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Firema trasporti La nostra lotta per la salute Stampa E-mail
Scritto da Lino Canta (Rsu Fiom-Cgil Firema trasporti, Caserta)   

L’arresto di sette persone a Ivrea per smaltimento illecito di grosse quantità di amianto conferma ancora una volta che la volontà di lucrare sulla pelle dei lavoratori da parte di padroni e padroncini è ancora oggi presente più che mai.

Ogni anno muoiono solo in Italia più di tremila lavoratori ex esposti all’amianto. Le malattie derivanti dall’esposizione all’amianto si manifestano fino a quaranta anni dopo, per cui le stime più accreditate ci dicono che il picco di morti per amianto non è ancora arrivato, almeno fino al 2015-2020.I paesi emergenti nel mondo (Cina, Brasile India) sono anche i maggiori produttori di materiali contenenti amianto, ma c’è anche il Canada che a fronte di 6mila tonnellate di amianto utilizzate all’anno, ne produce 300mila, tutte da esportazione.

Questo implica necessariamente che la lotta deve essere condotta su due livelli contemporaneamente, quello diretto alla salvaguardia della salute e quello per l’eliminazione dei presupposti economici che fanno sì che pochi ricchi possano pensare di poter ammazzare migliaia di lavoratori sul posto di lavoro. La vicenda amianto è sicuramente complessa e va chiarita per essere risolta.C’è un atteggiamento costante nel voler spostare tutto il dibattito solo su un livello legislativo. Dobbiamo invertire la rotta, perché coloro che hanno in questi anni legiferato sull’amianto sono le stesse persone che ci hanno condannato a lavorare in presenza del materiale cancerogeno.Lo stesso ultimo decreto del ministero del lavoro del 12 maggio non è altro che uno specchietto per le allodole.

Da una parte dà la possibilità di presentare domanda di risarcimento, dall’altra prova però a “chiudere la partita” con il minore esborso possibile. Come dire ai lavoratori: “ecco un contentino, adesso non lamentatevi più”!  C’è infatti una vera e propria esclusione per i lavoratori che non hanno presentato domanda entro il 15 giugno 2005. Non hanno diritto di risarcimento per esempio tutti coloro che pur essendo stati esposti all’amianto, sono già andati in pensione prima del 2007 data della legge 247. C’è uno solo scopo, quello di dividere i lavoratori che rientrano nello scaglione e quelli che invece non ci rientrano. Insomma, c’è anche un volgare tentativo di mercificazione della vita umana, l’amianto è un problema strutturale e diffuso, non si può pensare di risolverlo pagando chi rientra in una fascia, piuttosto che un’altra.

Anche in Firema Trasporti di Caserta abbiamo una lotta in atto. I lavoratori si scontrano con l’azienda che ha portato avanti la rimozione dell’amianto senza però che si capisca dove sia la documentazione che ne certifichi il corretto svolgimento.

Per anni siamo stati esposti all’amianto tramite i capannoni e contemporaneamente attraverso le vetture.
Il sindacato non è all’altezza della situazione e sul terreno amianto svicola e pare non volersi sporcare le mani; neppure Rifondazione Comunista è stata in grado di intervenire, l’assessore Gabriele ha detto di non sapere quale fosse la sua competenza al riguardo.
Abbiamo un muro da abbattere, quello delle complicità tra aziende e governi, regione e parti sociali. Se la mobilitazione è il modo per aprire il coperchio della pentola e far venir fuori tutto, quella intraprenderemo.

Ci sono decine e decine di compagni che sono morti e che continuano a morire alla Firema. Nei prossimi anni l’esposizione all’amianto continuerà a produrre i suoi effetti disastrosi e noi non possiamo restare a guardare. Dobbiamo creare una commissione gestita da noi lavoratori, che certifichi la documentazione prodotta, che controlli le relazioni tra l’Inail, l’azienda Asl e i sindacati. Dovremo verificare che sulle vetture non ci sia amianto, che il processo di smaltimento sia avvenuto con le dovute precauzioni, che l’azienda si sia dotata di camera bianca, e che non si pensi di lucrare ulteriormente sulla nostra salute. Intraprendiamo la lotta per una maggiore democrazia sindacale, per una maggiore trasparenza nei rapporti con le aziende, la lotta per il diritto di non scambiare il salario oggi con una vita domani. Per non dovere andare in fabbrica e sentire che il compagno storico, quello che era appena andato in pensione è appena morto. È inaccettabile l’idea che in cambio di un salario si possa morire. 

9 giugno 2008 

 
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