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I lavoratori UPS non hanno chinato la testa! Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Previtali (delegato Rsa Filt Cgil)   

 

I lavoratori UPS non hanno chinato la testa!

 

 

Nel bel mezzo del picco di Natale i lavoratori Ups di Bergamo hanno deciso di incrociare le braccia uniti contro i sabati lavorativi.

Nonostante il contratto nazionale dica chiaramente che il lavoro si svolge dal lunedì al venerdì sono ormai oltre 500 sabati che i lavoratori della filiale di Bergamo hanno garantito all’azienda senza avere nulla in contro partita.

Chi avrebbe mai pensato che questi lavoratori, che per anni hanno chinato la testa, avrebbero messo in crisi uno dei periodi più importanti e proficui per l’azienda, il periodo di Natale.

Questa lotta è molto importante perché dimostra come i lavoratori cambiano. Per anni hanno cercato vie d’uscita diverse dalla lotta ma alla fine, se siamo pazienti e costruiamo il terreno giusto per la solidarietà tra lavoratori, la lotta diventa inevitabile.

Dopo la magnifica lotta dei colleghi Ups Usa che hanno dimostrato come si può sconfiggere una potente multinazionale e quella per oltre un anno dei lavoratori delle filiali italiane (in particolare di Milano), abbiamo visto come è difficile vincere una battaglia quando si é isolati sindacalmente e non coordinati nazionalmente. È possibile lottare e resistere alla prepotenza padronale se si hanno obbiettivi chiari per costruire una lotta di tutti i lavoratori Ups. Certamente non possiamo essere astratti, ogni filiale lotta sui propri problemi - molte volte comuni - ma se non c’è chi fa da collante, chi unisce i lavoratori ben poco si riesce a fare.

Grazie all’esperienza e all’aiuto della Rsu di Milano abbiamo iniziato a costruire dei momenti di confronto tra i lavoratori. Man mano che approfondivamo i rapporti vedevamo sempre più chiaramente il vero volto dell’azienda. Nei momenti di confronto con i lavoratori e con la Rsu di Milano abbiamo capito che più si ha un atteggiamento remissivo e peggiori sono le condizioni di vita e di lavoro.

Abbiamo capito sulla nostra pelle come non sia vero che se fai il bravo, se ti comporti bene ti puoi sentire un garantito.

Cambiare turni di lavoro anche in barba al contratto era la norma già dal ‘93, modificare i turni, allungarli, mettere d’autorità in ferie le persone, oppure al contrario, chiamare le persone a casa per coprire il lavoro, sono state cose normali non contrattate e non ripagate da miglioramenti delle condizioni di lavoro e di salario. Sono anni che chiediamo di non mangiare nei magazzini, di avere una sala ristoro, sono anni che vogliamo locali che rispettino le minime condizioni d’igiene, è da tempo che chiediamo che sia assunto più personale per coprire i turni.

La nostra esperienza dimostra che accettare supinamente le disposizioni aziendali apre la strada a continui peggioramenti.

Lo sciopero contro lo straordinario, in atto ogni sabato dal 13 dicembre, ha creato un fronte unito e compatto che ha sì spaventato l’azienda che come il suo solito ha fatto le sue isteriche minacce ma non l’ha ancora piegata.

Sappiamo che cercano di aggirare la filiale spostando il lavoro in altre filiali o in altro modo. Sappiamo che stanno facendo pressioni sui lavoratori più esposti ai ricatti aziendali. Sappino cari signori che chi semina vento raccoglie tempesta. Stiamo lavorando per costruire un collegamento nazionale che sappia opporre alla tracotanza aziendale come negli Usa una unità e tenacia vincente.

 
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