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Brasile e Cile
Nel corso del mese di ottobre si sono tenute elezioni amministrative importanti in Cile ed in Brasile. In ambedue i paesi i partiti della destra hanno conseguito risultati significativi, che è necessario analizzare in dettaglio.
Cile
In Cile l’opposizione “Alleanza per il Cile” conquista la maggior parte dei sindaci nelle grandi città: da Santiago a Valparaiso, da Concepcion a Vina del Mar. Se Santiago vota a destra dal 2000, così non è per le altre città.
Complessivamente le liste proposte dai partiti che appoggiano il governo scendono dal 44,8% del 2004 al 38,8% attuale. La “presidenta” Bachelet paga il programma moderato portato avanti dal suo governo, un’alleanza tra il partito socialista e altre forze borghesi come la Democrazia cristiana. Tagli all’istruzione pubblica hanno visto infatti proteste studentesche importanti negli scorsi anni, ed anche i lavoratori hanno fatto sentire la propria voce contro le politiche di austerità del governo. Subito dopo le elezioni, da più parti si invoca un rimpasto governativo ma il ministro dell’Interno cileno, Edmundo Perez, esclude che il partito comunista possa entrare nell’esecutivo. Partito comunista che non è affatto indisponibile ad alleanze con la “Concertacion Democratica”, visto che al secondo turno delle amministrative ha appoggiato tutti i suoi candidati. Malgrado la disponibilità dei dirigenti comunisti, si preannuncia un ulteriore spostamento al centro.
Brasile
Per molti versi ancora più significativa la tornata elettorale in Brasile. Qui la direzione del Pt parla di vittoria, poiché, spesso in coalizione con i suoi alleati di governo, ha ottenuto 548 sindaci (33% in più che nel 2004) e 4.166 consiglieri (il 13% in più), mentre la destra perde sia sindaci che consiglieri in termini assoluti. Nella cintura industriale di San paolo il Pt avanza, mentre la destra che vi dominava da oltre vent’anni passa da 27 a 19 sindaci.
Tuttavia, se guardiamo più attentamente il voto, il risultato complessivo evidenzia più ombre che luci per il partito di Lula. Nel 2004 alle elezioni per i consiglieri comunali, il Pt raggiungeva il 10,7%, mentre oggi arriva al 10,3%. Risultato simile nelle elezioni per la carica di sindaco: il Pt passa dal 17,2 al 16,6%.
Il dato più significativo è tuttavia la sconfitta in tutte le principali città del paese. A San Paolo, la più grnde città del Sudamerica, è stato riconfermato il sindaco conservatore Gilberto Kassab. A Rio de Janiero Dilma Roussef, una delle possibili candidate per il Pt alle presidenziali del 2010, non ce l’ha fatta, sconfitta dal candidato dei partiti di centro, Eduardo Paes. Il Pt perde i sindaci anche di Porto Alegre e di Bahia.
È difficile quindi definire queste elezioni come una successo per Lula. Il giudizio di milioni di brasiliani pare molto più critico. Si rafforzano i partiti di opposizione e soprattutto i suoi alleati di governo, come il Pmdb, che si è comportato in modo spregiudicato in queste elezioni. In città importanti, come Porto Alegre o Salvador de Bahia, si è presentato contro i candidati del Pt, prevalendo spesso su quest’ultimo. Nelle piccole e media città la popolarità di Lula può bastare ad assicurare la vittoria, ma nei grandi centri, dove la militanza tradizionale del Pt è più forte e dove la concentrazione operaia lo è altrettanto, il Pt perde voti, a causa dell’insoddisfazione per le politiche governative.
L’allargamento dell’alleanza governativa non paga quindi, ma Lula sembra non curarsene, visto che in oltre 2.000 comuni l’alleanza elettorale è stata estesa al Psdb ed al Dem, due partiti che si collocano all’opposizione nel parlamento nazionale.
Il Brasile può godere di una crescita dell’economia significativa, il Pil aumenta ancora del 5% nei primi nove mesi dell’anno nonostante la crisi mondiale.
In questi sei anni di governo, molto si è fatto per aiutare i settori più poveri ed emarginati della popolazione, ma allo stesso tempo i profitti non sono stati toccati. Il settore della società che ha perso maggiormente è la classe lavoratrice, soprattutto attraverso la controriforma della previdenza sociale che causò nel 2003-2004 un’ondata di scioperi. Anche nelle campagne i latifondisti continuano a spadroneggiare e la riforma agraria ha fatto pochissimi passi in avanti. Il Movimento Sem Terra (Mst) ha dovuto contrapporsi più volte alle politiche moderate del governo Lula, sviluppando occupazioni di terre, costantemente represse dalla polizia federale. La polizia federale è anche intervenuta pesantemente per interrompere l’esperienza delle fabbriche occupate, come Cipla ed Interfibra, lo scorso anno. Un attacco criminale alle lotte dei lavoratori di cui abbiamo parlato più volte su questo giornale. I principali promotori del movimento delle fabbriche occupate in Brasile sono stati i compagni della tendenza marxista nel Pt, Esquerda marxista.
L’intervento dei marxisti
In questo contesto il successo dei candidati di Esquerda marxista è significativo. I compagni si sono presentati nelle zone dove avevano una base d’appoggio maggiore, sviluppando una campagna di massa con un programma socialista, chiedendo un ritorno al programma originario del Pt.
A Joinville, nello stato di Santa Catarina, il consigliere comunale Adilson Mariano è stato rieletto con 5.574 voti, risultando il secondo candidato più votato nelle liste del Pt. Un altro candidato marxista, Moacir Nazario, ha ottenuto 2.245 voti. Il risultato ottenuto da Adilson è ancora più importante se consideriamo che il compagno è stato sotto attacco da parte dei media, dello stato e dei padroni per il suo appoggio instancabile alla lotta delle fabbriche occupate Cipla ed Interfibra. Un appoggio che gli è costato anche una condanna a 15 mesi da parte del tribunale.
A Bauru, una delle più grosse città dello stato di San Paolo, Roque Ferriera, dirigente storico del sindacato dei ferrovieri ha preso 3.506 voti ed è stato eletto al consiglio comunale. È stato il candidato più votato del Pt.
Nel comune di Careiras, dove il Pt non ha mai ottenuto più dell’uno per cento, Jose Carlos Mirando era il candidato marxista in una coalizione Pt- PcdoB (il Partito comunista). Non è stato eletto ma ha ottenuto il 15%.
Sono risultati importanti, specie se consideriamo quelli del Psol, la formazione politica nata nel 2004 dopo l’espulsione di quattro deputati dalle fila del Pt che si erano opposti alla riforma della previdenza sociale. A San Paolo il candidato a sindaco del Psol ottiene lo 0,67%, mentre a Rio De Janeiro l’1,8. Nelle sei capitali degli stati federali dove si votava, il Psol elegge otto consiglieri.
L’estrema difficoltà di costruire un’alternativa credibile a sinistra del Pt rende ancora più decisivo il ruolo della tendenza marxista.
La recessione non tarderà a farsi sentire anche in Brasile, dove la borsa ha avuto pesanti perdite da settembre in poi: il 6 ottobre, giorno successivo al primo turno elettorale, l’indice è crollato del 15%. Il real ha perso il 40% del suo valore nei confronti del dollaro in soli due mesi. Il boom di questi anni si è basato soprattutto sul credito e le difficoltà del settore finanziario non tarderanno a farsi sentire nelle tasche dei lavoratori.
La crisi economica metterà alla prova non solo in Brasile, ma in tutta l’America latina, i governi progressisti e di sinistra che sono al potere in molti paesi. Sarà nella nuova situazione economica in cui stiamo entrando che il riformismo rivelerà tutti i propri limiti e le forze che si richiamano al marxismo potranno giocare un ruolo fondamentale.
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