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La rivoluzione come necessità
Ad aprile è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film su
Ernesto Che Guevara. La pellicola., divisa in due parti, è stata girata
da un regista americano, Steven Soderbergh. Complessivamente è un film
riuscito ed anche coraggioso, che dipinge la figura del rivoluzionario
argentino in maniera piuttosto credibile.
Anche il tema della violenza, sicuramente spinoso, viene trattato nella maniera giusta: violenza esercitata dai rivoluzionari come difesa dai soprusi e dal terrore praticato tutti i giorni dalla classe dominante. Ed avere al giorno d’oggi una pellicola che non colloca la rivoluzione e il comunismo nel libro degli orrori della storia è un fatto enormemente positivo.
Il film ha anche dei limiti. Non vogliamo entrare negli aspetti artistici, ma in quelli politici. Del Toro, che interpreta Guevara, e Soderbergh hanno voluto esaltare il ruolo del guerrigliero, ma facendolo hanno sottovalutato di spiegare il ruolo delle masse. Un ruolo fondamentale sia nella vittoria, come a Cuba, che nella tragica sconfitta. L’appoggio popolare fu decisivo per la vittoria del movimento 26 luglio e lo sciopero generale proclamato in contemporanea all’offensiva finale della guerriglia inflisse il colpo definitivo al regime di Batista. Quando si parla dell’assalto al treno nella battaglia di Santa Clara, nel film si esalta giustamente l’eroismo dei guerriglieri ma si omette il ruolo dei ferrovieri, che rivelarono al Che orari e composizione del treno. Insomma le masse appoggiano la rivoluzione ma sembrano spettatrici passive, cosa che non fu affatto.
In Bolivia fu l’isolamento dei guerriglieri rispetto alla popolazione uno dei fattori decisivi per la fine del Che. La scelta di una regione isolata come quella di Nancahuazú dove stabilire il campo di addestramento e l’aperto boicottaggio dei vertici del Partito comunista boliviano contribuirono al fallimento dell’impresa. La guerriglia, senza l’appoggio delle masse contadine e l’entrata in campo della classe lavoratrice nelle città non può vincere, questo ci insegna la storia.
Alcuni di questi elementi sono ripresi nel film ma non sono collegati fra di loro. La morte di Guevara sembra quasi un destino ineluttabile, quasi un “sacrificio laico” che i rivoluzionari devono pagare.
Noi invece crediamo che la sconfitta non sia inevitabile e vogliamo imparare dall’esempio delle rivoluzioni vittoriose e delle tante fallite per essere in grado di conquistare una società socialista.Il film “Che” può contribuire al fatto che tanti giovani si avvicinino allo studio della vita e delle opere di Guevara ed alla militanza per un mondo migliore. Se ci riuscirà, si potrà dire senza ombra di dubbio che sia stato un film non solo riuscito dal punto di vista artistico, ma anche utile.
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