Grande é stata la felicità dei lavoratori alla notizia che il pretore di Milano "provvisoriamente" mi reintegrava al posto di lavoro non riconoscendo all’azienda l’applicazione corretta delle procedure di licenziamento.
Il 12 febbraio sotto gli occhi nervosi e pieni di ira dei dirigenti aziendali capannelli di lavoratori mi esprimevano la loro soddisfazione, ma anche la loro rabbia nei confronti di un’azienda sorda alle rivendicazioni dei lavoratori.
Molti lavoratori rompendo la "pace" imposta dalla sconfitta sono venuti direttamente nel mio ufficio a chiedere sul mio reintegro, sulle mie mansioni, e soprattutto ... ad esprimere la loro soddisfazione perché una piccola vittoria era stata ottenuta.
Rientrando nel mio ufficioso avuto come un brivido lungo la schiena nel vedere le scrivanie vuote dei colleghi che sono stati mandati via e sui loro tavoli tanto lavoro arretrato,mentre i pochi lavoratori rimasti sono costretti a svolgere più mansioni e a ritmi prima inusuali.
Eravamo in 30 ognuno con le proprie idee, con le proprie convinzioni, alcuni molto solidali altri molto taciturni oggi siamo in 8 e questo fa molta rabbia.
La direzione più volte affermava che il lavoro sarebbe finito, che la tecnologia ce lo avrebbe tolto, quello che vedo oggi é che il lavoro é tanto e le persone corrono, sono aumentati i ritmi di lavoro... Hanno più volte giurato che il loro scopo era quello di rendere meno traumatica possibile questa ristmtturazione e alla fine, orgogliosi, hanno sbandierato i dati: le persone licenziate a Milano sono state 19 anziché 82.
Quello che non hanno mai detto é che circa 80 persone se ne sono andati via dalla disperazione con delle buonuscite miserevoli perché stanchi di vedersi togliere il lavoro e stanchi delle pressioni psicologiche. La cosa che fa più rabbia é che nel momento in cui costringevano alcuni lavoratori a lasciare l’azienda , hanno assunto circa 30 persone nelle filiali lombarde, guarda caso tutte partime e a tempo determinato.
Abbiamo prodotto un documento frutto di un’analisi e discussione della Rsu su tutta la vicenda pensando che sia un utile strumento di confronto con altre realtà su :
- come siamo riusciti a costruire una presenza sindacale forte in un settore debole quale il trasporto merci.
- Il rapporto con le strutture sindacali, apparato poco flessibile che il più delle volte é rimasto a guardare ed altre volte ha inibito il movimento di lotta dei lavoratori .
- Come abbiamo lottato contro l’arroganza padronale, in questo caso una multinazionale.
- Come abbiamo formato un coordinamento internazionale dei delegati.
- Come abbiamo cercato di legare la nostra lotta ad una categoria di lavoratori "autonomi"i padroncini - autisti- con un potere contrattuale molto debole.
La ripresa dell’attività sindacale dopo la sconfitta ha reso più chiaro il nostro prossimo ed immediato obbiettivo:
1. dimostrare perché i licenziamenti erano ingiustificati, discriminatori e soprattutto immotivati rivendicare dunque il reintegro dei lavoratori licenziati 2.riprendere il nostro collegamento con i lavoratori
"autonomi" estendendo il terrore anche nelle cooperative considerate da tutti un altro mondo
3. continuare a mantenere i nostri collegamenti con i delegati di altre nazioni,cosa che ha subito una parziale battuta d’arresto a causa della mancanza di fondi. Per questo abbiamo messo in piedi una campagna di raccolta organizzando concerti di gruppi musicali a noi vicini - Franziska e Racine - per far conoscere la nostra lotta e la lotta dei lavoratori Ups nel mondo.
P. S. se volete organizzare assemblee, concerti,discussioni o iniziative di ogni genere contattateci al numero 0338-6760379.
La Rsu UPS può mettere a disposizione di chiunque ne faccia richiesta materiale nazionale, internazionale oltre che di un video sulla nostra lotta.