequivocabile: le controparti hanno a disposizione dieci giorni per trovare una soluzione ma non si possono sequestrare cautelativamente i macchinari da smontare per far fronte ai debiti di Genta nei confronti della Aedes.
Rimane quindi un’unica sentenza in esecuzione: quella che ordina lo smontaggio dei macchinari e la loro vendita per far fronte ai debiti del padrone della Innse.
La strategia della direzione della Fiom è quella di costringere la regione a riaprire la trattativa sulla base della possibilità che esista un compratore per la Innse.
Hanno organizzato un presidio con una delegazione di operai Innse per essere ricevuti da Formigoni: delegazione che però è stata rimbalzata da funzionario in funzionario fino all’essere ricevuta dall’assessore all’Istruzione perché “gli altri assessori sono tutti in ferie”. La realtà è ben diversa: la giunta Formigoni non vuole avere troppo la patata bollente per le mani e vuole scaricarla al suo reale committente, il Ministero dell’Interno.
Maroni vuole sconfiggere politicamente e fisicamente la lotta della Innse prima che arrivi l’autunno: l’obiettivo è quello di dare una dimostrazione di forza alle future lotte operaie e scardinare l’esempio della lotta della Innse.
Lunedì 3 agosto: dalle 9 alle 21.30
Tornati dall’infruttuosa trattativa in regione, verso le 13 la Sciancati e Cremaschi hanno tenuto una conferenza stampa davanti alla fabbrica in cui hanno denunciato il “G8 di via Rubattino” e la necessità di riaprire una trattativa con la regione “perché Formigoni deve prendersi le sue responsabilità”. Hanno spiegato come nel pomeriggio sarebbe arrivato Rinaldini e come, con le parole della Sciancati, “la lotta della Innse ci insegna che si può provare a resistere alle chiusure e ai licenziamenti”. Hanno dichiarato che ci saranno due ore di sciopero a livello nazionale (martedì 4 agosto dalle 15 alle 17) la continuazione del presidio perché, nelle parole di Cremaschi, “non possiamo impedire agli operai dentro di non smontare le macchine ma possiamo impedire di portarle fuori”. Cremaschi ha concluso dicendo che questa lotta deve essere un monito “per l’autunno che verrà”.
Alle 18.30 la delegazione della Fiom è stata ricevuta in Prefettura per l’ennesima trattiva infruttuosa, in quanto non è formalmente nei poteri del prefetto fermare la sentenza giudiziaria che permette lo smontaggio delle macchine.
Il presidio è stato riconvocato per il martedì mattina dove sembra che ci sarà una nuova trattativa.
La giornata si è conclusa con la convocazione da parte della Fiom di uno sciopero di due ore in tutte le aziende metalmeccaniche.
Il 4 agosto
La giornata del quattro agosto è stata segnata da un blitz di quattro operai e di un funzionario della Fiom che come atto estremo sono riusciti a sfuggire dalle maglie dello schieramento militare della questura e salire su una gru all'interno della fabbrica. Questo atto, che non è solo disperazione ma è soprattutto determinazione, ha definitivamente dato alla vertenza una rilevanza nazionale ed ha prodotto lo stop dello smontaggio delle macchine, una tregua di tre giorni e la riapertura del tavolo di trattative.
L'atto estremo degli operai è determinato in primo luogo dalla evidente debolezza mostrata dal sindacato nell'affrontare questa vertenza che dura ormai da oltre quattordici mesi.
Il ministero degli interni vuole chiudere la facenda prima che riaprano le fabbriche a settembre. La Innse continua a rappresentare un esempio troppo pericoloso per quelle centinaia di fabbriche che rischiano la chiusura. Sempre di piu la difesa della Innse aquisisce un significato decisivo per chi vuole opporsi ai licenziamenti di massa.
Per questo motivo facciamo appello a tutti di partecipare e sostenere la lotta degli operai dalla Innse.
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