Domani è già troppo tardi
Dopo più di 15 anni di bassolinismo in Campania è veramente difficile pensare
che un tempo, a sinistra, questa regione fosse considerata il laboratorio dove
venivano sperimentati nuovi e più efficaci equilibri nel rapporto tra
Rifondazione ed il centrosinistra.
A fine gennaio, in uno dei periodi di maggiore criticità dell'emergenza
rifiuti, il comitato politico regionale del Prc teneva una discussione sulla
situazione in regione. Non mancarono le autocritiche rispetto all'appiattimento
istituzionale e la denuncia della responsabilità della gestione bassoliniana,
ma non si andò oltre la richiesta di andare quanto prima possibile al voto,
espressa per bocca dell'allora segretario nazionale Franco Giordano.
La maggioranza del partito decideva così di approvare un documento dove veniva
richiesto un "atto di discontinuità" da parte della giunta regionale,
insieme, incredibile ma vero, al "rilancio dell'azione di governo".
Gli unici ad opporsi a questa idea e a proporre l'uscita immediata dalla giunta
furono i compagni della nostra area, appoggiati da pochissimi altri.
La bocciatura della linea del partito si è espressa inevitabilmente sul terreno
elettorale, alle politiche la sinistra campana perde 4 voti su 5 e il rischio
che alle prossime regionali la destra torni al potere è molto più che concreto.
L'emergenza rifiuti è la dimostrazione più palese di una crisi profonda che
attraversa la Campania, in pieno degrado sotto ogni punto di vista. Negli
ultimi decenni abbiamo visto smantellare i propri impianti produttivi, con la
perdita di migliaia di posti di lavoro. Di fronte a questo, ci siamo limitati,
nella migliore delle ipotesi, a battagliare sugli ammortizzatori sociali.
Intanto l'emigrazione torna a crescere esponenzialmente.
Dopo anni di politiche fallimentari, la desertificazione industriale e il
degrado delle periferie producono come effetto esplosivo tanto la guerra tra i
poveri (vedi il caso rom a Ponticelli), quanto la crescita della criminalità
organizzata.
L'emergenza rifiuti non offusca solo la crisi sociale, ma anche l'altro
capolavoro della giunta: la gestione clientelare della sanità in Campania,
settore che assorbe gran parte del bilancio regionale.
Qualche compagno è ancora impegnato in una certosina operazione volta a
spulciare i provvedimenti e a rivendicare i risultati, che, seppur parziali,
siamo riusciti ad ottenere in un contesto difficile: è la dimostrazione,
questa, di un partito che ha perso qualsiasi contatto con la realtà. Così è
possibile che qualcuno ancora parli della necessità di una verifica a livello
regionale o, addirittura, sia disposto a sostenere che mollare la presa adesso
uscendo dalla giunta equivarrebbe ad una resa!
Varrebbe piuttosto la pena di riflettere su quale è stato il nostro ruolo nella
gestione della regione; di come in questi anni è stata gestita la formazione
professionale, delle cosiddette politiche attive del lavoro che tanto osanniamo
e soprattutto del giro di affari creato intorno ai corsi di formazione, gestiti
quasi esclusivamente da privati, spesso senza grandi risultati sul terreno
lavorativo (qualcuno ricorderà i famigerati corsi regionali per diventare
veline).
Si è delegato al ruolo istituzionale di qualche compagno la necessità della
lotta e la relazione con i settori sociali che vogliamo rappresentare. A ben
vedere, questo atteggiamento distorto è frutto dello stesso ragionamento che si
è fatto a livello nazionale, per giunta esasperato dal maggiore potere che
stiamo gestendo in regione.
Questa idea è stata accompagnata da toni trionfalistici espressi davanti a
provvedimenti spacciati per conquiste sociali di portata eccezionale. La farsa
del reddito di cittadinanza da questo punto di vista è stata veramente il punto
più alto di questo approccio ipocrita.
La realtà è stata, ed è tutt'ora, amaramente diversa. A egemonizzare la linea
politica della giunta regionale non è stato il Prc e meno che mai i movimenti.
Se di bassolinismo si può parlare, questo è riconducibile, appunto, proprio al
ruolo preponderante che nella gestione della regione ha giocato l'intreccio tra
spartizione politica, malaffare e grandi gruppi imprenditoriali che non hanno
disdegnato i rapporti con la criminalità organizzata. Si tratta di un'ovvietà
che qualsiasi cittadino campano conosce, ma che per i nostri dirigenti non vale
la rottura con quella giunta.
In Campania, come nel resto d'Italia, Rifondazione deve tornare ad essere un
partito di lotta e di opposizione, questo passa per la rottura immediata con la
giunta Bassolino e con le altre giunte locali della regione che sono pienamente
inserite nella stessa dinamica.
E' una scelta necessaria che il nostro partito deve non a se stesso, ma ad un
popolo che come dimostra la lotta di Chiaiano di questi giorni ancora continua,
nonostante le sconfitte, i tradimenti e la repressione, a combattere a testa
alta.
(pubblicato su Liberazione del 10 giugno 2008)
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