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Scritto da Jacopo Renda, Giuseppe Letizia   

Dallo sciopero generale campano una nuova stagione di lotte

 Lo sciopero generale campano di venerdì 20 marzo, rappresenta un primo momento di mobilitazione dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati di fronte al peggioramento delle condizioni materiali di vita e di lavoro.

Ottantamila a Napoli, ventimila a Caserta, quindicimila a Salerno: le cifre di adesione ai principali cortei sono lo specchio evidente di come la rabbia dei lavoratori stia crescendo. Proprio a partire da questo disagio, che è arrivato al culmine nel mese di febbraio con l’incendio di due autobus al termine di una manifestazione di Lsu napoletani, i dirigenti sindacali regionali si sono visti costretti a convocare lo sciopero generale. Sebbene i vertici sindacali non abbiano convocato assemblee di fabbrica per discutere la piattaforma, ai cortei erano presenti numerosi striscioni delle Rsu e l’adesione allo sciopero è stata massiccia. Questo dato indica come tra i lavoratori stia crescendo il malcontento per le condizioni di lavoro, anche in vista dei nuovi "patti d’area" che interessano la zona Torrese-Stabieno. Questo nonostante i vertici sindacali si ostinino a pensare che lo sviluppo del mezzogiorno possa avvenire attraverso la riduzione del costo del lavoro, sotto forma di sottosalari e flessibilità. Per la prima volta da tempo i lavoratori socialmente utili e i disoccupati hanno partecipato al corteo e proprio da questi spezzoni si sono levati gli slogan più combattivi tanto che a Caserta hanno contestato Larizza ed a Napoli la polizia ha impedito agli Lsu ed ai disoccupati di arrivare in piazza Municipio dove si stava svolgendo il comizio di D’Antoni. È compito di ogni attivista fare in modo che le mobilitazioni di questi giorni superino i particolarismi e trovino uno sbocco in una piattaforma che unifichi i lavoratori, gli Lsu e i disoccupati a partire dalla difesa dei posti di lavoro per arrivare alla riduzione dell’orario a parità di salario e di ritmi per creare nuova occupazione, fino ad arrivare al salario garantito contro il lavoro nero. Per fare questo non bisogna sottovalutare, come spesso è stato fatto, l’importanza che ha la ripresa delle mobilitazioni, che indipendentemente dai limiti della piattaforma con cui vengono convocate, sono oggettivamente un primo passo in direzione di una nuova ondata di lotta di classe che investirà il mezzogiorno.

 

 
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