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Hedge funds, speculazione e capitalismo Stampa E-mail
Scritto da Mick Brooks   
luned́ 03 novembre 2008

Rendiamo disponibile ai nostri lettori questo articolo scritto a luglio che, oltre a prevedere gli sviluppi della crisi di questi ultimi mesi, spiega in dettaglio cosa sono e a cosa servono prodotti fionanziari come i derivati e gli hedge funds.

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Gli hedge fund sono di nuovo sui titoli dei giornali. Non amano i riflettori dei media. Chissà come mai. La speculazione su questi prodotti finanziari fa aumentare i prezzi? Fanno fallire aziende costringendo i lavoratori per la strada? Queste sono le domande che circolano. Vediamo quindi cosa sono e quale ruolo svolgono. 

 dal sito In defence of Marxism

Da dove viene il termine ‘hedge fund’? Vi è quasi un sottofondo bucolico e così vorrebbero che ce li immaginassimo. “Hedging” significa originariamente coprire il rischio che si corre. Se un contadino volesse evitare sorprese, potrebbe vendere il proprio raccolto del 2009, che non ha nemmeno seminato, sul mercato dei future sulle merci agricole. Ciò gli fornirà il denaro per comprare i semi e sentirsi sicuro per l’avvenire. Otterrebbe un prezzo certo sia che il raccolto vada bene sia che vada male. Non ha eliminato il rischio, lo ha semplicemente passato a qualcun altro. Se spedite un assegno per comprare un libro ancora in stampa state imitando il mercato dei future! I future sono i derivati più semplici. Il mercato dei derivati prende il nome dal fatto che questi strumenti finanziari derivano il proprio valore da un altro. Per contrasto, il mercato “a pronti” è quello dove merci e denaro sono scambiati nello stesso momento.

Il mercato dei futures è ormai superato dalla realtà dei moderni hedge fund. Alcuni dei derivati che trattano sono così complicati che hanno bisogno di centinaia di computer collegati tra loro per calcolare i risultati delle relative scommesse. Nobel in matematica sono stati ingaggiati dalla City di Londra per alimentare questa “innovazione finanziaria”. E le somme di denaro che trattano sono immense. Gli hedge fund stanno già usando 2.000 miliardi di dollari di altre persone. I derivati in tutto valgono 600.000 miliardi di dollari a livello mondiale. Sono una forma di ciò che Marx chiamava capitale fittizio. Per confronto, il mondo produce meno di 50.000 miliardi in nuovi beni e servizi ogni anno.

La dimensione dell’operazione è maggiore ma il principio è sempre lo stesso. Il contadino non vuole scommettere se il raccolto del 2009 sarà buono o cattivo. Ma ciò significa che la scommessa la farà qualcun altro, l’hedge fund. Questo fanno gli hedge fund, scommettono con soldi di altri. E le scommesse sono sempre più complicate. Superano ormai in complicazione le vecchie scommesse che si facevano alle corse dei cavalli, usando sempre meno capitale per scommesse sempre più grandi (sui mercati finanziari questa si chiama “leverage”, leva finanziaria) e ciò permette di fare molti più soldi, se si indovina il cavallo giusto. Ma la leva porta anche a perdite molto maggiori.

I ricchi sono attratti da “investimenti” in hedge fund perché promettono, e consentono, rendimenti del 30% l’anno. Come è possibile? È una storia orribile. Di recente gli hedge fund hanno scommesso sul fallimento delle banche. In fondo, si possono fare soldi anche scommettendo sul cavallo che arriva ultimo. Tutti sanno che le banche stanno ammassando perdite da quando è cominciato il credit crunch l’anno scorso.

La banca inglese Bradford and Bingley, per esempio, ha avuto una perdita di 8 milioni di sterline nei primi quattro mesi del 2008 contro i 108 milioni di profitti che aveva fatto nello stesso periodo dell’anno scorso. La ragione principale è che hanno dovuto cancellare 89 milioni di sterline dal loro attivo, in quanto hanno scoperto che si trattava di debito inesigibile. La banca ha deciso che le occorreva più capitale. Ha dunque deciso di emettere diritti su azioni. Ciò significa che chiedono agli azionisti di darle altri 400 milioni, chi non vorrebbe altri 400 milioni? Gli azionisti non amano queste emissioni, vorrebbero essere lasciati in pace con i propri soldi. Così le azioni di B&B sono crollate.

Gli hedge fund si sono buttati sulla cosa come sciacalli che si contendono la carcassa di un animale. A un certo punto detenevano il 10% delle azioni di B&B. Un’azienda chiamata GLG ne ha ancora il 4,1%. Mentre il fondo texano TPG Capital si è tirato fuori. In effetti, le azioni B&B in seguito sono crollate a tal punto da non valere praticamente nulla.

Altre banche vengono ancora vivisezionate. Gli hedge fund hanno comprato le azioni di Northern Rock per mesi dopo il suo crollo l’anno passato. In effetti sono loro che l’hanno distrutta vendendo allo scoperto le sue azioni. Hanno scommesso sul fatto che Gordon Brown e il suo inetto Ministro del Tesoro Darling avrebbero regalato altri soldi agli azionisti, pensando che fossero tutte povere anziane con pacchetti di voti.

Negli Stati Uniti, sono circolate voci sul fatto che Lehman Brothers fosse virtualmente fallita e sarebbe stata fatta a brandelli come Bear Stearns pochi mesi prima. Il crollo di Bear Stearns è diventata una profezia auto-avverantesi una volta che abbastanza denaro è entrato nella faccenda. La minaccia di Lehman è solo un caso si dirigenti incapaci che si accusano l’un l’altro per le disgrazie dell’azienda? O c’entrano gli hedge fund? Qualunque previsione vale un’altra.

Insomma gli hedge fund sono i cattivi? Vi sono opinioni diverse come si evince da articoli come “gli hedge fund salvano le aziende in difficoltà” (Financial Times, 2.7.08). L’articolo mostra gli hedge fund che sostengono Barclays a caccia di fondi e che sottoscrivono l’aumento di capitale e non sabotano l’emissione di HBOS. Angeli o assassini? Gli hedge fund sono semplicemente capitalisti. Farebbero a pezzi un’azienda per farci soldi e poi la rimetterebbero assieme per farne ancora. Ma gli hedge fund lavorano nell’ombra. E ora sono così potenti che se gridano “al fuoco” in un teatro affollato possono creare il panico e divertirsi dopo a depredare i cadaveri di quelli uccisi nella calca. Un mare di soldi può far succedere di tutto.

E dunque? Bear Stearns è andata a gambe all’aria per la crisi finanziaria, non per le macchinazioni degli hedge fund. Le azioni delle banche stanno crollando per la crisi finanziaria, non perché manipolate. La crisi finanziaria è parte della crisi del capitalismo, non il prodotto di menti malvagie. Ma, per Giove!, il capitalismo produce molte menti malvagie. Il capitalismo è il mondo dove uccidi o sei ucciso e dove sopravvivono solo i più feroci e spietati. Così funziona.

L’Autorità di vigilanza inglese (la FSA) ha di recente chiesto che le persone che nell’ombra vendono azioni allo scoperto vengano identificate. Sono gli hedge fund. La vendita allo scoperto funziona così: un capitalista vende azioni che valgono 100 (che non ha), per esempio, aspettandosi che calino di prezzo, così se ci azzecca, le può comprare a 80 e tenersi 20 di profitto. È il contrario della strategia “lunga”, cioè quando un capitalista compra un’azione che si aspetta salirà di prezzo e, se accade, può rivendere con un profitto.

Will Hutton bacchetta gli hedge fund in un articolo “Mentre noi soffriamo, gli speculatori della City vengono per uccidere” (Observer, 29.06.08). “Gli hedge fund non stanno nemmeno ricomprando le azioni che hanno venduto allo scoperto prendendole a prestito dai fondi pensione per manipolare il mercato” si lamenta. E continua: “si è accesa una luce su alcuni angoli molto oscuri dei mercati finanziari. Le loro pratiche hanno cambiato lo stesso concetto di ciò che definiamo un’azienda e degli obblighi che conseguono alla proprietà. È emerso un affare da molti miliardi di sterline dove gli azionisti prestano i loro titoli agli hedge fund per farli speculare. Per una piccola commissione, un hedge fund troverà una grande compagnia assicurativa o un fondo pensione che gli presta azioni da vendere. Questo mercato di azioni prestate si calcola superi ora la cifra incredibile di 7.500 miliardi di sterline.

“Che cosa sta succedendo dunque è l’opposto di una bolla, una specie di buco nero finanziario. Gli hedge fund vendono le azioni tutti insieme e il movimento discendente si auto-rafforza rendendo le aziende che stanno raccogliendo capitale particolarmente vulnerabili. Per questo il governo ha costretto a dichiarare le proprie operazioni. I fondi hanno reagito come se fossero nella Russia di Stalin; veniva contestata la loro libertà di uccidere un’azienda. Non perdiamoci sulle parole, questo è l’obiettivo e sta diventando brutto e personale. Un funzionario di alto rango mi ha detto che in un caso alcuni hedge fund avrebbero minacciato le banche che sottoscrivevano i diritti azionari di lasciar perdere o subire attacchi speculativi, un avvertimento mafioso”.

Will Hutton, è un commentatore intelligente, e il suo articolo apocalittico solleva molte questioni interessanti. L’errore fondamentale di Hutton in tutti i suoi scritti è la sua ricerca di una forma umana, decente del capitalismo che possa durare a lungo opposta alla banda rapace di imbroglioni che dominano la nostra economia. Dobbiamo domandarci perché i fondi pensione prestano le proprie azioni agli hedge fund, che poi le usano per vendere allo scoperto così che la partecipazione del fondo pensione nell’azienda obiettivo dell’attacco varrà ancora meno? I dirigenti dei fondi pensione sono davvero stupidi? E se è così, non sarebbe opportuno nazionalizzare i fondi per salvaguardare le pensioni della gente?

Che cosa non va nelle vendite allo scoperto? Sono immorali? Nel capitalismo i prezzi salgono e scendono. E ciò succede perchè ci sono compratori e venditori che cercano di fare soldi dalla transazione. Hutton vuole abolire le vendite allo scoperto così che i prezzi possano solo salire e mai scendere?

Il cuore dell’argomentazione di Hutton, sostenuta anche da altri, è che la massa di denaro mossa dagli hedge fund oggi può creare cose dal nulla. Le azioni scendono perché gli hedge fund le vendono, senza altre ragioni, spiega. In quel caso sono solo approfittatori parassitari. Ma i marxisti spiegano che il capitalismo è un sistema intrinsecamente instabile, e le operazioni degli hedge fund e di altri speculatori sono solo gli esecutori delle forze di mercato attraverso le quali lavora l’anarchia capitalistica.

Questo punto è al centro di una controversia tra capitalisti ed economisti borghesi. Milton Friedman ha affermato che la speculazione destabilizzante è impossibile. Questo perché lo speculatore che “sbaglia” comprerebbe a molto e venderebbe a poco. Così perderebbe soldi e presto fallirebbe. Friedman, noto apologeta del capitalismo i cui allievi furono consiglieri economici del regime di torturatori di Pinochet in Chile, ritiene che il capitalismo sia un sistema stabile. In quel caso il mercato semplicemente spinge le persone e le cose nella “giusta” direzione. Ma che cos’è la “giusta” direzione?

Friedman ignora totalmente il fatto che i mercati possono muoversi sistematicamente nella “direzione sbagliata” rispetto ai “fondamentali” dell’economia (che questi fondamentali esistano o meno). Ciò è provato dall’esistenza delle bolle finanziarie che caratterizzano il capitalismo dalla sua nascita. Per esempio, negli anni ’30 del 1600 l’Olanda fu sconvolta dalla “tulipanomania”. I tulipani passavano di mano in mano a prezzi sempre crescenti. Un bulbo raro si vendeva a un prezzo maggiore di una fattoria. Perché? Perché ogni speculatore riteneva che dato che i prezzi salivano, avrebbero potuto farci più soldi di quando li avevano comprati. Il tutto era una classica bolla basata non sui “fondamentali del mercato” ma su una mania speculativa.

Charles Kindleberger definisce una bolla come “un brusco aumento del prezzo di una certa attività o di un insieme di attività in un processo continuato, in cui l’aumento iniziale genera aspettative di ulteriori aumenti attraendo altri compratori, generalmente speculatori interessati a fare profitti dalla compravendita di questa attività più che dal suo uso o dalla capacità di generare utili”. Il suo libro “Manie, panico, crack” è una ottima lettura ed espone le follie e le bravate dei capitalisti nei secoli. Manie, panico e crolli sono stati caratteristiche costanti del capitalismo dal suo sorgere, dalla bolla dei mari del sud che esplose nel 1720 alla bolla immobiliare negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna e in Irlanda che sta esplodendo proprio ora.

Nel 1953 Friedman scrisse un articolo dal titolo “saggio sulla metodologia della teoria economica” in cui negava che le ipotesi delle teorie economiche dovessero essere realistiche. In effetti applaudiva alle teorie costruite coscientemente su assunti irrealistici. “Una teoria deve essere giudicata in base alle sue capacità predittive”, spiegava. I marxisti non sono d’accordo. Riteniamo che una teoria vada giudicata in base al suo potere esplicativo, anche se osserviamo per inciso che la teoria economica marxista ha capacità predittive enormemente superiori alle chiacchiere farneticanti di Milton Friedman.

E prosegue: “per essere importante..un’ipotesi deve essere descrittivamente falsa nel suo assunto”. E, perbacco, segue il suo stesso consiglio! Ipotizza un capitalismo privo di crisi, stabile, “astrae” cioè ignora l’esistenza di bolle, panico, manie, crisi. Ha una capacità infinita di “dimenticarsi” delle brutture del capitalismo reale e ci racconta storielle sulla “razionalità” dei mercati.

Ma questi non sono affatto i veri mercati. Friedman evoca la mano invisibile di Adam Smith, la mano di un vecchio saggio con la barba che ci guida dal cielo. Nella realtà, quelle che chiamiamo forze di mercato sono il risultato involontario delle decisioni prese da milioni di individui. Questi processi di mercato non sono voluti o pianificati da nessuno. Naturalmente, i mercati sono anarchici e possono sembrare caotici.

Gli speculatori possono guadagnare aumentando i prezzi o distruggendo l’esistenza delle imprese? Qualcuno sostiene che è un gioco a somma zero. Se uno speculatore compra un pezzo di carta e ci fa soldi, qualcun altro deve averlo venduto e averci rimesso. Certo, la società nel suo complesso non si arricchisce di un centesimo dalla speculazione, un’attività parassitaria che brucia ricchezza. Ma se vi è un gruppo di persone, con informazioni privilegiate, come sono gli hedge fund, questi possono approfittarne a spese del risparmio di vedove, orfani, lavoratori.

In secondo luogo, gli hedge fund non sono solo giocatori d’azzardo. Sono anche gli allibratori. Oltre a parte delle vincite (realizzate con soldi altrui), si prendono delle commissioni di gestione. E come sappiamo, qualunque cavallo vinca, l’allibratore ci guadagna sempre.

George Soros ritiene che i mercati possano sbagliarsi e le bolle esplodere per l’attività speculativa. Ritiene che una massa di denaro speculativo sia in parte responsabile per l’aumento continuo del prezzo del petrolio. C’è differenza tra Friedman e Soros. Soros ha giocato sui mercati e vinto alla grande. Non è qualcuno che ha passato la vita a raccontare storielle da dietro uno scrivania sulle delizie del capitalismo. Sa cos’è la realtà.

Ecco cosa Soros ha da dire sulle fantasie del capitalismo stabile e che si autoregola: “sfortunatamente, si è fatta strada una sorta di fondamentalismo di mercato, che è ora l’ideologia dominante, che ritiene che i mercati si correggano da soli; e questo è falso perché è in generale l’intervento delle autorità che salva i mercati quando si mettono nei guai. Dal 1980 abbiamo avuto cinque o sei crisi: la crisi bancaria internazionale del 1982, il fallimento della Continental Illinois nel 1984, e il fallimento del Long Term Capital Management nel 1998, per citarne solo tre. Ogni volta, le autorità che salvano il mercato o istruiscono le aziende su come farlo. Così le autorità hanno dei precedenti che dovrebbero mantenerle in guardia. Ma in qualche modo questa idea dei mercati che tendono all’equilibrio e che le deviazioni sono casuali ha preso piede e ogni sorta di strambo strumento finanziario vi si è costruito attorno”.

Il grande colpo di Soros arrivò quando, come gestore di un hedge fund, scommise contro la sterlina e la lira puntando sulla loro uscita dallo SME nel 1992. Le due valute furono buttate fuori dallo SME mentre i governi spendevano decine di migliaia di miliardi dell’epoca per salvarle, tagliando risorse per scuole e ospedali. Senza successo. Si ritiene che Soros abbia guadagnato mezzo miliardo di dollari in pochi giorni. Molti economisti ritengono che Soros ci fece un favore dato che lira e sterlina erano sopravvalutate. Solo per gli errori dei conservatori e del governo italiano gli speculatori come Soros poterono guadagnarci.

Soros sostiene che un mare di denaro (200 miliardi di dollari all’ultima valutazione) stanno facendo salire il prezzo del petrolio. “Gli intermediari stanno ammassandosi da un lato del mercato e hanno un sufficiente peso per sbilanciarlo. Se il trend fosse invertito e gli intermediari come gruppo scappassero come fecero nel 1987, ci sarebbe un crack” ha ammonito al Senato americano.

Come abbiamo spiegato altre volte, per i marxisti la speculazione non causa la sparizione delle merci, anche se le penurie possono produrre speculazione, che a sua volta le peggiora.

Ted Grant una volta paragonò il ruolo della speculazione a quello di una zavorra di una nave che non sia stata ancorata. Se il mare è calmo, non ci sono problemi. Se arriva una tempesta, la zavorra può provocare buchi nello scafo e causare il naufragio. Un mare di soldi può scatenare eventi inaspettati, ma solo quando stanno comunque per accadere.

Per guadagnarci, gli speculatori devono rimanere in scia dei processi economici. Hutton spiega sul prezzo del petrolio: “un testimone, il manager di hedge fund Michael Masters, ha spiegato che ci sono state due definite fonti di nuova domanda negli ultimi cinque anni – la Cina e la speculazione – di circa pari importanza. Senza la speculazione, il prezzo del petrolio sarebbe ancora sotto i 100 dollari al barile”. Masters sa che se il capitalismo non producesse penuria di petrolio, non sarebbe in grado di guadagnarci.

Ma la speculazione in combustibili è profittevole perché la domanda supera l’offerta. Dieci anni fa l’olio si aggirava sui dieci dollari al barile. Le aziende petrolifere non si occupavano di cercare nuovi pozzi e il mondo occidentale sperperava petrolio alla grande. Nessuno sapeva quanto petrolio il mondo avrebbe richiesto nel 2008. Ora siamo al panico totale.

Dunque il problema è il capitalismo non la speculazione. I prezzi salirebbero comunque perché il capitalismo non è pianificato. Il capitalismo crea inevitabilmente penuria di merci in certi settori ed eccessi in altri. Le aziende falliscono e i lavoratori perdono il lavoro per come funziona la “concorrenza” capitalistica. Liberiamocene.

14 luglio 2008

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