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Grecia - Rivolta di massa contro il terrorismo della polizia Stampa E-mail
Scritto da Stamatis Karayannopoulos, redazione di Marxistiki Foni   

L’assassinio da parte della polizia di uno studente 15enne ha scatenato una rivolta gigantesca in tutta la Grecia che, partita nella giornata del 6 dicembre, non accenna ad attenuarsi.

L’omicidio di Alexandros Grigoropulos ha svelato il vero ruolo delle forze dell’ordine nella società capitalista. Sparare ad altezza d’uomo è la maniera moderna e “democratica” con cui un agente di polizia ha risposto a slogan anti-polizieschi che stava scandendo contro di lui un piccolo gruppo di liceali completamente disarmati.

Questa brutale aggressione fascista da parte della polizia ha ricordato a tutti gli atti criminali commessi dalle forze di polizia greche nel passato, negli anni neri della dittatura dei colonnelli (1967-1974), ma è anche servita a riportare all’attenzione di tanti le innumerevoli azioni brutali compiute dalla polizia greca lungo questi ultimi quattro anni di governo di destra. È stato il detonatore che ha fatto esplodere una rabbia che covava da tempo nello società greca.

Immediatamente quella stessa notte migliaia di giovani sono scesi in piazza in modo spontaneo in tutta Atene, a Salonicco e nelle altre città della Grecia per manifestare la loro rabbia, scontrandosi con la polizia per tutta la notte fino alla mattina all’alba.

Lunedì 8 dicembre abbiamo assistito ad un fenomeno mai visto in Grecia dall’insurrezione contro i nazisti del dicembre 1944. In tutte le principali città le stazioni di polizia sono state attaccate da studenti medi e da giovani (si calcola almeno 40mila a livello nazionale). Ad Atene, Salonicco, Patrasso, Larissa, Corfu, Komotini ed in molte altre città in giro per il Paese l’attacco degli studenti, usando piccole  pietre, pomodori e yogurt(!), ha ridotto all’impotenza le forze di polizia – dotate di armi pesanti  e ben equipaggiate – all’interno delle stazioni. Senza alcuna paura migliaia di adolescenti hanno ingaggiato una lotta eroica contro la brutalità della polizia.

Il governo di Karamanlis aveva  chiuso le scuole per un giorno in nome del “lutto per il giovane studente”. In realtà quello a cui puntava era impedire che gli studenti occupassero le scuole. Lunedì  notte il governo si è riunito a porte chiuse e come riportato dai media alcuni ministri sono arrivati a proporre di utilizzare l’esercito per mantenere “l’ordine pubblico”!

Il governo ha poi fatto sapere di aver respinto questi suggerimenti ed insiste sulla “strada democratica”, mentre nel frattempo Karamanlis ha avviato una serie di discussioni con i partiti politici d’opposizione allo scopo di creare un fronte comune di “unità nazionale”. In una situazione come quella attuale, infatti, passare alla linea dura da parte del governo non farebbe altro che rafforzare il movimento.

Un elemento importante da sottolineare è che mercoledì scorso, prima dell’assassinio, la Confederazione Greca dei Sindacati dei Lavoratori nei settori pubblico e privato (Gsee e Adedy) aveva già indetto uno sciopero generale contro la crisi e la minaccia della disoccupazione che incombe sulla classe operaia greca. Questo sciopero è il decimo da quando Nd è al potere, ma stavolta tuttavia non ha avuto un carattere rituale, e ha fornito invece ulteriore forza al movimento, che non si fermerà così facilmente. Infatti lo sciopero del 10 dicembre è stato molto più grande di quello dello scorso 21 ottobre, con 40mila persone in piazza ad Atene.

 Il governo greco ha cercato di calmare la gente promettendo una “punizione esemplare” nei confronti del poliziotto implicato nella sparatoria, ma il clima nella società è tale che promesse di questo genere hanno solo un effetto molto limitato. Gli ultimi sondaggi mostrano che Nd è di 6 o 7 punti sotto il Pasok, mentre le intenzioni di voto per il Kke e Syriza (la coalizione elettorale guidata dal Synaspimos), superano il 20%, facendo arrivare il voto combinato dei partiti operai sopra il 60% nei sondaggi d’opinione. Sono presenti tutti i fattori per la caduta del governo in un futuro molto prossimo. Le dimissioni di Karamanlis sono invocate anche da Papandreu, leader del Pasok e dalla direzione dei sindacati.

Ma oltre a questa giusta rivendicazione, manca un programma chiaro ed un coordinamento da parte dei vertici sindacali e dei dirigenti dei partiti di sinistra. Mentre i vertici sindacali offrono solo solidarietà a parole, i dirigenti del Pasok rendono chiaro che non sono parte del movimento studentesco in atto.

Il Synaspismos (una scissione dal Kke nel decennio scorso, con una linea politica simile a quella bertinottiana, ndt) cerca di investire nel movimento, ma senza fornirgli un orientamento politico e senza differenziarsi dai gruppi autonomi ed anarchici e dai loro metodi controproducenti. Tuttavia, l’atteggiamento della direzione del Kke è molto peggiore e del tutto inaccettabile. Ha fomentato uno scontro pubblico con il Synaspismos, accusandolo di essere alleato di “elementi sottoproletari e fiancheggiatori stato”. Allo stesso tempo agisce in maniera settaria nei confronti del movimento, convocando cortei separati, come ad esempio nello sciopero generale di mercoledì 10, dove il fronte sindacale del Kke, Pame, ha convocato un presidio separato da quello ufficiale, con la partecipazione di 8mila lavoratori.

I marxisti sostengono totalmente il grande movimento contro il terrorismo poliziesco e vi partecipano attivamente, ma spiegano anche che l’uccisione del giovane Alexandros non è stata un incidente, bensì l’espressione della natura reazionaria dello Stato borghese e dell’attuale governo di Nd. Il terrorismo di Stato, per la classe dominante, è un’arma necessaria in sostegno al sistema capitalista. La violenza poliziesca è la sorella gemella della povertà, dello sfruttamento e delle privatizzazioni. Bruciare macchine e negozi come “metodo di lotta” ha l’effetto opposto a quello desiderato: questi metodi forniscono alle forze dell’ordine la scusa che stanno cercando per presentarsi come “difensori della proprietà”; aiutano a deviare l’attenzione dalle responsabilità della polizia e a criminalizzare l’intero movimento giovanile.

La brutalità poliziesca è un metodo della lotta di classe fatta dai padroni contro chi lavora. La classe dominante organizza la sua violenza di classe contro la classe operaia e i giovani ed è perciò che dobbiamo reagire: l’intero movimento operaio deve essere mobilitato usando a sua volta i metodi della lotta di classe. Se le organizzazioni di massa della classe operaia non mobiliteranno tutte le loro forze, in maniera decisa, contro il governo, commetteranno il gravissimo errore di lasciare lo spazio libero nelle mani degli anarchici e dei gruppi estremisti che insistono nei loro metodi miopi ed avventuristi. Quello che manca è una direzione con una prospettiva politica chiara, una prospettiva autenticamente socialista che metta fine all’attuale sistema che è la causa della crescente povertà e allo stesso tempo – alla crescente violenza di Stato.

La Tendenza marxista greca sta intervenendo nel movimento portando avanti rivendicazioni che corrispondono ai bisogni del movimento. C’è un vuoto a sinistra e quello che è necessario è un chiaro orientamento per il movimento operaio e le avanguardie giovanili in Grecia.  Siamo a favore di un fronte unito dei partiti di sinistra, insieme ai sindacati ed alle organizzazioni giovanili, il cui obiettivo deve essere di far cadere questo odiato governo reazionario e sostituirlo con un governo autenticamente operaio basato su un programma che prevede l’espropriazione della classe capitalista. Questa è l’unica risposta seria agli attuali metodi brutali che sta usando la classe dominante greca.

 
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