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Parma - La lotta vittoriosa degli studenti di Scienze Politiche Stampa E-mail
Scritto da Deborah Pezzani   

Gli studenti del corso interfacoltà di scienze politiche hanno da poco messo in campo un’efficace lotta contro la decisione del Senato Accademico di sopprimere il loro corso di studi.

La notizia è arrivata per vie informali e ha colto tutti di sorpresa. La reazione è stata immediata. Si è costituito il comitato autonomo SPAMI, dal nome del corso di laurea, sono state fatte assemblee in cui si decideva di volta in volta la linea da portare avanti, con delegati democraticamente eletti e con la possibilità di revoca; ogni giorno, manifestazioni e volantinaggi.

Per due settimane sono stati il “terremoto” che ha scosso l’Ateneo di Parma e alla fine la lotta ha pagato. Non solo il Rettore ed il Senato Accademico hanno dovuto fare un passo indietro rispetto alla decisione presa precedentemente, ma hanno dovuto piegarsi a tutte le altre rivendicazioni della piattaforma di lotta presentata dal comitato, tra cui soprattutto la continuità didattica (a livello di offerta formativa e di docenti) e la possibilità di accedere senza debiti ad una laurea magistrale di Economia. Questa lotta ha impressionato per i metodi di costruzione utilizzati dagli studenti, per i livelli di autorganizzazione che hanno sorpreso e travolto i rappresentanti dell’Udu, il cui voto di astensione in Senato Accademico è stato duramente contestato, per la radicalità espressa nelle rivendicazioni contenute nella piattaforma che hanno permesso il raggiungimento dell’obiettivo. Conclusa la lotta, ora diversi tra i protagonisti di questa mobilitazione stanno discutendo la necessità di proseguire in maniera organizzata, facendo tesoro degli insegnamenti di questa esperienza.

Riportiamo l’intervista a Dario Serventi, uno dei sei portavoce del comitato, nonché tra i principali organizzatori di questa lotta vincente.

Da dove è partita l’idea di costituire il comitato?

Tutto è nato quando abbiamo saputo che il corso di scienze politiche sarebbe stato chiuso e gli studenti dirottati verso la facoltà di giurisprudenza. La prima idea è stata: raduniamoci e parliamone. Abbiamo quindi convocato un assemblea e quello che sarebbe emerso avrebbe segnato il passo successivo. L’assemblea ha deciso di costituire un comitato e  di eleggere dei portavoce e dei delegati dei vari anni che raccogliessero informazioni e coordinassero le azioni successive.

I metodi messi in campo sono stati molto efficaci e vi hanno fatto vincere la battaglia, come vi siete organizzati e da cosa sono scaturiti?

In un contesto in cui ciò che viene deciso viene imposto dall’alto penso che ripartire dal basso, ossia dare più voce possibile alla base sia fondamentale. Abbiamo eletto dei portavoce che si riferissero sempre al comitato. Inoltre, l’unico modo per garantirci veramente efficacia nel raggiungimento dei nostri obiettivi era quello di avere credibilità agli occhi degli studenti, quindi questo doveva  essere un comitato nato dagli studenti che portasse la volontà degli studenti e non un’iniziativa del singolo o di un piccolo gruppo che decide di fare tutto da sé.

Dopodiché, striscioni, volantini, manifestazioni, hanno avuto tutti un minimo comune denominatore, ossia, l’informazione, contattare più studenti possibile per farli unire e partecipare. Come abbiamo potuto osservare in questa esperienza l’università è sempre più un’azienda, e, qualsiasi azienda se subisce della pubblicità negativa, reagisce. L’ateneo s’è ritrovato su tutti i giornali locali, in discussione negli organi istituzionali (comune, provincia, regione…) di conseguenza, questo ha creato il caso. Una volta creato il caso, sono stati costretti a parlare con noi e per forza sono dovuti scendere  a patti dato che ci sono altre facoltà con problematiche simili che potrebbero seguire l’esempio di questa lotta.

Il Csu propone la costruzione di collettivi che si organizzino con metodi molto simili a quelli che avete messo in campo voi, basandosi su una piattaforma politica radicale, cosa ne pensi? Aderiresti?

Personalmente potrei partecipare ad un gruppo di questo tipo se ne condividessi i contenuti politici e le rivendicazioni. Ad ogni modo, ben venga se si riescono a costruire collettivi e ben venga se questi sono schierati con proposte radicali. Poi tutto il resto si deve costruire con la discussione democratica e con la capacità di portare avanti le proprie idee convincendo anche gli studenti che non hanno ancora le idee chiare. Ma è fondamentale che ciò avvenga attraverso la discussione, che è poi la base della democrazia.

9 giugno 2008 


 
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