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Polydata (Milano) Stampa E-mail
Scritto da Francesca Interlandi (Rsu Polydata)   

Polydata (Milano)
Per un sindacato più combattivo!

I lettori conoscono la difficile situazione in cui si sono venuti a trovare i lavoratori della Polydata Software (servizio di segreteria telefonica) dopo che il padrone aveva chiuso l’azienda senza nessun preavviso, per riaprirla in un altro luogo con nuovi lavoratori più ricattabili.

I lavoratori avevano buone possibilità di essere reintegrati sul posto di lavoro. Se ciò non è avvenuto non è colpa loro, ma del seguito insufficiente che il sindacato ha dato a questa vertenza. L’avvocato, anche se professionalmente capace, solo dopo le forti pressioni dei lavoratori ha accettato di coinvolgerli nella gestione della vertenza.

Non si è mai voluto aprire una franca discussione coi lavoratori su come coinvolgere i delegati Cgil della Telecom, per avere più informazioni su dove era stato spostato il centralino.

Questo avrebbe aiutato i lavoratori a trovare la determinazione per occuparlo, rivendicando il proprio diritto al lavoro.

A metà dicembre il giudice ha condannato l’azienda a reintegrare i lavoratori a Milano (annullando i trasferimenti ad Ancona) con effetto immediato. Ma l’azienda non l’ha fatto e il sindacato, malgrado le continue richieste della Rsu, non ha fatto un esposto, perché "stava cercando di organizzare un incontro con la controparte". Nell’incontro, c’è stato un ulteriore affronto per i lavoratori, che si sono sentiti offrire 50 milioni da dividere in 20. Se fosse partito l’esposto, avrebbero avuto un maggior potere contrattuale.

Da novembre l’azienda non paga gli stipendi, da più di tre mesi ci ha buttato per strada e noi ci dovremmo fare degli scrupoli o peggio pensare che un’azione di forza avrebbe potuto compromettere le trattative? Tutti i lavoratori possono imparare da quest’esperienza. C’è un filo diretto che collega i cedimenti di questi anni sulle questioni generali come i contratti nazionali o gli accordi sullo Stato sociale e la gestione di "piccole" vertenze come la nostra. È la concertazione, l’illusione che sia sempre possibile un compromesso accettabile per tutti, azienda e lavoratori.

Con dei dirigenti sindacali più preoccupati di non spaventare i padroni che di difendere i lavoratori, perderemo sempre. Ancora con più forza dobbiamo continuare la lotta nel sindacato perché sia una reale espressione degli interessi di chi lavora!

 

 
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