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Accolto da ben nove cortei di protesta, il Consiglio dei ministri
riunito a Napoli il 21 maggio ha varato il decreto sull’emergenza
rifiuti in Campania.
Il Ddl varato dal governo dichiara lo stato di emergenza con termine al 31 dicembre 2009 e garantisce al sottosegretario Bertolaso poteri enormi e la possibilità di ignorare ogni vincolo ambientale. Si stabilisce (art. 9) che il parere della commissione di controllo ambientale sia solo consultivo; se il sottosegretario ritiene necessario aprire la discarica può ignorare l’eventuale parere negativo della commissione. “Ai fini del contenimento della spesa pubblica”, l’articolo 7 prevede la diminuzione dei componenti della commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale da 60 a 50.
L’articolo 2 dichiara che “I siti, le aree, e gli impianti comunque connessi all’attività di gestione dei rifiuti costituiscono aree di interesse strategico nazionale”. Le discariche sono equiparate ad aree di interesse militare e saranno presidiate dalle forze armate. Chi si introduce nelle discariche o ne impedisce l’accesso rischia l’arresto da tre mesi a un anno e chi crea difficoltà nella gestione dei rifiuti che vanno in discarica rischia l’arresto fino a un anno o fino a cinque se si è promotori di disordini.
Bertolaso può inoltre disporre, con proprio provvedimento, la precettazione dei lavoratori a qualsiasi titolo impiegati nell’attività di gestione dei rifiuti; viene di fatto ad essere abolito il diritto di sciopero.
La risposta di Chiaiano
Il 23 maggio sono stati pubblicati anche i nomi dei siti che ospiteranno le discariche. Accanto a nomi già conosciuti come Serre, si aggiunge la località di Chiaiano (quartiere a nord di Napoli). A Chiaiano, le ultime case distano in linea d’aria a non più di cento metri dalla futura discarica, la strada che dovrebbero attraversare gli autocompattatori è una delle principali arterie di traffico in uscita da Napoli e, come se non bastasse, la cava che dovrebbe ospitare la discarica è di tufo e quindi fortemente infiltrabile dal percolato. Si aggiunga che intorno alla cava c’è un parco naturale e la zona ospedaliera della città e che sotto la cava passa la falda acquifera che serve a rifornire gran parte dei comuni del comprensorio.
Di fronte alle prime indiscrezioni sull’apertura di un sito a Chiaiano, la gente che già da settimane aveva organizzato i cortei e un presidio permanente si è riversata nelle strade per impedire l’accesso ai tecnici mandati da Roma. La polizia ha caricato più volte il presidio facendo feriti e arresti. Basta passare una giornata al presidio per rispondere alle insinuazioni sul ruolo della camorra: si tratta di una protesta di popolo guidata dal protagonismo dei comitati civici e dal coraggio di tanti uomini e donne del posto. La maggioranza delle persone al presidio sono lavoratori che dedicano tutto il tempo libero alla protesta a volte non dormendo per giorni.
Il 24 maggio un corteo di massa ha attraversato le strade di Chiaiano e di Marano (comune confinante alla cava) chiedendo la cancellazione del decreto e un nuovo piano rifiuti. Gli abitanti sono riusciti ad ottenere che la commissione di controllo sull’impatto ambientale fosse composta in maniera paritetica da tecnici di Bertolaso e da tecnici nominati dalla comunità. Dopo una lunga e travagliata assemblea terminata tra la notte del 26 e il mattino dl 27 maggio i cittadini di Chiaiano insieme ai comitati di difesa del territorio hanno deciso di togliere le barricate, in attesa dei risultati dei tecnici. La polizia continua a presidiare la zona con forze ingenti.
Primo giugno, risposta di massa!
Solo pochi giorni dopo l’entrata dei tecnici della commissione ambientale nella cava di Chiaiano Berlusconi ha svelato le sue carte: la discarica si farà, si deve fare! Queste le parole all’indomani della sua ennesima passerella nella prefettura di Napoli, ma la risposta dei cittadini di Chiaiano e di chi non vuole la discarica non si è fatta attendere.
Il corteo del primo giugno rappresenta senza dubbio un salto qualitativo nella lotta contro la discarica ed è la dimostrazione che i cittadini sono pronti in ogni momento a rompere la tregua dichiarata in attesa dei risultati dei tecnici. Il corteo era stato convocato per le 16, ma già dalle 15 il presidio si è riempito di tanti giovani ed attivisti di comitati provenienti da ogni parte d’Italia. La delegazione più massiccia arrivava dalla Val di Susa con i rappresentanti del comitato No Tav, ma molte erano anche le persone che arrivavano da Vicenza a rappresentare la lotta contro l’ampliamento della base militare Dal Molin. Per oltre un’ora si sono succeduti autobus in arrivo da tutta Italia e nutrite erano anche le delegazioni dalla Puglia, in particolare si notava la presenza di alcuni compagni del comitato contro la discarica di Grottaglie. Forte la rabbia da parte di questi compagni nei confronti di Nichi Vendola, attualmente commissario straordinario all’emergenza rifiuti in Puglia, che nel giro di due anni ha avviato la costruzione di un inceneritore a Bari, iniziato il progetto per la costruzione di un altro inceneritore a Taranto e affidato gran parte della gestione del ciclo rifiuti a privati.
L’aria che si respirava al corteo era estremamente combattiva e nonostante fossero presenti i dirigenti di tutte le organizzazioni esistenti nella sinistra italiana era chiaro che si trattava di una manifestazione popolare fatta da gente comune e non solo da attivisti politici. Il percorso del corteo lambiva il presidio permanente e il momento sicuramente più emozionante lo si è avuto quando i manifestanti del presidio e quelli del corteo si sono uniti. Un lungo applauso ha sancito l’incontro e non era raro trovare commozione negli occhi di persone del posto che per la prima volta vedevano una solidarietà fattiva da parte di persone che arrivavano da tutta Italia, portando la presenza a oltre 10mila persone. A fine giornata un’assemblea combattiva sanciva la volontà da parte della popolazione di continuare la lotta contro la discarica, la serata si è poi conclusa con un piccolo spettacolo di Ascanio Celestini.
Per anni si è privatizzato il settore dei rifiuti e si è lasciato tutto nelle mani di chi, nel nome del profitto facile, ha prodotto danni irreparabili al nostro territorio. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Fibe che per anni ha gestito il monopolio degli impianti CDR in Campania e che avrebbe dovuto costruire l’inceneritore d Acerra. Hanno speculato costruendo ed utilizzando impianti non a norma con il risultato che ad oggi in Campania non esistono eco-balle che possano dirsi tali. Rinazionalizzare il ciclo dei rifiuti appare sempre più l’unica soluzione possibile, ponendo tutto il ciclo sotto il controllo dei lavoratori del settore e delle comunità locali. Solo in questo modo saremo certi che chi decide lo farà nell’interesse di tutti e non del profitto.
9 giugno 2008
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