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Ripartiamo dalle lotte! Stampa E-mail
Scritto da Samira Giulitti   

Ripartiamo dalle lotte!

 Nel settembre del ‘96 nel suo primo incontro a Milano con gli studenti, il Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer si era mostrato più che spavaldo: "non temo la pantera, quest’assemblea ha un accento diverso". L’illusione del Ministro era quella di poter controllare e calmare il movimento studentesco tramite un’attenta politica di concertazione. Ha concesso uno "Statuto dei diritti degli studenti" fantasma. Le belle parole sulla carta non costano niente. Ha creato a livello provinciale delle Consulte degli studenti: organi consultivi totalmente burocratizzati perché funzionassero da camera di compensazione a livello locale degli attriti tra studenti e provveditori.

Nel campo della scuola questo Governo ha adottato la politica dei piccoli passi. Ha fatto passare di giorno in giorno piccoli provvedimenti che preparano la strada alla totale privatizzazione della scuola. Piccoli provvedimenti che, presi singolarmente non venivano interpretati dagli studenti come misure peggiorative delle proprie condizioni di studio ma che, sommati in una visione complessiva, sono la morte della scuola pubblica.

Eppure quasi tutte le regioni italiane sono state scosse da mobilitazioni studentesche. La concertazione ha fallito. Con una rapida svolta a 180 gradi, il Ministro si prepara ad usare una nuova tattica: lo scontro frontale con il movimento. Se le lotte non si possono impedire con delle concessioni strumentali, allora vanno calunniate e schiacciate.

In questo senso vanno tutte le ultime dichiarazioni di Berlinguer: Alla consulta degli studenti di Milano ha spiegato: "capisco che a novembre ci sia una stanchezza fisiologica degli studenti. Inseriremo una settimana di vacanza a novembre. In questo modo le autogestioni non avranno più senso (...) Le lotte studentesche sono portate avanti da una minoranza che schiaccia la volontà del resto degli studenti".

Dalla concertazione alla provocazione, quindi. Su questa via il Ministro prepara soltanto delle mobilitazioni ancora più forti e decise. Tanto pazientemente gli studenti hanno atteso i risultati di questo Governo, tanto veemente mente vi si scaglieranno contro con la lotta. Questa è musica del futuro.

 

Per i figli degli operai non c’è nessuna promozione facile!

 

A conferma della sua nuova "indole", il Ministro si è scagliato "contro le promozioni facili". E’ un chiaro tentativo di spaventare gli studenti. "Basta con le promozioni facili (...) non sono accettabili debiti formativi degli studenti in 4 o 5 materie o con lacune profonde (...) si potranno tollerare risultati non soddisfacenti per un paio di materie. Sarà bocciato chi va male in tre materie" (dal Corriere della Sera del 17 febbraio 1998).

Le promozioni facili per i figli dei ceti meno abbienti non sono mai esistite.

Con queste dichiarazioni Berlinguer conferma, cinicamente, la volontà di creare una scuola dove vi sia un’alta selezione scolastica. Negli ultimi due anni le bocciature sono aumentate del 6%.

"Nel 1994 il ministro della Pubblica Istruzione Francesco D’Onofrio cancellò gli esami di riparazione istituendo al loro posto i corsi di recupero. I docenti si trovarono in grave difficoltà (...). La maggior parte scelse di promuovere, tant’è che la percentuale dei respinti fu in linea con gli anni precedenti (12,1%). L’anno successivo, una volta sperimentati i corsi di recupero, i bocciati salirono al 14%" (dal Sole 24 Ore del 15/9/’97). Quest anno la percentuale dei respinti è stata del 18%.

I corsi di recupero erano l’unico strumento pubblico e gratuito con cui gli studenti potevano recuperare le proprie lacune. Non hanno mai funzionato. Il motivo è piuttosto chiaro: mancanza di finanziamenti. "Il periodo dei corsi di recupero va considerato normale attività didattica. Tali attività non danno quindi titolo a compensi perché rientranti nell’ambito dell’orario di servizio" (dalla circolare ministeriale sui corsi di recupero ‘95-’96).

Questi corsi sono stati visti dai docenti come straordinario mal pagato. Invece di provvedere con gli adeguati finanziamenti, Berlinguer ha abolito le attività di recupero. Naturalmente lasciando alle scuole dell’ "Autonomia" la possibilità di fare comunque dei corsi di recupero autofinanziandosi. Alcuni istituti hanno perciò introdotto corsi a pagamento. La scuola, che dovrebbe evitare le lacune di uno studente, vi lucra sopra facendogli pagare le attività di recupero.

Attualmente, quindi, per uno studente che non possa permettersi delle costose ripetizioni private, non vi è nessuna via per rimettersi in pari con gli studi. I bocciati aumenteranno, anche se il Ministro non spedirà, come ha promesso, un fax ai presidi in cui si prega di respingere gli studenti che "vanno male in tre materie". Per un figlio di operaio, in classi di 30 alunni, senza recupero e con ritmi di studio in continuo aumento non vi è nessuna promozione facile. In compenso abbiamo la conferma degli obiettivi di Berlinguer: costruire una scuola di élite, la scuola dei padroni.

 

Armiamoci di un programma!

 

 La destra, a cui ora si è accodato Berlinguer, ha sempre avuto l’interesse a dare una visione distorta del movimento studentesco. Una visione di "un gruppo minoritario di studenti, ignoranti, senza alcuna voglia di studiare che trascinano nel caos la maggioranza innocente degli studenti". Non è casuale. Vi è un interesse preciso a screditare le vere ragioni della lotta studentesca di fronte alla società. I lavoratori hanno tutto l’interesse a difendere insieme agli studenti una scuola decente e gratuita per i propri figli. Gli studenti hanno tutto l’interesse a difendere insieme ai lavoratori le condizioni di lavoro attuali che un giorno erediteranno. Che potenza avrebbe un fronte unito degli studenti e dei lavoratori in difesa dello stato sociale. Questo, d’altra parte, è il fronte che ci sforziamo di creare come "Comitati in difesa della scuola pubblica".

Dal ‘93 gli studenti sono stati sempre forti. Se ogni anno avvengono autogestioni e manifestazioni, non è perché, come studenti, non abbiamo niente da fare. Ma è perché ogni anno peggiorano le nostre condizioni di studio. E nessun Ministro è ancora riuscito a vincere le nostre resistenze. L’ultimo fallimento è stato quello della "concertazione di Berlinguer".

Le nostre lotte hanno ricevuto concessioni. Purtroppo concessioni solo di carattere temporale. La Iervolino non fu in grado di far passare l’Autonomia Scolastica, idem per D’Onofrio e Lombardi. Infine Berlinguer vi è riuscito, rimandando però l’applicazione dell’Autonomia al 2001. Perché le forze che abbiamo messo in campo, con manifestazioni di massa, non sono state seguite da risultati equivalenti?

Abbiamo bisogno di sorpassare la spontaneità del movimento dandoci una maggiore organizzazione con cui concretizzare gli sforzi delle lotte. Un’organizzazione non burocratizzata, ma democratica e basata su un programma discusso nelle scuole. Un programma che parta dai problemi quotidiani che vivono gli studenti (mancanza di strutture, di docenti, di corsi di recupero adeguati, aumento delle bocciature, caro libri ecc. ecc.) per spiegare la necessità di combattere il nostro nemico, l’Autonomia Scolastica.

Ci arrivano rapporti studenteschi da nuovi Comitati di studenti da sempre più zone a livello nazionale. Zone del Paese che non erano state coinvolte dalle proteste in passato, ora si iniziano ad organizzare. Come ‘Comitato in difesa della Scuola Pubblica’ (CSP) ci stiamo impegnando perciò ad un compito più che necessario.

E’ pronta la bozza del 2° documento del CSP. Questa bozza è disponibile per ogni studente che la richieda. Sarà possibile discuterla nei propri collettivi o Comitati per emendarla ed approvarla a livello locale. Tra aprile e maggio, sarà possibile avere un incontro nazionale di collettivi e CSP a livello nazionale, tramite cui dar vita, sulla base della discussione del programma, ad un "Coordinamento nazionale di Comitati e collettivi in difesa della scuola pubblica". Perché la lotta riprenderà, compagni, e noi dobbiamo essere sempre più preparati.

 
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