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Alla Wittur la lotta paga! Stampa E-mail
Scritto da Filippo Agazzi   

Le giornate di mercoledì 7 e giovedì 8 maggio saranno certamente ricordate con soddisfazione dai lavoratori della fabbrica metalmeccanica Wittur, con sede a Colorno (Parma), protagonisti vincenti di una dura vertenza per il rinnovo del contratto aziendale.

È stata una lotta esemplare, sia perché si inserisce emblematicamente rispetto al dibattito politico nazionale che ruota attorno al nuovo modello di contratto nazionale e alla richiesta di Confindustria di legare il salario alla produttività; sia perché questa esperienza dimostra ancora una volta che solo la lotta, e la lotta dura, è quella che paga!

La questione principale che ha fatto scendere i lavoratori in lotta riguarda la richiesta della proprietà di eliminare la quota fissa del premio obiettivo, aumentandone la parte variabile, legando così, in maggior misura, una parte importante del loro salario alla produttività. Un netto peggioramento rispetto al sistema fino ad allora utilizzato in azienda, col quale per i lavoratori vi era un premio di produzione garantito, e non legato a quanto si produce nel corso dell’anno.

Oltre al mantenimento del premio obiettivo fisso, i lavoratori chiedevano di aumentare i permessi retribuiti per le donne lavoratrici con figli. Di fronte ad un atteggiamento padronale di totale chiusura, i lavoratori hanno deciso di entrare in sciopero con il chiaro obiettivo di piegare il padrone e portarlo a più miti consigli. Durante i due giorni di lotta abbiamo visto operai che ci guardavano con simpatia perché eravamo lì per portare la nostra solidarietà e per ascoltarli e sostenerli. Così hanno cominciato a parlarci della loro rabbia, ma anche della paura di rimanere isolati se la lotta fosse diventata molto dura e se gli scioperi si fossero prolungati molto. Abbiamo cominciato a discutere con gli operai parlando di come organizzare una cassa di resistenza, di come coordinare un picchetto, di quali altri strumenti si potevano mettere in campo per convincere i lavoratori più arretrati e più dubbiosi.

Dopo due giorni la proprietà ha richiamato i delegati al tavolo delle trattative accogliendo molte delle richieste fondamentali per cui gli operai hanno lottato in modo estremamente compatto: nelle officine, infatti, l’adesione è stata sostanzialmente del 100 per cento, con la produzione totalmente bloccata. È chiaro che solo la determinazione che si respirava tra i lavoratori durante i picchetti, la coscienza e la convinzione che era giunta l’ora di rispondere all’arroganza padronale e che questa lotta era uno spartiacque per il futuro di molti altri lavoratori delle aziende della nostra provincia, hanno permesso di vincere la vertenza e portare a casa un accordo positivo.

9 giugno 2008 

 
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