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Scritto da Pietro Di Nardo e Anna Arena   

Mercoledì 21 maggio si è svolto a Napoli il primo consiglio dei ministri con all’ordine del giorno l’approvazione di un pacchetto sicurezza e un decreto sull’emergenza rifiuti in Campania. Ad accogliere Berlusconi in città ci sono stati ben 9 cortei di protesta ed il più grande, con alla testa i cittadini di Chiaiano, ha raccolto migliaia di persone.


La prima decisione è la nomina di Bertolaso a Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'emergenza rifiuti. Lo stesso Bertolaso che solo pochi mesi fa si era dimesso dalla carica di commissario straordinario all’emergenza rifiuti.

Il DDL uscito dalla discussione identifica molto bene l’impronta repressiva e regressiva che il Governo sta imponendo alla sua azione ed è perciò interessante analizzarlo.

Dichiarare, innanzitutto, lo stato di emergenza, con termine al 31 dicembre 2009, garantisce a Bertolaso poteri enormi e la possibilità di ignorare ogni vincolo ambientale. All’articolo 9 il decreto stabilisce che il parere della commissione di controllo ambientale sia solo consultivo, quindi se il Sottosegretario ritiene necessario aprire la discarica può ignorare l’eventuale parere negativo della commissione. Se a ciò si aggiunge che, “ai fini del contenimento della spesa pubblica”, l’articolo 7 prevede la diminuzione del numero di commissari che compongono la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale da 60 a 50, si capisce che il rispetto dei territori e della salute dei cittadini non è proprio al primo posto nei pensieri di Berlusconi e Bertolaso. Si sprofonda nell’assurdo allorché si legge, all’articolo 2, che “I siti, le aree, e gli impianti comunque connessi all'attività di gestione dei rifiuti costituiscono aree di interesse strategico nazionale”. Le discariche sono equiparate ad aree di interesse militare e saranno presidiate dalle forze armate. Chi si introduce nelle discariche o ne impedisce l'accesso rischia l'arresto da tre mesi a un anno e chi crea difficoltà nella gestione dei rifiuti che vanno in discarica rischia l'arresto fino a un anno o fino a cinque se si è promotori di disordini. L’elenco delle nefandezze presenti nel decreto sarebbe ancora molto lungo, vale la pena però soffermarsi ancora su un ultimo importante elemento. Il Sottosegretario di Stato può disporre, con proprio provvedimento, la precettazione dei lavoratori a qualsiasi titolo impiegati nell'attività di gestione dei rifiuti. In questo modo nascondendosi dietro la dichiarazione dello stato di emergenza si vieta ogni possibilità di sciopero cancellando un diritto che i lavoratori hanno conquistato con lotte durissime.

La risposta di Chiaiano


Il 23 maggio sulla Gazzetta ufficiale oltre al decreto legge sono stati pubblicati anche i nomi dei siti che ospiteranno le discariche; questi ricalcano in gran parte la mappa del vecchio piano-Bertolaso. Tra i vari siti, a nomi già conosciuti come Serre, si aggiunge la località di Chiaiano (quartiere a nord di Napoli). Chiunque si recasse nella zona che dovrebbe ospitare la discarica di Chiaiano, considererebbe l’idea più che assurda. Le ultime case sono in linea d’aria a non più di cento metri dalla futura discarica, la strada che dovrebbero attraversare gli autocompattatori è una delle principali arterie di traffico in uscita da Napoli e, come se non bastasse, la cava che dovrebbe ospitare la discarica è di tufo e quindi fortemente infiltrabile dal percolato. Se a ciò si aggiunge che intorno alla cava c’è un parco naturale e la zona ospedaliera della città e che sotto la cava passa la falda acquifera che serve a rifornire gran parte dei comuni del comprensorio, si capisce quanto la proposta sia assolutamente folle.

Il 22 maggio, alle prime indiscrezioni sull’apertura di un sito a Chiaiano, la risposta della popolazione del quartiere è stata immediata e di massa. La gente che già da settimane aveva organizzato i cortei ed un presidio permanente contro la proposta della discarica, si è riversata nelle strade per impedire l’accesso ai tecnici mandati da Roma. La polizia, con le spalle coperte da un decreto che gli dava grandi possibilità di repressione, ha caricato più volte il presidio e ad oggi i feriti e gli arrestati sono tanti. Molto si è detto sulla natura del movimento a Chiaiano e l’insinuazione che la camorra guidi la protesta è avanzata con forza. In realtà basterebbe passare una giornata al presidio per capire la natura popolare della protesta. Si tratta di una protesta di popolo guidata dal protagonismo dei comitati civici e dal coraggio di tanti uomini e donne del posto. La maggioranza della persone al presidio sono lavoratori che dedicano tutto il tempo libero alla protesta a volte non dormendo per giorni. Studenti, operai e disoccupati sono la spina dorsale di questa grande protesta di popolo ed ogni insinuazione di natura diversa va respinta con forza perché fatta negli interessi di chi vuole distruggere i nostri territori e la nostra salute.

Il 24 maggio, però, la risposta dei cittadini non si è fatta attendere ed un corteo di massa ha attraversato le strade di Chiaiano e di Marano (altro comune confinante alla cava) chiedendo la cancellazione del decreto ed un nuovo piano rifiuti. Grazie alla dura lotta gli abitanti sono riusciti ad ottenere che la commissione di controllo sull’impatto ambientale fosse composta in maniera paritetica da tecnici di Bertolaso e da tecnici nominati dalla comunità. Dopo una lunga e travagliata assemblea terminata tra la notte del 26 e il mattino dl 27 maggio i cittadini di Chiaiano insieme ai comitati di difesa del territorio hanno deciso di togliere le barricate, in attesa dei risultati dei tecnici, ma per il momento si tratta solo di un tregua armata. La polizia continua a presidiare la zona con forze ingenti e la situazione è difficile, ma la voglia di resistere da parte di una popolazione ferita ed inferocita è ancora tanta.

Quali prospettive per la lotta

Fin da subito il gioco sporco del governo è di tanta parte della stampa, è stato quello di dividere la città di Napoli. Va notata la scientificità con cui i rifiuti non vengono raccolti in concomitanza con la proposta di apertura di una nuova discarica. Lo stesso avvenne nelle giornate della protesta ad Acerra. L’idea che vogliono far passare è che se la spazzatura è nelle nostre strade, la colpa è di chi non vuole la discarica sotto casa (rasenta la magia, però il modo in cui è stato possibile rimuovere, in piena emergenza, gran parte dei rifiuti del centro cittadino, guarda caso, solo in occasione del consiglio dei ministri!). Al momento questo gioco sta riuscendo soltanto in parte al Governo ed al corteo di sabato 24 vi era una forte presenza di persone anche da altri quartieri, ma il rischio di una frattura nel fronte di lotta è molto forte. Bisogna immediatamente estendere la lotta a tutta Napoli ed alla Campania intera coordinando i vari comitati civici. Una delle voci più insistenti in questi giorni è che il prossimo inceneritore di Napoli sarà fatto a Bagnoli. Questo quartiere, già martoriato dall’inquinamento dell’Italsider e vittima di un rilancio promesso e mai iniziato, non può e non deve subire ancora! Unire le lotte presenti e quelle future deve essere il compito del prossimo periodo. Oltre a ciò bisogna coinvolgere nella lotta le organizzazioni sindacali così come avvenne a Scanzano Ionico, poiché un altro dei diritti che il decreto sui rifiuti vìola è proprio il diritto allo sciopero è questo è inaccettabile.

Il movimento si deve fare carico di un appello ai lavoratori del settore rifiuti per la proclamazione di uno sciopero generale regionale di tutte le categorie. A Chiaiano si combatte una lotta che travalica i confini di quel quartiere; Berlusconi ha deciso di andare fino in fondo nella repressione e di utilizzare tutto ciò che avviene a Napoli come cartina di tornasole della propria azione di governo. La sua arroganza gli fa credere che avere un parlamento blindato equivale a non avere opposizione, ma la sua è un illusione e quanto più forte è un illusione tanto più duro è il risveglio. A Chiaiano probabilmente nei prossimi mesi si aggiungeranno anche altre lotte, se veramente si andrà avanti con la proposta di costruire un inceneritore a Bagnoli, da quel quartiere dalle tradizioni operaie potrà iniziare la riscossa della città intera. Nel prossimo periodo le lotte si dovranno dotare di un programma chiaro che chieda la fine della gestione emergenziale, l’avvio di un capillare sistema di raccolta differenziata porta a porta e la bonifica immediata di tutte le zone che sono state colpite dall’emergenza degli ultimi anni. Questo è possibile solo sottraendo l’intero ciclo dei rifiuti al profitto, solo se si supera l’idea per cui “la munnezza è oro”.

Per anni si è privatizzato il settore dei rifiuti e si è lasciato tutto nelle mani di chi, nel nome del profitto facile, ha prodotto danni irreparabili al nostro territorio. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Fibe che per anni ha gestito il monopolio degli impianti CDR in Campania e che avrebbe dovuto costruire l’inceneritore d Acerra. Hanno speculato costruendo ed utilizzando impianti non a norma con il risultato che ad oggi in Campania non esistono eco-balle che possano dirsi tali. Rinazionalizzare il ciclo dei rifiuti appare sempre più l’unica soluzione possibile ed insieme a ciò bisogna porre tutto il ciclo sotto il controllo dei lavoratori del settore e delle comunità locali. Solo in questo modo saremo certi che chi decide lo farà nell’interesse di tutti e non del profitto.

Se tali rivendicazioni fossero state adottate quando sono scoppiate le passate crisi, anziché rifugiarsi dietro il velo della necessità imposta dall’emergenza, probabilmente il problema rifiuti in Campania si sarebbe risolto da tempo senza danni per la salute delle popolazioni.

Leggi il nostro volantino che diffonderemo domenica primo giugno alla manifestazione a Chiaiano 

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