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Ricostruire a Napoli il partito delle lotte Stampa E-mail
Scritto da Vittorio Saldutti*   

L’avvicinarsi delle elezioni provinciali ha definitivamente chiarito quale sia il reale pomo della discordia all’interno del Prc napoletano.

Dopo due mesi di intenso confronto negli organismi dirigenti si è palesata in modo chiaro ed inequivocabile la situazione interna del partito: la votazione per l’elezione del nuovo segretario finisce con 43 voti favorevoli, 43 voti contrari ed un astenuto, autentica rappresentazione numerica della spaccatura verticale negli organismi. L’esito non poteva che essere l’invio da Roma di un commissario. La suddetta votazione é avvenuta in presenza di un deliberato della segreteria nazionale che invitava, per non cristallizzare ulteriormente la spaccatura, a non procedere con il voto ed è stata, invece, fortemente voluta da una parte dei compagni, per la verità non tutti sempre così solleciti nella costruzione del partito. Oltre alla cronaca però interessa capire quali fossero le posizioni in campo, ed appunto in questo caso le elezioni provinciali sono un utile elemento di distinzione.

 

Il compagno candidato segretario era Franco Nappo, dell’area Essere Comunisti, che dopo la bocciatura ha presentato un documento che chiarisse la sua posizione politica. Tale posizione, che rispecchia quella prevalente negli ultimi anni, si caratterizza per una moderata critica al sistema di potere bassoliniano condita dalla proposta di rilanciare l’alleanza regionale con un accordo di fine legislatura (manca un anno alle elezioni regionali) e di riqualificare l’accordo con il Pd per quel che riguarda le elezioni provinciali. A benedire questo programma di accordi, che si sarebbe dovuto coronare con la partecipazione del Prc alle primarie per la provincia, buona parte del gruppo istituzionale, con in testa l’assessore regionale al lavoro Gabriele ed il capogruppo Nocera, a cui vanno aggiunti i due consiglieri comunali del partito.

Tutto nella norma, dunque, se non fosse che i fatti hanno la testa dura e negarli, alle volte, non serve a nulla. I fatti ci parlano di un Pd in crisi profonda a Napoli più che altrove, dove pure non è messo benissimo, con delle primarie comunemente definite primarie-flop sui giornali per la ridottissima partecipazione che le ha caratterizzate e Bassolino che non riesce a fare di meglio che vantarsi dell’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra, fiancheggiando la vergognosa campagna messa in campo dal governo sfruttando la suddetta inaugurazione.

Questi fatti metà del partito ha voluto guardarli e ha deciso di proporre qualcosa di diverso: la discontinuità, a partire proprio dalle prossime elezioni, ma non solo. Il primo punto su cui ricostruire il partito non può che essere l’alterità al bassolinismo andando contro il Pd alle prossime elezioni provinciali e praticando una critica generalizzata alla gestione, catastrofica da ogni punto di vista, della regione.

Tuttavia appare chiaro che la scelta di rompere con il Pd non è sufficiente a rilanciare un partito in crisi di credibilità, logorato da una lunga gestione consociativa del potere, troppo spesso distante dai luoghi del conflitto per provare a mettere le pezze nelle stanze del potere. Per rimettere in piedi il partito è necessario tornare a radicarlo nella società, in particolare nei luoghi del conflitto, come è stato fatto alla Fiat di Pomigliano, ma anche in altre situazioni, dove i compagni hanno condotto lotte importanti e dure come all’Atitech e tra gli operatori sociali, spesso senza il sostegno del partito. Il radicamento sociale del partito passa necessariamente attraverso i circoli di lavoro e la loro capacità di costruire iniziativa politica. Da qui devono venire anche i candidati per le prossime amministrative ed europee, dalle lotte operaie e studentesche, dalle vertenze ambientali come quella contro la colata di cemento a Bagnoli, dai territori, in particolare quelli disagiati, dalle migliori esperienze di lotta. In questo modo le elezioni possono diventare un momento di rilancio politico del partito, non quindi elezioni utili solo a eleggere qualche consigliere ma una tappa per il reinsediamento sociale per partito. Per questo rilancio ci siamo impegnati e ci continueremo ad impegnare, mettendoci a disposizione di tutti compagni nella costruzione di vertenze per un partito che sappia rigenerarsi nella lotta di classe. A Napoli e in Campania c’è un disperato bisogno di questo partito.

 

8 aprile 2009

* Comitato politico federale Prc Napoli

 
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