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Polydata: i lavoratori non mollano! Stampa E-mail
Scritto da Francesca Interlandi, Laura Pellegrini(Rsu Polydata Software)   

 

Polydata: i lavoratori non mollano!

 


Nello scorso numero abbiamo pubblicato un articolo sulla difficile quanto improvvisa situazione in cui si erano venuti a trovare i lavoratori della Polydata Software di Milano. Nell’articolo i lavoratori spiegavano come con un colpo di mano il padrone li ha privati del loro posto di lavoro trasferendo il centralino in cui lavoravano, che gestisce un servizio di segreteria 24 ore al giorno, in un altra località "ignota". Il tutto senza preavviso e con l’unica prospettiva, se volevano mantenere il loro posto di lavoro, di trasferirsi tutti ad Ancona entro il 13 dicembre cioè circa 3 settimane dopo l’accaduto.

Il padrone è arrivato a tal punto avendo capito che l’unico modo che gli restava per migliorare i propri profitti era cancellare questo gruppo di lavoratori e ricostruire (con lavoratori più ricattabili l’azienda) in un settore tuttora in espansione e che è anche all’avanguardia nell’usare contratti flessibili negli orari, nei salari e nelle condizioni di lavoro.

Molte e anche importanti sono le aziende che svolgono questo tipo di servizio o che usano centralini con queste caratteristiche (per esempio, nel campo dei trasporti, i corrieri espressi) che hanno perfezionato un livello di sfruttamento alto per ottimizzare il profitto.

Chissà quante volte il padrone di questa azienda piccola ma in continua espansione si è mangiato le mani dall’invidia perché i suoi colleghi erano arrivati là dove i propri lavoratori non gli hanno mai permesso di arrivare.

E allora… ecco la mossa vincente. Degna del miglior prestigiatore, degna del famoso film …. "La stangata".

Già pensava di avere in tasca la vittoria ancora qualche giorno, al massimo qualche settimana e tutta questa spiacevole vicenda sarebbe stata solo un ricordo: un buon ricordo perché dopo aver ceduto per 3 anni alle rivendicazioni dei lavoratori, finalmente poteva assaporare la sua dolce vendetta di sbatterli in mezzo alla strada.

Se fosse dipeso solo dai funzionari sindacali che hanno accompagnato fino ad ora i lavoratori in questa vicenda, probabilmente sarebbe finito tutto molto prima e come desiderava il padrone. Infatti il funzionario sindacale la stessa sera che è successo tutto questo era già pronto ad aprire una trattativa per "strappare" la mobilità.

Solo la determinazione e la forza di reagire dei lavoratori ha permesso di andare avanti e di riprendere in mano una situazione disperata.

In questi due mesi sono state fatte molte cose non sufficienti a ridare ai lavoratori il loro posto, ma sicuramente adesso le basi con cui la lotta deve continuare sono migliori di quelle di partenza. Il 13/12/97 la pretura di Milano ha annullato i trasferimenti voluti dal padrone riconoscendo come antisindacale il suo comportamento e ordinando di ricollocare i lavoratori sul proprio posto.

Prima, durante e dopo, questa causa i lavoratori sono riusciti ad attirare l’attenzione dei mass media (la cosa più eclatante è stato il servizio trasmesso da Canale 5 su "Striscia La Notizia") e organizzare presidi per raccogliere fondi per finanziare le loro lotte (adesivi, volantini, striscioni) e per informare e chiedere aiuto a tutte le persone che riempivano il centro nel periodo delle feste.

Molte sono le aziende in cui i lavoratori, anche trovandosi in situazioni meno disperate di questa, hanno visto in poco tempo andare dispersa la loro combattività. È facile farsi prendere dallo sconforto e dalla demoralizzazione, quando da una parte vedi che il padrone con i soldi è capace di aprire tutte le porte che vuole e dall’altra chi dovrebbe difenderti tratta i tuoi problemi come una delle tante pratiche da sbrigare.

Se questo fino ad ora non è successo alla nostra lotta lo si deve al fatto che siamo sempre stati coscienti che dipende innanzi tutto da noi mantenere i rapporti di forza a nostro favore, che il sindacato è uno strumento da utilizzare per raggiungere gli obiettivi che noi ci poniamo.

C’è un decreto della pretura ed è un nuovo importante fattore. Ma il decreto in sé non è sufficiente a piegare il padrone. Le leggi in questo paese non sono state fatte per difendere i lavoratori, ma bensì chi tiene le leve del potere. Infatti la mossa che il padrone ha fatto dopo questo decreto è stata metterci in permesso retribuito fino a nuovo ordine. Intanto i mesi passano e il danno economico che stiamo subendo diventa sempre più pesante.

Abbiamo ricevuto solo il 50% dello stipendio di novembre, niente di dicembre né la tredicesima. Nulla fa pensare che gennaio sarà diverso dagli altri mesi.

Certo, si faranno le cause individuali per chiedere conto delle varie spettanze non pagate ma, fino a quel momento? Il padrone spera così di ottenere, prendendoci per fame, quello che non è riuscito a ottenere in tribunale. Per disperazione o per stanchezza aspetta che lasciamo perdere e ci cerchiamo un’altra occupazione.

Quello che ora ci preme è rilanciare la lotta e non cedere alla tentazione di arrenderci e delegare ai tribunali la fine di questa vicenda. Non è facile, la stanchezza e lo sconforto sono di tanto in tanto venuti fuori facendoci pensare di mollare. Ma insieme abbiamo deciso che dobbiamo tenere duro.

Se ce ne fosse data la possibilità vorremmo che il sindacato ci mettesse nella condizione di coordinarci con tutte le aziende, in crisi e non, della città per dare più spazio a una lotta che deve unire tutti i lavoratori, i disoccupati e i giovani sotto un’unica bandiera quella del diritto al lavoro. Ma sappiamo che questa possibilità mai ci verrà offerta di spontanea iniziativa, ma sarà il frutto di una lotta tenace dei lavoratori per difendere i propri diritti anche nel sindacato.

Intanto vogliamo continuare la nostra lotta organizzando presidi per autofinanziarci e per non perderci di vista. Non ci vergogniamo di chiedere a chiunque ci vuole dimostrare la propria solidarietà , offerte in denaro perché vogliamo resistere.

Resistere per far capire al padrone che l’unico modo per non perdere i clienti, per non avere sempre i centralini intasati da gente che vuole chiarimenti è restituirci quello che ci ha tolto: il lavoro.

 

Per adesioni e solidarietà potete inviare i vostri fax allo: 02/89121724 • Per sostenere finanziariamente la campagna invia contributi sul CC n° 13174/01 della Cariplo agenzia 128 pecificando nella causale "solidarietà con i lavoratori Polydata"

 

 
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