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Maserati: un primo bilancio della lotta Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Violante (operaio Maserati - Direttivo Fiom di Modena)   
 Alla mobilitazione contro il licenziamento dei precari,
l’azienda risponde licenziando un delegato!
 
L'inasprimento del conflitto sociale, sviluppatosi attraverso le lotte dei lavoratori Maserati (sopratutto nell'ultimo periodo prima delle amare festività natalizie), ha dato importanti quanto imprevedibili risultati, in quanto a determinazione e capacità di mantenere unito il fronte tra lavoratori precari e a tempo indeterminato, come reazione spontanea agli atteggiamenti di estrema arroganza e repressione da parte della Dirigenza Fiat.
Il fastidio e la rabbia che i lavoratori avevano accumulato erano ormai diventati una bomba ad orologeria, sentendosi ora scaricati dai loro ormai ex-padroni, dopo anni di sfruttamento e di ricatti.

La chiusura dell'azienda, espressasi nel non voler aprire nessun confronto sindacale per una soluzione positiva della vertenza (che riguardava la scadenza dei contratti interinali) ha trovato il suo approdo più conseguente in una soluzione di matrice repressiva e antisindacale: ad Eugenio Scognamiglio, RSU FIOM nonché  compagno di Rifondazione e della Rete 28 aprile, viene comminato un provvedimento ingiustificato, di sospensione cautelare, in pieno svolgimento della vertenza. Dopo ben cinque giorni, l' azienda comunicherà il suo effettivo licenziamento!

E cosi, l'unica risposta data dall'azienda era quella di un licenziamento politico, una rappresaglia antisindacale come vendetta del danno patito per i precedenti scioperi. La reazione dei lavoratori, di fronte a tale atteggiamento, è stata quella di bloccare di nuovo le linee di montaggio, improntando subito cortei interni, dando poi un assaggio della protesta a tutti i reparti della fabbrica, monitorati costantemente, secondo "giustizia", dalla nostra tanto amata Digos.

Tutto questo è la dimostrazione della reale volontà delle grandi imprese, e della Fiat in particolare, su come debbono essere affrontati i problemi dell'occupazione: Montezemolo e compagnia intendono portarsi avanti col lavoro rispetto ai 600mila disoccupati annunciati da Confindustria, con le casse integrazioni già programmate, aggiungendo i licenziamenti dei precari, licenziamenti politici stile anni '50.

Il caso Maserati è un segnale chiaro di come la Fiat stia facendo una enorme speculazione finanziaria in questo momento di crisi generale del paese; la Macerati infatti non è in crisi!

Per questi motivi l'unica risposta da dare a questi scriteriati, era quello dello sciopero ad oltranza! Per cinque giorni consecutivi, l'azienda ha visto il proprio territorio sotto il controllo della determinazione che i lavoratori hanno saputo mettere nelle lotte. Negli ultimi due giorni (prima delle festività natalizie) si è deciso, strategicamente, di interrompere l' ondata di scioperi, in virtù del fatto che potessero rientrare al lavoro solo pochissimi lavoratori, la maggior parte dei quali, hanno preferito cedere alla rilassante tentazione della assenza per malattia (retribuita dall'azienda, naturalmente!). Al nostro rientro, lo scenario che si presentava davanti ai nostri occhi era quello di un'azienda fantasma; l'orrore delle vite precarie di quei lavoratori aveva lasciato in modo indelebile le tracce del loro passaggio, tanto che emergeva la problematicità della mancanza della loro forza- lavoro necessaria a "tirare" avanti una fabbrica come la Maserati. Dalle 50 unità di vetture pianificate in un giorno, la produzione è calata fino ad appena 10 vetture. Era un'altra chiara "mazzata" sui denti.

I padroni speravano che almeno negli ultimi due giorni non si fosse scioperato, in quanto avrebbero dovuto chiudere l’anno in base ai numeri di vetture già predefiniti e invece...(!!!).

Il rientro dalle festività sarà sicuramente difficile. Credevamo che le nostre lotte potessero funzionare come una gran cassa di risonanza (dato anche l'effetto mediatico) per chi aveva nell'immediato i nostri stessi problemi, con la possibilità all' orizzonte dell'estensione del conflitto ad altre fabbriche: la Ferrari aveva a che fare, in quello stesso periodo, con la scadenza dei contratti di ben 130  lavoratori in somministrazione. L'azienda della "formula uno" (Fiat), ha pensato di giocare bene le sue carte, rinnovando di due mesi il contratto ai lavoratori senza battere ciglio.

Questa scelta era legata al fine di evitare altri conflitti. Il conflitto doveva spegnersi, assolutamente vietato gettare altra benzina sul fuoco!!!

Tutto ciò, comunque, va interpretato come una vittoria che i lavoratori della Maserati hanno saputo cogliere. Davano sfogo ai loro commenti sottolineando che la loro lotta era servita perché altri lavoratori  beneficiassero dei rinnovi dei contratti: "abbiamo lottato, solo perché ad altri, di un'altra fabbrica, venisse dato ciò che noi chiedevamo sin dall'inizio, ma va bene anche così, almeno tutto questo è servito a qualcosa!". Sì, è proprio così. Queste sono le amare vittorie con le quali talvolta bisogna fare i conti, ma che sono pur sempre segnali di vittoria che parlano di voglia di alzare la testa e di aver avuto il coraggio di farlo. Ed è questo che ha fatto Eugenio che, con la sua temerarietà e la sua passione sindacale, ha rotto gli argini di un luogo comune, fatto di ipocrisia, di latente obbedienza alla voce del padrone e del più gratuito qualunquismo a buon mercato. Ha pagato con il suo licenziamento, ed è chiaro che tutti quelli come lui impegnati in prima linea, sono i primi a "beccarsi" le botte in faccia. È partita, in suo sostegno, una grande campagna di solidarietà; la FIOM sta svolgendo degnamente il proprio ruolo in merito, anche perché l'eventualità di fare passi indietro (neanche a dirlo) non converrebbe a nessuno.

Ciò che si è imparato da queste lotte, è che mali sociali come la precarietà si possono combattere ed eliminare, forse sarà un viaggio molto lungo, ma vale la pena di tentare. Una lotta non può avere inizio senza un fine, ma credo che il processo attraverso il quale un conflitto si sviluppa, snocciola significanti ed importanti passaggi intermedi, fatti di conquiste inimmaginabili: la solidarietà, l' unità e la forza che nasce da e tra i lavoratori. I lavoratori, attraverso le loro battaglie, hanno avuto modo di chiedere con veemenza di tornare a guardare i problemi reali della gente in carne ed ossa, a chiedere a quella politica, sopratutto quella di sinistra, di non essere più la politica vissuta come l’"ars combinatoria" tra sigle, etichette e costituenti della malora dei palazzi. Chiedevano di essere guardati in faccia con i loro problemi di affitto, mantenimento di figli e rate della macchina da pagare, senza la quale non potevano raggiungere il proprio posto di lavoro. Per fare questo bisogna partire da loro.

Deve essere fatto ordine nella sfera "dell'aticipità’. Qualcuno a sinistra giustificava la flessibilità come necessaria al ciclo economico o alle stagionalità. Si è dimostrato che la flessibilità serve soltanto a far risparmiare l’impresa e a creare un esercito di riserva in progressivo aumento, utile a tenere bassi il costo del lavoro e le rivendicazioni salariali. Dunque, se vogliamo veramente ripartire dai lavoratori, dobbiamo iniziare a dire a gran voce: tutte le leggi riguardo la precarietà, vanno abolite!

5 gennaio 2009

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