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Le ronde della follia razzista Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Savino   
venerd́ 06 marzo 2009

Il mese di febbraio ha visto una crescita del clima razzista verso gli immigrati, con un aumento di violenze xenofobe, giustificate da governo e mass-media borghesi come risposta agli stupri commessi dagli stranieri, e con il varo del pacchetto sicurezza e dei nuovi Cie (Centri di identificazione ed espulsione).

Il governo Berlusconi continua ad agitare, in compagnia di fascisti e leghisti, lo spettro dell’immigrazione clandestina per provare a distrarre le masse dalla feroce crisi economica che sta distruggendo il tenore di vita dei lavoratori, siano essi italiani o migranti, e agisce su due piani: uno è il piano legislativo, con leggi sempre più restrittive e discriminatorie, l’altro è il piano delle aggressioni, che con l’istituzione delle “ronde” vengono addirittura legittimate.

Il pacchetto sicurezza e i Cie

I riflettori puntati sugli stupri commessi dagli immigrati sono serviti ad alimentare un clima di tensione e di paura che può essere solo creata attraverso una campagna di propaganda xenofoba e a senso unico. La violenza non ha passaporto, e l’equazione immigrato uguale stupratore è da respingere come provocatoria e infamante. Si dovrebbe invece parlare delle condizioni in cui vivono gli immigrati in Italia, ammassati in decine in piccoli monolocali, se non in vere e proprie baraccopoli (come capita a Roma e nelle campagne del Mezzogiorno), con lavori svolti in condizioni di asservimento e brutalità nei campi e sui cantieri, dove in caso di incidenti si abbandonano i lavoratori sul ciglio della strada, come è successo la scorsa estate nel mantovano, e succede per ogni ferito sui cantieri delle città italiane.

Nel pacchetto sicurezza è stato incluso l’obbligo per il personale sanitario di denunciare i clandestini a cui vengono prestate cure e assistenza negli ospedali, venendo meno a ogni tipo di umanità nei confronti di chi sta male, e di fatto incentivando il ricorso a strutture private dove poter rischiare la vita: se una donna clandestina vorrà abortire, si rivolgerà a qualche mammana o a un ospedale dove rischia di essere denunciata e trasferita in un Cie?

I Centri di identificazione e espulsione (Cie) sono una versione riaggiornata e peggiorata dei vecchi Cpt, con 4.300 posti e da insediare vicino a reparti mobili della polizia e lontani dai centri abitati, per evitare che sia possibile una nuova Lampedusa. Questi centri verranno costruiti in provincia di Caserta, a Chieti, Falconara e nei pressi di Verona, in località ancora sconosciute (trapelano voci, come quella di insediare il Cie a Caserta, nelle ex caserme delle forze alleate, una baraccopoli piena d’amianto e a 30 minuti dall’aeroporto di Capodichino) e del demanio militare, facendo somigliare questi centri a vere e proprie galere.


Le ronde, squadracce istituzionalizzate


Le prime ronde sono state organizzate dalla Lega Nord e da Alleanza Nazionale a metà anni novanta, ma soltanto da qualche anno sono al centro del dibattito, e sono ben viste anche da molti amministratori del Partito Democratico (basti ricordare la benedizione data ad esse da Cofferati a Bologna e da Penati a Milano). Di fatto, si vuole legalizzare ciò che, sotto la copertura dei passamontagna e della “reazione popolare”, da qualche tempo organizza Forza Nuova e la Fiamma Tricolore a Roma e nel Lazio: rappresaglie contro migranti, siano essi rumeni, bengalesi o maghrebini, incendi di negozi, intimidazioni di varia natura.

All’interno del cosiddetto decreto anti-stupri, si prevede che soltanto ex agenti di polizia, e membri delle forze armate, possano far parte delle ronde, chiamandosi “volontari per la sicurezza”. A parte l’assonnanza con la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale del Ventennio fascista, i compiti di queste pattuglie non sono ben chiari, visto che saranno d’ausilio alle forze dell’ordine, ma disarmati, grazie a un emendamento di un Pd la cui opposizione è riuscita a essere a dir poco trasparente, forse perchè i loro sindaci, come De Luca a Salerno, si dicono disposti ad accogliere i Cie e a organizzare le ronde.

Contro la deriva xenofoba del governo Berlusconi, c’è bisogno di organizzare la solidarietà e l’unità di classe tra gli sfruttati: il 30% della forza lavoro in Italia è composta da migranti, che lavorano nelle stesse condizioni dei loro compagni di lavoro italiani, ma rischiando oltre alla perdita del posto di lavoro, l’espulsione (il permesso di soggiorno è legato al lavoro).

Per disinnescare la bomba ad orologeria avviata dalla borghesia italiana per dividere gli sfruttati in una guerra tra poveri e per animare una vera e propria caccia al migrante, dobbiamo rivendicare la parità di diritti, lottare contro il pacchetto sicurezza e le ronde, fare in modo che Rifondazione Comunista e i sindacati uniscano i proletari su un programma in difesa del lavoro e dei diritti civili, combattendo le condizioni di brutalità che permettono gli stupri, e portando la difesa dei diritti dei migranti all’interno delle battaglie politiche e sindacali di questa primavera, provando a sconfiggere il governo nelle piazze.

 
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