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Abbiamo intervistato Moreno Luxich, operaio Fincantieri Monfalcone, per farci raccontare dell’esito dell’assemblea nazionale dei delegati Rsu del gruppo, che si è tenuta il 3 giugno; Moreno fa parte della Rsu da otto anni, e negli ultimi due ha svolto il ruolo di coordinatore dei delegati Fiom del cantiere monfalconese. Lo abbiamo incontrato al presidio all’ingresso dello stabilimento, dove da mesi sventolano le bandiere della Fiom.
Qual è stato l’esito dell’assemblea nazionale dei delegati del gruppo?
Abbiamo innanzitutto ragionato sull’esito dello sciopero nazionale del 22 maggio; esso ha funzionato al di là delle nostre aspettative, e anche il successo del corteo di Trieste ha dimostrato che, dopo l’accordo separato siglato da Fim e Uilm con l’azienda, la vertenza non è affatto chiusa. In tutti gli stabilimenti l’adesione è stata massiccia, e proprio per questo andremo avanti: abbiamo approvato all’unanimità un pacchetto di otto ulteriori ore di sciopero da fare entro il 20 luglio. L’obiettivo è semplice: costringere l’azienda a riaprire il tavolo delle trattative, sia sul salario che sulle questioni della sicurezza. Queste ultime non sono affatto secondarie, e noi di Monfalcone lo sappiamo bene: solo nel corso del 2008 sono avvenuti due incidenti mortali. La proprietà non può rimanere girata dall’altra parte, né può pensare di decidere di sicurezza e salario senza la Fiom.
Su quali richieste intendete insistere?
In materia di sicurezza, abbiamo fatto una proposta molto chiara. In tutto lo stabilimento oggi esistono sei rappresentanti per la sicurezza eletti, ma i dipendenti sono solo una parte dei 2.500 che lavorano in cantiere, visto che le ditte appaltatrici mettono a disposizione centinaia di lavoratori. Bene, oltre a quei sei se ne eleggano degli altri: veri e propri rappresentanti di sito che si occupino pure dei lavori dati in appalto. L’azienda continua a dirsi disponibile solo a condizione che l’autonomia degli attuali Rls venga fortemente ridimensionata: non possiamo accettarlo. Quando la sicurezza non è garantita, la responsabilità è sempre dell’azienda: noi delegati lo ribadiamo sempre, ed è per questo che su queste questioni non accettiamo compromessi.
È rilevante il ricorso agli appalti esterni in cantiere?
Che quello degli appalti sia un problema vero lo dimostra una vicenda di questi giorni: abbiamo scoperto che una ditta croata non pagava da mesi i propri dipendenti. Ventidue operai costretti a lavorare in condizioni praticamente schiavili retribuiti in kune (la moneta croata), in spregio a tutte le normative. Si sono rifiutati di continuare a lavorare, e quando si sono rivolti a noi abbiamo scoperto che non avevano nemmeno i soldi per rientrare a casa: abbiamo dovuto fare una colletta per aiutarli.
Sono tanti i lavoratori stranieri utilizzati da Fincantieri?
Moltissimi, e non solo della ex Jugoslavia. Negli ultimi anni si è formata a Monfalcone una folta comunità bengalese, composta dalle famiglie di quanti hanno trovato lavoro in cantiere. La Fiom ha aperto uno sportello visto il gran numero di bengalesi che si rivolgono a noi: ora sono un pezzo di classe operaia pienamente integrato in città.
Li abbiamo visti in prima fila al corteo del 22 maggio! Quanta solidarietà avete riscontrato attorno alla vostra mobilitazione?
La Fiom ha dimostrato di non essere isolata, innanzitutto nei cantieri; sono tanti i lavoratori e i delegati delle altre sigle sindacali che sono venuti alle nostre assemblee e che hanno rifiutato di riconoscere l’accordo separato: ciononostante, Fim e Uilm non hanno voluto accettare il referendum. Noi, comunque, non abbiamo chiesto a quei lavoratori di iscriversi alla Fiom, ma abbiamo proposto che facciano di tutto per convincere i loro dirigenti a cambiare posizione.
Fuori dal cantiere sono state le forze della sinistra a schierarsi dalla nostra parte: non il Partito Democratico, i cui esponenti non si sono fatti sentire neanche in occasione della campagna elettorale. Evidentemente la loro vicinanza ai vertici di Cisl e Uil li ha messi in imbarazzo... L’abbiamo spiegato chiaramente anche a Ferrero e a Vendola: i cantieri non esistono solo in campagna elettorale! Le forze di sinistra dovranno riprendere ad ascoltare regolarmente i delegati: è solo in questo modo che potranno recuperare la capacità di rappresentare i lavoratori e di mettere in crisi la propaganda della destra.
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