Home arrow Giovani in lotta arrow Scuola arrow Difendiamo la scuola di massa!
Prossime iniziative
Menu
Home
Verso l'11 ottobre
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Economia
Teoria marxista
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Nuovo opuscolo
DocSePiccola
Settimo congresso Prc
risulcongresso
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
dicembre
crisi
Difendiamo la scuola di massa! Stampa E-mail
Scritto da Dario Salvetti (Comitato in difesa della Scuola Pubblica - Milano)   

 

Difendiamo la scuola di massa!

 

 

Come mostrano le nostre pagine di cronaca studentesca gli ultimi mesi sono stati mesi di attività febbrile. Le mobilitazioni studentesche hanno attraversato tutt’Italia, coinvolgendo quasi tutte le regioni. La stampa ha cercato di presentarle come il "rituale autunnale". Alcune lotte possono essere state organizzate sull’onda dell’abitudine, ma questo non deve farci cadere nel tranello. Per i media non vi è altra spiegazione alle lotte studentesche se non una generica "voglia di non studiare". Anche la mobilitazione peggio organizzata denuncia, invece, un fatto ben più profondo. Nelle scuole vi è un disagio ed uno scontento crescente.

L’83% degli studenti è scontento della scuola ed il 24% totalmente incerto sul proprio futuro lavorativo (due anni fa era il 15%). E’ il risultato di 5 anni di controriforma della scuola.

Negli ultimi anni sono spariti 363 istituti e 11.500 classi. Il tasso di bocciature è salito del 6% ed è sceso il livello di passaggio degli studenti dalle superiori all’università. Si sono persi 150.000 posti di lavoro solo nella scuola e con questa Finanziaria si eliminano altri 24.000 insegnanti. La percentuale del Pil destinata alla scuola pubblica è scesa dal 3,94% al 3,04 in sei anni. Vi è un aumento annuo del 15% delle tasse scolastiche e del 9% dei libri di testo.

Le mobilitazioni di quest autunno hanno visto dei nuovi protagonisti. Alcuni molto graditi, altri per niente. Agli studenti si sono affiancati Comitati Docenti Precari e Coordinamenti dei Genitori. Gli stessi vertici della Cgil Scuola sono stati costretti a denunciare l’operato del Ministro (pur mantenendosi ambigui sull’Autonomia Scolastica). Vi è stato uno sciopero nazionale dei docenti di sostegno agli alunni portatori di handicap, fortemente colpiti da questa Finanziaria.

Allo stesso tempo, novità preoccupante, le forze dell’ordine sono intervenute direttamente contro alcune lotte. Il caso del Liceo Mamiani con lo sgombero forzato della polizia è stato il più eclatante. Ma potremmo citare episodi analoghi a Lecce, a Genova ed in altre città.

Nei prossimi mesi, a causa dell’aumento dei ritmi di studio tipico di gennaio e del 2° quadrimestre, sarà lecito aspettarsi un riflusso delle lotte. Questo non ci deve trarre in inganno. La situazione della scuola è esplosiva e l’intervento delle forze dell’ordine lo può testimoniare. Il compito degli studenti in questi mesi è quello di tornare a discutere un programma complessivo che si ponga in alternativa ai progetti di Berlinguer. Questa discussione dovrà essere avviata nelle strutture studentesche presenti in ogni città, formando Comitati in difesa della Scuola Pubblica che pongano al centro delle proprie rivendicazioni un "no netto all’Autonomia Scolastica", il progetto di privatizzazione della scuola pubblica.

 

L’Autonomia Scolastica è il nostro nemico!

 

Da ormai cinque anni gli attacchi alla scuola si esprimono nei progetti di "Autonomia Scolastica". I giornali vedono in questi progetti un tentativo di sburocratizzazione del sistema scolastico. La realtà è ben diversa. Chi dubita dei terribili effetti dell’Autonomia può dare un’occhiata alla situazione disastrosa dell’università dove è applicata dal 1990.

Questo progetto è strettamente legato al mondo del lavoro ed alle necessità degli industriali. Su 100 neo assunti, solo 7 avranno bisogno della laurea. A 44 basterà la licenza media e ad un terzo di questi non sarà richiesto nessun titolo (dall’indagine Excelsior di Confindustria). La borghesia italiana ha bisogno soprattutto di manovalanza, alla faccia del mito del giovane lavoratore qualificato!

Che senso ha per la borghesia "sprecare" soldi per garantire a tutti un’istruzione di qualità? Non vi è bisogno di lavoratori preparati ma di braccia da lavoro. Attraverso "l’Autonomia" lo Stato si deresponsabilizza del finanziamento del sistema formativo pubblico, lasciando aperta la possibilità ai privati di finanziare direttamente quella minoranza di scuole a cui sono interessati. Le scuole dovranno essere competitive, autofinanziarsi e mantenere un buon numero di iscritti nel tentativo di rimanere in questa minoranza. Potranno garantire un buon servizio solo ricevendo soldi da privati, magari legandosi ad uno sponsor, o chiedendo più contributi alle famiglie. All’università le famiglie contribuiscono già in media al fondo degli atenei per il 20% (con punte del 38%). Le scuole migliori avranno tasse altissime e saranno riservate ai figli dei ceti abbienti.

Con i testi di legge passati alla Camera ed al Senato negli ultimi due mesi, si sono fatti passi da gigante in questa direzione. Viene a cadere la necessità di "autorizzazione preventiva per accettare donazioni o eredità di privati". Secondo le vecchie norme ogni Consiglio d’Istituto era obbligato a chiedere autorizzazione ai Provveditorati per accettare soldi non provenienti dallo Stato. Adesso ogni scuola potrà legarsi a fondi privati senza alcuna autorizzazione. Questa misura non solo apre la strada alla privatizzazione della scuola, ma ad ogni forma di corruzione e di privilegi. Quanto conterà lo studente, figlio del maggior "benefattore" dell’Istituto? E che cosa chiederà in cambio un privato per le proprie "donazioni"? La risposta è data dallo stesso testo di legge sull’Autonomia. Le scuole potranno tenere "sperimentazioni o attività gestite direttamente da soggetti esterni alla scuola". Diverse ore di lezione potranno essere date in appalto ai privati per tenere corsi di formazione agli studenti. Per poter inserire queste nuove attività nell’orario scolastico Berlinguer ha promosso anche la totale "flessibilizzazione dell’orario". La flessibilizzazione dell’orario avrà effetti terribili sui tempi di studio degli alunni ma soprattutto su quelli di lavoro dei docenti, con la totale incapacità di pianificare un programma di studio a lungo termine. Non è una forma di "sburocratizzazione", ma la distruzione della scuola di massa. Berlinguer è stato costretto dalla protesta studentesca a diluire l’applicazione del testo di legge. Le scuole dovranno mettersi in pari con le nuove norme soltanto entro il 2001, intanto potranno saggiare "alcuni elementi di flessibilità da subito" (dalla Repubblica). E’ una concessione al movimento studentesco, ma dagli episodi di repressione di quest autunno appare chiaro che ogni concessione sta diventando troppo costosa.

 

Repressione e democrazia nelle scuole

 

L’intervento della polizia al Liceo Mamiani non è un caso isolato. Apparentemente non vi è stata una grossa risposta degli studenti. Solo apparentemente però. Nelle scuole si sta sviluppano una lotta accanita contro ogni forma di autoritarismo. I presidi sono giustamente nella maggioranza dei casi i bersagli della protesta. Vi sono alcuni aneddoti eclatanti. L’ultimo è quello del Liceo Boccioni di Milano dove il capo d’Istituto è arrivato a mettere delle telecamere nascoste per poter spiare e dare sanzioni disciplinari a studenti, docenti e personale non docente.

La lotta fra studenti e presidi è ormai generalizzata. L’intervento della polizia avviene soprattutto su queste basi. L’intero apparato dei presidi è tenuto a comunicare l’inizio di autogestioni o occupazioni alla questura. Quando le autogestioni sono generalizzate e contemporanee, questo atto diviene una pressione enorme. Spesso le forze dell’ordine intervengono scegliendo alcuni bersagli significativi: le scuole traino della lotta o dove la lotta appare più determinata. La scusa per intervenire è di solito la stessa: presenza di droga o di soggetti esterni.

Tutto ciò non è slegato dall’Autonomia! Con l’Autonomia i presidi diventano manager. Nel nuovo modello di scuola essi sono i garanti del proprio istituto. Ogni scuola deve avere una facciata pubblica rispettabile per essere competitiva, accaparrarsi fondi dei privati e nuovi iscritti. Quale privato investirebbe in una scuola dove le lezioni vengono bloccate per protesta? Il ruolo dei presidi nel garantire l’ordine diventa perciò fondamentale. Non a caso secondo il testo di legge sull’Autonomia "i capi di Istituto avranno la qualifica di dirigenti pubblici"

La richiesta di democrazia nelle scuole è una richiesta storica degli studenti. Una delle rivendicazioni fondamentali è la pariteticità dei membri nel Consiglio di Istituto. La rappresentanza studentesca deve essere uguale a quella delle altre componenti. E’ corretto, ma l’Autonomia gira anche questo ostacolo! Si creeranno "Nuclei Tecnici per l’Autonomia" che, gestendo i fondi, esautoreranno i Consigli d’Istituto da ogni potere!

Un "Nucleo per l’Autonomia" viene composto anche da figure esterne alla scuola, come dei privati. E’ formato da un numero ristretto di persone "per funzionare meglio", esclusivamente nominate dai Provveditorati. Non viene eletto da nessuno. Non vi sarà alcuna democrazia nella scuola dell’Autonomia! Lo "Statuto dei diritti degli studenti" tanto sbandierato da Berlinguer si è rivelato quello che era: uno specchietto per le allodole. Negli istituti superiori le condizioni democratiche stanno peggiorando per gli interessi materiali che si annidano nei progetti di Autonomia. Uno Statuto dei diritti in queste condizioni non può che rimanere lettera morta.

Una nostra richiesta deve essere l’immediata abolizione dei poteri disciplinari del preside. Va abolito, ad esempio, il 7 in condotta. Strumento introdotto dal fascismo per colpire le lotte degli studenti. Ma questo in sè non basta! Spesso l’autoritarismo dei presidi si esprime in diverse forme senza arrivare fino all’uso del 7 in condotta. E’ necessario per questo che gli studenti organizzino delle campagne di denuncia, raccogliendo e rendendo pubblici episodi di autoritarismo.

Non vi è antidoto all’arroganza dei presidi, ma la potremo combattere solo con un movimento studentesco forte e unito intorno ad un programma che difenda una scuola di massa e di qualità.

La lotta contro l’autoritarismo è perciò profondamente legata alle richieste storiche del movimento studentesco:

-20 alunni per aula; contro il sovraffollamento delle aule

-abolizione del debito-credito formativo. Corsi di recupero gratuiti e garantiti tutto l’anno

-abolizione dei pagellini. Per l’abbattimento dei ritmi di studio, non più di una valutazione al giorno

-contro la selezione scolastica; libri a costo zero e gratuità dell’iscrizione a scuola

-raddoppio della percentuale del Pil (la ricchezza prodotta nel paese) destinata alla scuola pubblica

-ritiro dei testi di legge sull’Autonomia

Continua la lotta per una scuola pubblica, democratica, gratuita e laica!

 
< Prec.   Pros. >