Home arrow Donne e Rivoluzione arrow Bocciata la legge 40un primo passo per il movimento delle donne!
Prossime iniziative
Menu
Home
Festa Rossa 2009
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Economia
Teoria marxista
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Verso l'11 ottobre
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Nuovo opuscolo
docrosa_small
No alle mafie
mafia_capitalismo_small
Settimo congresso Prc
risulcongresso
Articoli correlati
4conf_gc_small
antifascismo_small
idm5_nuova_small
fm224_small
Bocciata la legge 40un primo passo per il movimento delle donne! Stampa E-mail
Scritto da Alice Mombrini   
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di parte della legge 40, che regola la Procreazione medicalmente assistita (Pma), rimettendo all’ordine del giorno una questione spesso travisata e strumentalizzata: i diritti della donna.


La bocciatura della consulta è andata a toccare proprio uno dei nodi più importanti della legge: l’unico, contemporaneo e obbligatorio impianto di tre embrioni, mettendo indirettamente in discussione la questione della conservazione. Le polemiche nate dopo la sentenza riportano a galla un dibattito dal sapore medievale: la Chiesa si batte per il mantenimento della legge così com’è, trovando nel panorama politico diverse stampelle pronte a reggere questa crociata. L’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre è arrivato persino a sostenere che in questo modo “la tutela dell’embrione sparirebbe e si darebbe piena espansione all’interesse della salute della donna” (fonte: il Manifesto).

Ancora una volta, come nel caso dell’aborto, ci troviamo di fronte ad un attacco ai diritti della donna in favore della tutela di un agglomerato di cellule - l’embrione - che può vivere solo all’interno del ventre materno e perciò non può essere considerato a sé.
Ancora una volta, come nel caso del testamento biologico, si vorrebbero imporre cure e trattamenti medici per legge senza tener conto del caso clinico.

Che l’imposizione sia un sondino per essere nutriti artificialmente o l’impianto di tre embrioni per riuscire ad avere una gravidanza, poco importa. L’intento che muove chi legifera è sempre il medesimo: oscurare il progresso scientifico in nome di un fantomatico diritto alla vita.

Ma di quale diritto alla vita stiamo parlando? Lo stesso governo Berlusconi e tutta la classe imprenditoriale che rappresenta non si fanno scrupoli ad approvare leggi nefaste sul piano del lavoro, andando a colpire la vita di milioni di persone, così come in molte fabbriche e cantieri il diritto alla vita viene accantonato in nome del profitto, a scapito della salute di chi ci lavora.
Lo stesso dicasi per il Pd, le cui divisioni interne non ci meravigliano ricordando che la legge 40 è stata approvata anche grazie ai voti dell’allora Margherita, confluita poi nei Democratici. Evidentemente per questi signori il diritto alla vita non conta quando si tratta di infortuni e morti sul lavoro o delle popolazioni dei paesi arretrati se rappresentano fonte di guadagno e sfruttamento.
Il diritto alla vita non è valso nemmeno all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli, quando una donna, dopo aver partorito, è stata tenuta lontana dal suo bambino per oltre dieci giorni solamente perché aveva il permesso di soggiorno scaduto. Anche per questo dobbiamo ringraziare il governo Berlusconi e il tentativo di trasformare i medici in spie al servizio di campagne razziste.
Come comunisti salutiamo positivamente la sentenza della Corte Costituzionale sulla Pma: un primo passo per scalfire la crociata ideologica di Chiesa e poteri forti.

Siamo però coscienti che questo non basta. La lotta delle donne non si può limitare al piano istituzionale ma dev’essere in campo aperto, a fianco di chi vuole cambiare radicalmente questa società. Noi dobbiamo essere le prime a portare in piazza le rivendicazioni sui nostri diritti e a ricercare un’unità all’interno della classe lavoratrice su questi temi. Solamente così potremo minare alle fondamenta questo sistema economico e l’ideologia che ne deriva, per costruire sulle sue macerie una società dove uomini e donne saranno veramente liberi.

8 aprile 2009

 


 
< Prec.   Pros. >