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La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di parte della
legge 40, che regola la Procreazione medicalmente assistita (Pma),
rimettendo all’ordine del giorno una questione spesso travisata e
strumentalizzata: i diritti della donna.
La bocciatura della consulta è andata a toccare proprio uno dei nodi più importanti della legge: l’unico, contemporaneo e obbligatorio impianto di tre embrioni, mettendo indirettamente in discussione la questione della conservazione. Le polemiche nate dopo la sentenza riportano a galla un dibattito dal sapore medievale: la Chiesa si batte per il mantenimento della legge così com’è, trovando nel panorama politico diverse stampelle pronte a reggere questa crociata. L’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre è arrivato persino a sostenere che in questo modo “la tutela dell’embrione sparirebbe e si darebbe piena espansione all’interesse della salute della donna” (fonte: il Manifesto).
Ancora una volta, come nel caso dell’aborto, ci troviamo di fronte ad un attacco ai diritti della donna in favore della tutela di un agglomerato di cellule - l’embrione - che può vivere solo all’interno del ventre materno e perciò non può essere considerato a sé.
Ancora una volta, come nel caso del testamento biologico, si vorrebbero imporre cure e trattamenti medici per legge senza tener conto del caso clinico.
Che l’imposizione sia un sondino per essere nutriti artificialmente o l’impianto di tre embrioni per riuscire ad avere una gravidanza, poco importa. L’intento che muove chi legifera è sempre il medesimo: oscurare il progresso scientifico in nome di un fantomatico diritto alla vita.
Ma di quale diritto alla vita stiamo parlando? Lo stesso governo Berlusconi e tutta la classe imprenditoriale che rappresenta non si fanno scrupoli ad approvare leggi nefaste sul piano del lavoro, andando a colpire la vita di milioni di persone, così come in molte fabbriche e cantieri il diritto alla vita viene accantonato in nome del profitto, a scapito della salute di chi ci lavora.
Lo stesso dicasi per il Pd, le cui divisioni interne non ci meravigliano ricordando che la legge 40 è stata approvata anche grazie ai voti dell’allora Margherita, confluita poi nei Democratici. Evidentemente per questi signori il diritto alla vita non conta quando si tratta di infortuni e morti sul lavoro o delle popolazioni dei paesi arretrati se rappresentano fonte di guadagno e sfruttamento.
Il diritto alla vita non è valso nemmeno all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli, quando una donna, dopo aver partorito, è stata tenuta lontana dal suo bambino per oltre dieci giorni solamente perché aveva il permesso di soggiorno scaduto. Anche per questo dobbiamo ringraziare il governo Berlusconi e il tentativo di trasformare i medici in spie al servizio di campagne razziste.
Come comunisti salutiamo positivamente la sentenza della Corte Costituzionale sulla Pma: un primo passo per scalfire la crociata ideologica di Chiesa e poteri forti.
Siamo però coscienti che questo non basta. La lotta delle donne non si può limitare al piano istituzionale ma dev’essere in campo aperto, a fianco di chi vuole cambiare radicalmente questa società. Noi dobbiamo essere le prime a portare in piazza le rivendicazioni sui nostri diritti e a ricercare un’unità all’interno della classe lavoratrice su questi temi. Solamente così potremo minare alle fondamenta questo sistema economico e l’ideologia che ne deriva, per costruire sulle sue macerie una società dove uomini e donne saranno veramente liberi.
8 aprile 2009
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