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Polydata: una serrata in grande stile Cosa può spingere un padrone proprietario di una piccola azienda di servizi a far sparire su due piedi tutto un ufficio e a spostare l’attività in un luogo misterioso? È quello che è successo alle lavoratrici e ai lavoratori della Polydata Software srl, che martedì 18 novembre alle ore 17,00 si sono visti tagliare le linee telefoniche e bloccare i terminali all’improvviso. Si sono quindi trovati nell’impossibilità di continuare il proprio lavoro.
Le lavoratrici e i lavoratori Polydata In realtà il servizio di segreteria che garantivano rispondendo allo 02/8811 non si è interrotto ma le linee del centralino sono state deviate e ora a rispondere sono altri lavoratori arruolati e istruiti precedentemente dal padrone. Forse lavoratrici e lavoratori disposti a lavorare nel più completo sfruttamento con carichi di lavoro inaccettabili e sottopagati. Ma forse la realtà è ben diversa, il padrone dopo aver portato avanti questo piano ha fatto sapere, in sfregio alle norme più elementari che regolano i diritti dei lavoratori, che intende spostare ad Ancona il servizio. Servizio che ad Ancona, forse, non sarà operativo prima del 15 dicembre. Mentre scriviamo, al centralino fantasma rispondono quelli che fino a poco fa erano i dirigenti, i manager, le segretarie del padrone, le loro figlie e i fidanzati di esse, che per anni hanno cercato di impedire, anche con il ricatto, alle lavoratrici e ai lavoratori di Polydata di difendere il loro diritto a vivere in un posto di lavoro dignitoso con uno stipendio dignitoso e con carichi di lavoro accettabili. Questa decisione cosi estrema del padrone si può capire nella misura in cui si capisce che in questi tre anni siamo riusciti ad ottenere molte delle cose per cui abbiamo lottato. Abbiamo iniziato in sette di cui quattro ragazze in nero e in questi tre anni non solo siamo riusciti a far assumere chi era sfruttato in nero ma abbiamo ottenuto l’assunzione di molte altre lavoratrici, abbiamo combattuto contro l’imposizione di carichi di lavoro massacranti, abbiamo lottato per il diritto di maternità, combattuto contro i turni spezzati (molto frequenti nelle società di questo ramo), abbiamo ottenuto il doppio notturnista e la riduzione di lavoro a parità di salario. Questo e la forte compattezza che si è creata tra i lavoratori che hanno sempre discusso con le proprie delegate sindacali quelle che sono le posizioni più corrette da portare avanti, compattezza creata con l’esperienza nel gestire le lotte e a usare il sindacato (la Fiom-Cigl) e non subirlo, hanno convinto il padrone a chiudere e a cercare di licenziare tutte le lavoratrici. Abbiamo sempre combattuto la logica che viene portata avanti nella concertazione tra Governo, Confindustria e vertici sindacali che in questi anni ha prodotto leggi come i contratti d’area e il pacchetto Treu, leggi che non possono che incentivare i padroni a fare quello che è stato fatto a Polydata. Viene spontanea una domanda: se le lavoratrici e i lavoratori di questa azienda fossero stati più concilianti, si sarebbe potuto evitare tutto questo? La risposta è no. L’esempio più convincente lo offre un’altra delle aziende dello stesso padrone. La Ti-Trovo che svolge lo stesso servizio a Brescia. Le lavoratrici in questi anni non hanno mai lottato per migliorare le proprie condizioni e il risultato è stato che sono sempre rimaste in poche a lavorare su turni di lavoro massacranti. Ora oltre al danno la beffa, non ricevono lo stipendio da molti mesi. A Polydata il ricatto della chiusura è stato usato fin dalla prima lotta, quando eravamo in nero. Non cedere ha consentito di far assumere molti altri lavoratori a tempo indeterminato ed ora che l’attacco è più duro questa forza è l’unica che ci può permettere di riavere il nostro posto di lavoro. Il padrone puntava sul fattore sorpresa per confonderci e dividerci. Non c’è riuscito, lo smarrimento è rientrato subito e immediatamente ci siamo riuniti per pianificare il contrattacco. Si aprirà una vertenza con il sindacato, ma sappiamo bene che le leggi sono scritte per essere liberamente interpretate a favore di una o dell’altra parte. Per questo è fondamentale mantenere l’unità e organizzare tutte le azioni necessarie per vincere questa battaglia. Il padrone è riuscito a toglierci l’arma più efficace: lo sciopero. Ma questo non vuole dire che ci arrendiamo. La nostra reazione ci ha portato a fare dei presidi vicino a dove pensiamo si trovi il centralino in questo momento. Questi presidi ci hanno dato la possibilità di finanziare la resistenza e chiedere a molta gente la solidarietà e l’impegno di tempestare di telefonate questo fantomatico centralino per avere spiegazioni. Il nostro principale obiettivo ora è quello di riprenderci il centralino e metterci chi doveva trovarsi lì fin dall’inizio: i lavoratori e le lavoratrici della Polydata Software. |