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Abbiamo già affrontato in questa rivista la vertenza Safilo, fabbrica di occhiali con due stabilimenti in provincia di Udine, Martignacco e Precenicco, e della reazione coraggiosa dei lavoratori, assai poco disposti ad accettare con inerzia le decisioni dell’azienda.
Questa lotta oggi può fungere da esempio alle altre numerose aziende che in Friuli Venezia Giulia stanno attraversando una crisi occupazionale.
Il piano iniziale proposto dall’azienda prevedeva la chiusura dello stabilimento di Precenicco, 330 addetti circa, e la drastica riduzione della produzione a Martignacco con un ridimensionamento degli occupati da 630 a 160.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno immediatamente reagito predisponendo presidi permanenti di fronte alle sedi produttive, costringendo così la proprietà a sedersi al tavolo delle trattative con il sindacato.
L’esasperazione ha reso gli operai combattivi e disponibili ad intraprendere azioni di lotta radicali come il blocco delle principali strade di accesso agli stabilimenti. Tante energie disponibili purtroppo sono rimaste inutilizzate a causa della linea concertativa assunta fin da subito dalle tre sigle sindacali confederali. Le numerose richieste ad agire in maniera decisa per sottolineare la ferma intenzione dei lavoratori a difendere tutti i posti di lavoro sono state ignorate dai segretari di categoria.
A differenza di altre realtà in cui le organizzazioni sindacali, e in particolare la Cgil, sono state protagoniste nell’organizzare i lavoratori nelle lotte contro licenziamenti e delocalizzazioni, in questo caso hanno dato prova di quanto sia, fra i vertici, radicata una mentalità concertativa, che esclude a priori qualsiasi ipotesi di azioni di lotta radicali.
Le operaie e gli operai hanno comunque predisposto iniziative autonome al fine di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto alla loro situazione: il 2 giugno, Festa della Repubblica, hanno raggiunto il Sacrario di Redipuglia conquistandosi la possibilità di incontrare il Ministro Scajola e strappando la riapertura di un tavolo di contrattazione nazionale e in occasione del passaggio del Giro d’Italia sono intervenuti con il proprio striscione.
Se oggi si discute di aprire anche un tavolo regionale sulla crisi e di allargarlo a tutti i 90 sindaci della provincia di Udine è grazie alla costanza ed alla tenacia dimostrata dagli operai.
Rifondazione Comunista si è messa completamente a disposizione dei lavoratori in lotta, avanzando proposte per dare una prospettiva alla mobilitazione, la riduzione dell’orario a parità di salario, l’intervento della Regione a sostegno del reddito dei cassintegrati.
La crisi si è ormai estesa a tutti i settori produttivi ed è parso evidente come fosse necessario quindi cercare un collegamento con gli operai delle altre fabbriche della regione. Il 4 giugno presso lo stabilimento Safilo si è svolta un’assemblea a cui hanno partecipato le Rsu della Eaton di Monfalcone, in procinto di chiudere e rappresentanze della Eco-Luvata, azienda metalmeccanica i cui 600 dipendenti sono in cassa integrazione. Tale assemblea pone le basi per la costituzione di un coordinamento regionale dei lavoratori delle aziende in crisi, strumento necessario per affrontare una crisi che ha ormai un respiro generale.
L’autorganizzazione spontanea dei lavoratori è riuscita a colmare le lacune dei segretari di categoria delle organizzazioni sindacali, che hanno assunto un atteggiamento ostile e verticistico, ignorando le più elementari norme di democrazia sindacale. A questo si aggiunge un aggressivo attacco a Rifondazione Comunista, rea a parere della Cgil di Udine, di sobillare i lavoratori contro le proprie rappresentanze sindacali e di fare campagna elettorale. È risultato evidente che le organizzazioni sindacali non stanno facendo il proprio dovere in questa vicenda e di questo i lavoratori ne hanno preso atto, costituendosi in un comitato.
Rifondazione Comunista in questi mesi ha deciso di investire le proprie energie nei luoghi di lavoro e rivendica il diritto ad intervenire nelle fabbriche con le proprie proposte appoggiando tutte le manifestazioni convocate dalla Cgil.
La crisi sta avanzando a passi veloci, le fabbriche stanno chiudendo una dopo l’altra, è ora che il sindacato organizzi la rabbia operaia e ritorni ad essere uno strumento utile nelle mani dei lavoratori. In questa battaglia per riconquistare il sindacato i comunisti saranno in prima fila.
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