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Cesab: La concertazione fa il gioco dell’azienda Stampa E-mail
Scritto da Mario Iavazzi.   

 

Cesab: La concertazione

fa il gioco dell’azienda

 

Si parla molto di "flessibilità" spesso in modo generico e astratto. Ne abbiamo parlato con due lavoratori di un’azienda metalmeccanica del bolognese, Walter Rossetti iscritto alla CISL e Giampietro Montanari iscritto alla CGIL, per capire cosa concretamente significhi e come ci si possa opporre.

 

Falcemartello: Puoi parlarci della situazione della tua azienda?

W.R.: Lavoro qui da 24 anni e perciò sono molto legato alla CESAB e quindi sono rammaricato, ma devo dire che non sono più sicuro che sia una delle aziende leader nel mondo per la produzione di carrelli elevatori. Anni fa si guardava molto più alla professionalità e alla conoscenza del lavoro. Fino a quando c’è stata una ristrutturazione e uno stravolgimento dell’organizzazione del lavoro.

Inoltre alcuni anni fa l’azienda ha scelto di spostare una grossa parte della produzione all’esterno. Con la produzione interna si guardava molto più alla qualità e alla durata dei singoli componenti, adesso non si ha più un controllo della parte strumentale.

Il montante, il motore, per fare solo due esempi, hanno delle particolarità che andrebbero studiate meglio, e così abbiamo dei carrelli che escono dalla fabbrica e dopo poco non vanno più.

Una volta c’erano efficienti reparti addetti al controllo diretti da lavoratori altamente specializzati, ma l’azienda ha espulso un centinaio di lavoratori circa negli ultimi 10-12 anni e quindi ora si fa solo dell’assemblaggio. Oltre tutto i macchinari hanno avuto, e continuano ad avere tuttora, grossi problemi.

Le aziende che ci forniscono a volte ritardano nelle consegne e questo può creare qualche problema, ho l’impressione che l’azienda più che guardare alla qualità del materiale che compra sia interessata ai costi.

Purtroppo uno dei risultati è che sono in aumento i prodotti cambiati in garanzia e questo comporta un aumento delle spese.

G.M.: Ci dicono che la proprietà sta investendo in altri paesi d’Europa, il problema che io vedo è che mancano gli investimenti, non esiste una prospettiva a lungo termine. L’azienda cerca un guadagno immediato senza una vera programmazione, si guarda al risparmio sul tubo, e non si pensa che se un tubo manca o non è di qualità il prodotto ne risente.

W.R.: Questo lo posso confermare, una volta si facevano progetti anche di 2 anni. Il marchio CESAB aveva sul mercato un’ottima immagine e c’erano anche richieste per lunghi periodi, mi ricordo che anni fa un acquirente dei nostri prodotti disse "... a me non interessa, anche se aspetto 6 mesi voglio carrelli CESAB".

 

Come pensa di risolvere questi problemi l’azienda?

G.M.: L’azienda parla di nuove commesse, ed ha chiesto un monte di 1000 ore di straordinari. Ma molti lavoratori, giustamente, non condividono questa proposta perché pensano che, più che altro, ci sia un problema organizzativo. Infatti capita che dei carrelli escano dalla linea, perché non arrivano dei pezzi, e rimangono in parcheggio per 2-3 settimane che, oltre ad occupare dello spazio di cui si avrebbe bisogno, non riescono ad essere venduti per la data di consegna e si incorre a delle penalizzazioni.

Adesso si tratterebbe di recuperare queste deficienze organizzative facendo dello straordinario e lavorando il sabato, e non mi risulta che i lavoratori le stiano facendo.

Da gennaio partirà la discussione su una proposta che l’azienda ha già preannunciato. Infatti lo stesso straordinario che ha chiesto gli costa molto di più che una normale ora di lavoro e quindi propone di annualizzare le 40 ore settimanali.

In pratica vuole la possibilità di farci lavorare 5 o 6 ore se non ci sono commesse, 10 o più se il mercato tira senza aggravare il costo del lavoro.

Fondamentalmente c’è una richiesta di nuovi sacrifici, ma secondo me i lavoratori non possono ancora piegarsi alle esigenze dell’azienda.

W.R.: Si avverte un grandissimo malcontento e una certa demotivazione. I lavoratori si chiedono se devono pagare loro carenze di cui non hanno colpa. Mancano delle tabelle di procedura e spesso gli operai sono costretti a prendere delle iniziative personali. Il caso dei giovani poi è eclatante, prima un neoassunto lo si affiancava, gli si spiegava anche più di una volta i propri compiti, oggi invece sono costretti a fare gli autodidatti.

 

E la reazione della RSU quale è stata?

W.R.: Mi pare che azienda e RSU vadano avanti sulle stesse rotaie. In particolar modo negli ultimi anni, il sindacato, qui alla CESAB, ha smesso di criticare le proposte aziendali, i metodi e l’organizzazione del lavoro. Sento spesso la frase "tanto azienda e sindacato decidono tra di loro" che dimostra quanto sia scarsa la fiducia nei confronti di RSU e sindacato. C’è un collegamento stretto tra combattività e forza, più si è remissivi meno si ha la fiducia dei lavoratori, e viceversa.

G.M.: La RSU ha fatto da portavoce dell’azienda giustificando la richiesta di 1000 ore di straordinario, dopo che la stessa azienda ad agosto aveva fatto fare le ferie forzate chiudendo, perché erano rimasti invenduti più di 100 carrelli rispetto al programma di vendite. Sindacato e RSU devono cominciare a rappresentare i lavoratori, servono proposte alternative e più combattive.

 

Di quali proposte alternative parli?

G.M.: Una migliore organizzazione del lavoro richiede un ampliamento dell’organico, la ricerca di personale specializzato, la revisione delle responsabilità direzionali. Alla "flessibilità" che propone l’azienda si deve contrapporre la riduzione dell’orario di lavoro non annualizzato senza ridurre gli stipendi, e dire basta alle assunzioni a termine. Non è un caso che i giovani precari siano così poco presenti alle assemblee sindacali, è capitato anche a me e capisco perché si sentono ricattabili.

Non c’è la volontà da parte della proprietà e dell’amministrazione di dare una svolta alla politica attuale, quindi l’esigenza di cambiare deve partire dal sindacato e da noi stessi, operai ed impiegati. Bisogna costringere l’azienda a chiarire le sue reali intenzioni e dobbiamo porci il problema di difendere il nostro posto di lavoro e di migliorarne le condizioni.

 
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