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La rivoluzione messicana a un bivio Nel gennaio 1994 la rivolta del Chiapas ha entusiasmato milioni di oppressi in tutto il mondo. Dopo 4 anni il massacro di Acteal rompe nel modo peggiore lo stallo che era in atto tra l’Ezln e il governo messicano.
Grande è stato lo sdegno in tutto il mondo. Non si contano gli appelli di solidarietà. C’è chi propone che la Cee "punisca" il Messico per il mancato rispetto dei diritti umani… Tutto ciò viene fatto con le migliori intenzioni, ma i governi della capitalista Europa non andranno mai oltre le condanne verbali contro un altro governo capitalista. Le uniche azioni utili sono quelle che i giovani e i lavoratori possono avviare con la mobilitazione in Italia e in tutto il mondo. Saremo in prima fila in questa lotta, ma lo saremo lealmente senza nascondere le nostre critiche alla politica degli zapatisti: a questo proposito pubblichiamo una recensione al libro "La quarta guerra mondiale è cominciata" del subcomandante Marcos e la traduzione di un articolo della rivista marxista "El Militante" scritto in occasione del congresso di fondazione del Fronte zapatista di liberazione nazionale. La politica del governo messicano minava alla base ogni possibilità di sopravvivenza per le masse contadine, in particolare per gli indios. La modifica nel 1992 dell’articolo 27 della Costituzione, che garantiva la proprietà collettiva della terra alla comunità, fu introdotta con lo scopo di favorire l’appropriazione delle terre comunali da parte dei latifondisti e delle multinazionali, pronti ad approfittare della manodopera indigena a basso costo. Alla fine del 1994 il Messico ha sfiorato il tracollo finanziario, non potendo pagare gli interessi sul debito estero. L’impatto potenziale di questa crisi sull’economia mondiale ha reso necessario l’intervento diretto dei governi del G7. Ma il conto presentato al presidente Zedillo è stato caro, il Piano economico d’emergenza, preparato dal Fondo Monetario Internazionale scaricava sulle masse i costi della crisi con tagli ai servizi sociali, privatizzazioni, aumento delle tasse sui consumi, e una svalutazione del Peso. La chiusura di centinaia di fabbriche e contemporaneamente l’aumento dei ritmi di lavoro produsse oltre un milione di nuovi disoccupati nel primo trimestre del 1995. Si è visto così un generale risveglio delle lotte sindacali in tutto il paese, soprattutto in alcune categorie chiave come quella dei lavoratori del petrolio, dei trasporti e della canna da zucchero. Sempre nel 1995 oltre 90mila ettari di terre sono state occupate da braccianti e contadini. Un ambiente di crescente opposizione al Piano economico d’emergenza si è espresso nella gigantesca manifestazione di un milione di lavoratori a Città del Messico il 1° maggio del 1995. Questo movimento ha lasciato profonde tracce nella coscienza dei lavoratori, anche se la direzione del Prd e dei sindacati, non hanno offerto uno sbocco a questa lotta. Ciò si è riflesso in un processo di radicalizzazione della base delle organizzazioni del movimento operaio. La diversità di fondo tra la guerriglia zapatista e le altre che l’avevano preceduta in Suda-merica è che Marcos e i suoi si sono posti l’obiettivo di collegare la loro lotta a quella dei lavoratori nelle grandi città messicane. Ma questa saldatura non è avvenuta perché l’Ezln, pur riscuotendo la simpatia delle masse, non ha voluto organizzarle sulla base di un programma di trasformazione complessiva della società e si è progressivamente rinchiuso in una logica di "resistenza" al regime che rischia di spingerli in un vicolo cieco. Nel 1994 lo Stato messicano non aveva le forze per distruggere l’Ezln e dopo giorni di scontri i cortei di massa contro l’intervento bloccarono i militari. Si aprì allora un lungo periodo di trattative, più volte sospese, che diedero al governo il tempo per riorganizzarsi. Dopo due anni si arrivò agli accordi di San Andrés che sono stati regolarmente disattesi mentre gruppi paramilitari realizzavano una guerra sporca (più di 1500 morti dal 1994) per sfiancare i simpatizzanti zapatisti. Infine l’esercito è tornato in forze nel Chiapas con la scusa di aiutare la popolazione e la sua presenza diventa sempre più ingombrante. Dopo il panico seguito all’insurrezione contadina i latifondisti e la classe dominante si sono riorganizzati finanziando e armando numerose formazioni di squadroni della morte, composte di disoccupati, piccoli proprietari iscritti al PRI e indios rinnegati, quali i gruppi di "Paz y justicia" e della "Mascara roja", responsabili dei più atroci eccidi, come quello avvenuto il 22 dicembre scorso ad Acteal, dove 45 indios tra cui donne e bambini sono stati trucidati a colpi di pistola e machete durante una messa. Gli squadroni della morte sono stati formati con l’obiettivo di presentare la guerra in Chiapas come uno scontro tra bande, etnie e gruppi familiari. Molte reclute di queste bande sono infatti indios ciapanechi. ad Acteal, il governo in un primo momento aveva dichiarato che la strage era il frutto velenoso di una antica "faida familiare" nel piccolo e vicino villaggio di Chenahlo. La stampa messicana ha offerto più prove che dimostrano il coinvolgimento del Governo nella formazione degli squadroni della morte. Secondo il quotidiano messicano La jornada le formazioni paramilitari hanno ricevuto mezzo milione di dollari direttamente dal fondo "per lo sviluppo agricolo" del governo di Zedillo. Lo scandalo della strage di Acteal ha fatto emergere ancora una volta la divisione che attraversa la classe dominante messicana sulla tattica migliore per neutralizzare la mobilitazione delle masse, Zedillo è stato costretto a prendere le distanze dal governatore del Chiapas Ruìz Ferro (del PRI), su cui sono state scaricate tutte le responsabilità, e in un secondo tempo lo ha destituito. Dopo 4 anni di relativo equilibrio la situazione inizia a peggiorare. Il governo e le bande paramilitari sono all’offensiva. L’Ezln deve assolutamente legarsi alla base del Prd, dei sindacati e agli operai delle grandi città. Ogni reticenza degli zapatisti in questo senso deve essere superata onde evitare quell’isolamento che permetterebbe ai militari di reprimere duramente la rivolta. |