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Non c’č tregua per gli operai Terim… Stampa E-mail
Scritto da Francesco Santoro (Rsu Fiom-Cgil Terim)   

ma l’ultima parola sarà nostra!

Dopo la lotta vittoriosa contro i 300 licenziamenti, i lavoratori e le lavoratrici della Terim (Modena) non hanno conosciuto un solo minuto di tregua. Da settembre ad oggi sono rimasti in trincea a difendere le conquiste ottenute attraverso le lotte di questi anni. Questo clima di “guerra” permanente è stato fomentato dalla nuova direzione aziendale, che sin da subito, ha tentato di piegare i lavoratori con metodi repressivi degni del migliore stile Fiat.

L’obiettivo padronale è lampante: cancellare ogni forma di radicalità politico/sindacale e riportare “l’ordine” nella scia del riflusso politico che caratterizza il nostro paese in questa fase. Non a caso il padrone questa volta ha reclutato i suoi scagnozzi direttamente dalla Ferrari auto di Maranello e dalla Fiat, ma uno più uno non fa sempre due, specie in Terim. Dopo tre anni consecutivi di lotte i lavoratori e le lavoratrici anelavano ad un periodo di riposo, ma il ritorno alla realtà è stato brusco e repentino, dato che i primi scioperi sono partiti dal mese di settembre subito dopo il rientro dalle ferie agostane.

Eravamo consapevoli che la Cassa integrazione sarebbe stata adoperata come un grimaldello per scardinare la tenuta materiale e psicologica dei lavoratori dopo la lotta contro i licenziamenti. Le liste di rotazione divennero vere e proprie liste di proscrizione contro lavoratori con prescrizioni mediche ed attivisti sindacali. L’azienda, annusando la ricerca di un periodo di tranquillità da parte dei lavoratori, riteneva di poterli mettere gli uni contro gli altri, portando avanti una campagna discriminatoria contro i malati, additandoli come la causa delle inefficienze produttive e quindi delle “disgrazie cadute sulle testa del padrone”.

I metodi adoperati sono stati tra i più subdoli: terrorismo psicologico perpetrato dai capireparto; colloqui individuali con i lavoratori malati tenendo all’oscuro il sindacato, durante i quali si tentava di “persuaderli” anche con offerte economiche all’esodo; l’invio in assemblea orde di impiegati per adoperarli come un estintore contro le proposte di lotta più intransigenti. Se all’inizio qualcuno ha fatto proprio lo slogan reazionario aziendale “mors tua vita mea” , dopo pochi mesi la larga maggioranza degli operai reagiva con forte sdegno a tutte queste provocazioni comprendendo il vero scopo del ricorso all’ammortizzatore sociale e grazie alla lotta ed alla mobilitazione dell’intero gruppo si è ottenuta la sospensione della cassa, il reintegro di tutti a lavoro, con tanto di integrazione economica fino a concorrenza del salario al 100% per tutti coloro che erano stati particolarmente colpiti dalla cassa.

Questo processo maturato in tre mesi, ha costituito lo sfondo di una serie di vertenze che hanno rappresentato un vero fuoco incrociato al quale siamo stati sottoposti: attacco al diritto del servizio mensa, congestionando l’afflusso in un unico turno a fronte dei tre che da sempre avevamo; demansionamenti a lavoratori combattivi, tra i quali il più palese ai danni del segretario del circolo aziendale del Prc, Daniele Prampolini; lettere non troppo velatamente intimidatorie inviate dalla Direzione generale ai lavoratori che erano stati particolarmente malati nel 2007; aumenti unilaterali di ritmi e carichi di lavoro.

Non ci siamo lasciati risucchiare in questa spirale, ma abbiamo dosato le forze affrontando le vertenze per priorità, introducendo nuove forme di lotta come gli scioperi per reparto; questo è stato facilitato integrando anche economicamente una parte degli scioperi mirati tramite il sempre cospicuo fondo cassa Rsu, oppure portando avanti vertenze individuali attraverso i legali della Fiom-Cgil e, infine, imparando anche a non allarmarsi per ogni foglia che si muovesse, come per esempio riguardo le lettere intimidatorie.

Così facendo non abbiamo esasperato e tanto meno stancato i lavoratori, come avrebbe voluto l’azienda, ma siamo riusciti a difendere tutti i diritti e le condizioni di lavoro conquistate negli anni, messe sotto attacco contemporaneamente, articolando la lotta giusta al momento giusto. Inoltre, questa valutazione tattica ci ha permesso di poter liberare tutta la nsotra capacità di mobilitazione durante il rinnovo del contratto dei meccanici, aderendo massicciamente a tutte le iniziative di sciopero, spiccando nei vari blocchi stradali, autostradali e ferroviari con delegazioni molto nutrite dietro lo striscione Rsu di fabbrica.

La lotta di classe è prima di tutto una guerra di nervi pertanto, gli attacchi incrociati da parte del padrone sono continuati tentando di mettere in discussione le quantità economiche del premio di risultato e la riduzione d’orario estiva, due fiori all’occhiello della conquiste degli ultimi anni. Dopo una estenuante trattativa, ad un millimetro dalla ripresa di picchetti durissimi, l’azienda ha fatto un passo indietro sui soldi ma, la questione sulla riduzione d’orario estiva è ancora aperta e troverà risoluzione nella prima settimana di giugno con le buone o con le cattive maniere; sicuramente noi non cederemo allo scambio con la flessibilità sull’orario di lavoro, come vorrebbe il padrone, ma difenderemo con le unghie e con i denti ciò che ci spetta.

9 giugno 2008 


 
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