Fiom e Funzione pubblica in mezzo al guado
Si è svolta a Milano il 15 maggio l’assemblea nazionale della Rete 28 aprile. Di fronte a una sala strapiena con circa 800 presenti da tutta Italia, il portavoce nazionale Giorgio Cremaschi ha formalizzato l’impegno della Rete 28 aprile a presentare al prossimo congresso della Cgil un documento alternativo a quello del segretario generale Epifani, facendo appello al segretario della Fiom Rinaldini, a quello della Funzione pubblica Podda e a Nicolosi, coordinatore di Lavoro Società, definirne assieme i contenuti.
L’annuncio di Cremaschi è arrivato alla fine di un’intensa relazione in cui è stato descritto il prezzo che i lavoratori stanno pagando a causa della crisi economica. La cassa integrazione, la mobilità, le fabbriche che chiudono, i precari che vengono lasciati a casa, la disoccupazione che cresce, le condizioni di lavoro che peggiorano, i morti sul lavoro.
Su questo si sono concentrati molti degli interventi di delegati e delegate, mettendo l’accento sulla forte contraddizione in cui si trova la Cgil. Non firma la controriforma del contratto nazionale di lavoro, ma poi non la contrasta; mobilita milioni di lavoratori il 4 aprile per poi rivendicare l’ennesimo tavolo di trattativa invece di aprire un percorso per unificare le lotte aperte nelle aziende e nelle categorie.
Nonostante la Cgil subisca i quotidiani attacchi dei suoi avversari, Epifani continua disperatamente a cercare punti di convergenza, promuovendo insieme a quei sindacati che quotidianamente firmano accordi separati alle sue spalle manifestazioni ipocritamente unitarie come il primo maggio, ricercando con le regioni accordi in deroga sugli ammortizzatori sociali, che sono in contraddizione con le rivendicazioni che ufficialmente la Cgil in più occasioni ha dichiarato di voler portare avanti contro l’insufficienza delle misure prese dal Governo sulla crisi. È addirittura ossessivo il tentativo di ritrovare l’unita con Cisl e Uil nei vari rinnovi contrattuali che si stanno aprendo, assumendo nei fatti quei contenuti rifiutati con l’accordo separato.
La posizione Podda e di Lavoro Società
Le risposte arrivate dei tre invitati d’eccezione non sono state altrettanto decise. Podda si è nascosto dietro un diplomatico “decideremo dopo aver letto quanto scriverà Epifani sul suo documento”, come se non fosse sufficiente quanto visto, letto e sentito in questi mesi. Il fatto è che Podda vuole prendere tempo per vedere come si distribuiranno le forze in campo nel congresso, e intanto firma accordi che fanno ulteriormente arretrare le condizioni dei lavoratori pubblici, ultimi in ordine cronologico i contratti appena chiusi nella sanità pubblica e negli enti locali.
Accordi che non sono condizionati dall’accordo separato perché scaduti da oltre un anno (si tratta dei rinnovi economici del 2008/2009), ma che rappresentano comunque un nuovo passo indietro per i lavoratori, aumenti irrisori e premi regionalizzati e legati alla produttività, come rivendicato da sempre dal ministro Brunetta.
Anche Nicolosi per Lavoro Società ha preso tempo, attardandosi nel suo intervento a voler convincere la platea che una sinistra sindacale può benissimo accomodarsi nella maggioranza con proprio perfetto agio. Il succo del suo discorso è stato che nei momenti difficili Lavoro Società non si è inchinata alla volontà di Epifani, come nel caso della manifestazione contro la precarietà del 4 novembre 2006, dove la Cgil aveva diffidato le aree a manifestare coi simboli dell’organizzazione per non urtare il governo Prodi. Oppure quando, con la Fiom e la Rete 28 aprile, nella primavera del 2008 votò nel direttivo nazionale contro la piattaforma unitaria Cgil, Cisl e Uil volta a riformare insieme ai padroni il contratto nazionale di lavoro.
Il punto centrale sul quale Nicolosi tace è che un conto è prendere posizioni distinte in alcune occasioni, tutt’altra cosa è proporre una pratica quotidiana di conflitto che provi a contrastare l’involuzione che la Cgil sta subendo. La piattaforma degli alimentaristi che nelle scorse settimane Cgil, Cisl e Uil hanno unitariamente elaborato, e che assume diversi punti dell’accordo separato, è condiviso pienamente anche dai dirigenti di Lavoro Società della categoria.
La Fiom di Rinaldini
L’intervento più atteso è stato quello di Rinaldini: perché la Fiom in questi anni è entrata spesso in conflitto con Epifani, perchè è la categoria che più si è mobilitata per impedire che la Cgil firmasse la controriforma contrattuale, perchè i metalmeccanici sono fra quelli che più da vicino vivono la crisi sulla loro pelle.
Anche Rinaldini ha ribadito che, essendo lui il segretario di una categoria e non il dirigente di un’area, prima vuol vedere cosa farà Epifani; ha poi però aggiunto che se le premesse sono quelle che si sono viste in questi mesi non si andrà da nessuna parte; di fatto è stato un riconoscimento implicito del fatto che potrebbe essere costretto a promuovere un documento alternativo come unico modo per contrastare la linea di maggioranza.
Per la Fiom si sta per aprire un’altra stagione difficile. Non solo perché la crisi morde in particolare l’industria metalmeccanica, ma anche perché si sta profilando un duro scontro sul rinnovo del contratto di categoria.
A dicembre scade il biennio salariale dei metalmeccanici. I padroni, sostenuti da Fim e Uilm, vogliono approfittare della crisi per strappare un nuovo contratto triennale peggiorativo da tutti i punti di vista. La Fiom invece a fine giugno nel Comitato centrale licenzierà una piattaforma slegata dall’accordo separato, una piattaforma esclusivamente sugli aumenti salariali.
Una battaglia da affrontare a viso aperto
È chiaro che se alla fine Rinaldini si schiererà per un documento alternativo il congresso della Cgil, di cui a settembre di si decideranno tempi e percorsi, prenderà una piega diversa da quello del 2006. Per molti lavoratori in questi anni la Fiom, fra mille contraddizioni, ha rappresentato l’ultimo baluardo contro la deriva a destra della Cgil, in particolare per le posizioni assunte rispetto al protocollo sul welfare del governo Prodi nel 2007 e alla controriforma del contratto nazionale nell’ultimo anno. Tutti però percepiscono come nelle condizioni attuali le prese di posizione generali fatichino più che mai a trovare un terreno di conflitto efficace, lasciando spesso spazio al crescere di una pratica mortale fatta di posizioni formalmente intransigenti sul piano generale che poi però non trovano applicazione pratica nelle vertenze e nella prassi sindacale quotidiana o, peggio ancora, vengono platealmente contraddette. A questa contraddizione, che oggi paralizza la Cgil, non è estranea la stessa Fiom per la quale anzi l’alternativa tra una nuova e complessa stagione di conflitto e una resa drammatica è ancora più stringente.
Il congresso che ci apprestiamo ad affrontare sarà un congresso tanto difficile quanto decisivo. Non abbiamo dubbi sul fatto che la maggioranza proverà a predisporre un regolamento tutto mirato a ridurre e marginalizzare l’opposizione. Avere dalla nostra la Fiom è un passo avanti se fin dai prossimi passaggi come il direttivo nazionale di luglio, che eleggerà le commissioni regolamento e politica, ci sarà una battaglia comune e determinata nel avere gli stessi diritti e opportunità indipendentemente da quale documento verrà sostenuto.
Quello del congresso sarà un passaggio centrale per ricostruire in Cgil una vera sinistra che si batta per un sindacato di classe e conflittuale. Avere una piattaforma rivendicativa e dei metodi di lotta da presentare ai lavoratori sarà decisivo. Troppo spesso molti funzionari sindacali e delegati si comportano solo ed esclusivamente come gestori di ammortizzatori sociali. Spazi per portare avanti una battaglia ci sono, per quello che ci riguarda questa partita la giocheremo fino in fondo e invitiamo tutti i lavoratori i delegati che condividono questo obbiettivo ad unirsi a noi.
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