Home arrow Giovani in lotta arrow Corrispondenze Studentesche arrow ROMA - Studenti aggrediti selvaggiamente
Prossime iniziative
Menu
Home
Festa Rossa 2009
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Economia
Teoria marxista
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Verso l'11 ottobre
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
La questione femminile
4° conferenza Gc
Settimo congresso Prc
risulcongresso
Articoli correlati
piega_pomigliano
fm228_small
ROMA - Studenti aggrediti selvaggiamente Stampa E-mail
Scritto da Alessio Vittori   

 

La Cgil ritiri la firma dal protocollo che attacca il diritto di manifestare

Il 18 Marzo scorso alcune centinaia di studenti universitari dei collettivi de La Sapienza di Roma, che avevano deciso di raggiungere in corteo il presidio della Flc, in occasione dell’ultimo sciopero generale della scuola e dell’università, sono stati rinchiusi dentro l’università e caricati da polizia e guardia di finanza.


L’episodio è accaduto 8 giorni dopo la ratifica del protocollo che ‘regolamenta’ i cortei nel centro storico di Roma, firmato dal prefetto di Roma, il sindaco Alemanno, i principali partiti, salvo Prc e Pdci, e dai sindacati ad eccezione di quelli di base. Anche se il legame tra il protocollo e le cariche de La Sapienza è stato rifiutato sdegnatamente dalle istituzioni che l’hanno promosso, c’è un chiaro collegamento sul piano politico e simbolico, particolarmente per i segnali che si è voluto mandare. A Roma erano già diversi mesi che gli studenti erano stati presi di mira da questura e prefettura, particolarmente per le decine di cortei che si sono succeduti durante le mobilitazioni contro la Gelmini.

Quello firmato il 10 Marzo in prefettura a Roma è un accordo che, con una sperimentazione di sei mesi, individua 6 percorsi prestabiliti per i cortei e 6 piazze per i sit-in. Si potrà manifestare solo nei siti che vengono individuati e non si potrà chiedere lo stesso percorso o la stessa piazza per più di una volta nello stesso mese.

La necessità di arrivare a questo protocollo è stata rappresentata come un’esigenza di mobilità, per evitare le ripercussioni sul traffico di Roma, già congestionato di per sé. Tralasciando che dipingere il problema del traffico a Roma come dipendente dai cortei fa ridere di per sé, la realtà è che le zone di Roma storicamente percorse dai cortei erano già quasi tutte a traffico limitato oppure riservate ai mezzi pubblici.

La verità è che il protocollo rappresenta un giro di vite nella gestione dell’ordine pubblico. Lo stesso prefetto Pecoraro, che ha tenuto a battesimo l’accordo, è stato chiamato da Alemanno a sostituire il precedente prefetto di Roma, giudicato ‘eccessivamente permissivista’, proprio per dare una stretta repressiva, particolarmente sul fronte dell’esecuzione degli sfratti che a Roma saranno decine di migliaia nel prossimo futuro (e 600mila in tutta Italia), come conseguenza delle difficoltà a pagare mutui e affitti, determinato dalla crisi economica.

Protocollo sui cortei e cariche all’università si inseriscono perfettamente nel clima di repressione che si respira a Roma come in tutte le altre città. Clima nel quale i fascisti come sempre fanno la loro parte, sia quando aggrediscono attivisti dei collettivi universitari come successo all’università di Roma 3, sia quando agiscono con delle vere e proprie provocazioni, con presìdi o cortei nel centro di Bergamo o al Politecnico di Torino, come accaduto negli ultimi mesi. Fatti che hanno come comune denominatore l’atteggiamento delle forze dell’ordine, che sono intervenute, quando l’hanno fatto, solo per caricare attivisti di sinistra che cercavano di impedire lo svolgimento di queste manifestazioni neo-fasciste.

In piazza a Roma, il 18 Marzo, il segretario della Cgil di Roma e Lazio Di Berardino, che ha apposto la sua firma in calce al protocollo, appena venuto a conoscenza delle cariche all’università, ha provato ad alzare i toni del suo intervento dal palco e ha detto di aver firmato un accordo che regolamentava i cortei ma non li vietava. Di Berardino sapeva benissimo cosa stava firmando e ora se la Cgil vuole opporsi in maniera credibile alla macelleria del governo Berlusconi sul terreno dei diritti sociali e costituzionali, deve ritirare la firma dal protocollo sulle mobilitazioni.

La Rete 28 Aprile ha iniziato una raccolta di firme per chiedere il ritiro della firma dal protocollo. Occorre portare questa campagna in tutti i posti di lavoro unendola ad una seria mobilitazione contro l’accordo separato sulla contrattazione del 22 gennaio.

I progetti di Berlusconi e della Confindustria, oltrechè con le manifestazioni oceaniche, si battono così, con un lavoro capillare fabbrica per fabbrica, quartiere per quartiere.

8 aprile 2009


 
< Prec.   Pros. >