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Resoconto della conferenza nazionale di FalceMartello, Bologna 1-4 maggio 2008 Stampa E-mail
Scritto da la redazione   
mercoledì 14 maggio 2008

Dall’1 al 4 maggio si è tenuta a Bologna, nei locali della federazione del Prc, la conferenza nazionale di FalceMartello. Hanno partecipato a questa assise 173 compagni. Abbiamo avuto un dibattito molto ricco e straordinario che segna un punto di svolta nella costruzione della nostra tendenza.

Alla conferenza erano presenti due ospiti internazionali, Alan Woods e Fernando d’Alessandro, che hanno dato un importante contributo ad allargare l’analisi della fase attuale della lotta di classe a livello mondiale.

Nel corso di quattro giorni ci sono stati ben 97 interventi, che per ragioni di spazio non possiamo citare tutti, ce ne scusiamo con i compagni.

Il dibattito è stato fortemente segnato dalla presenza operaia, frutto del duro lavoro di questi anni.

Un punto alto è stato certamente l’intervento del compagno Antonio Santorelli di Napoli che ha dichiarato la sua adesione alla nostra battaglia nel corso del dibattito, nell’emozione generale della sala.

Per quanto riguarda la gestione organizzativa della conferenza, non finiremo mai di ringraziare le compagne e i compagni che si sono resi disponibili nei vari turni di lavoro, in particolare i compagni di Bologna che hanno lavorato duramente in cucina per garantire i pasti delle quattro giornate, anche accettando di rinunciare ad alcune parti del dibattito. Anche queste rinunce sono il segno del grande senso del dovere e di lealtà della nostra militanza.

Il dibattito sulle prospettive politiche


Claudio Bellotti nella sua relazione introduttiva ha ribadito come il risultato elettorale ha tolto ogni freno all’offensiva della destra, ha parlato dell’onda nera ideologica con cui la borghesia ammanta la “guerra di classe”. Sul piano economico ha esposto gli elementi della crisi del capitalismo e la risposta conseguente: protezionismo, guerre locali, rimodulazione dei flussi commerciali verso oriente e soprattutto attacchi alla classe operaia. Il direttore del Fmi rivendica l’uso di denaro pubblico per tamponare le perdite. La “sinistra” perbenista ritiene di sostenere queste opzioni affinchè da quel denaro pubblico arrivino le briciole per un po’ di stato sociale. Ma non ci sono le condizioni per un “new deal”: la socializzione delle perdite si accompagna alla feroce privatizzazione di tutti i servizi e all’aggressione di tutti i diritti conquistati dai lavoratori.

15Congresso20 Siginificativo il dato sull’immigrazione. Nella sua relazione Claudio ha ricordato come in Italia ogni anno 270mila giovani emigrano dal sud al nord italia. 120mila sono stabili e 150mila sono pendolari. Un fenomeno nelle cifre simile a quello degli anni ’60. La grande differenza è che mentre in passato gli emigrati mandavano soldi a casa, oggi riescono a vivere al nord solo grazie agli aiuti delle loro famiglie che restano in meridione.

In questi anni la classe operaia sopravvive con i soldi accumulati dalle generazioni precedenti.

Il Pd farà il governo ombra e Epifani ha sostenuto che se la sinistra ha il 3% nella società, perché deve avere tanto peso nel sindacato? È dunque necessario per loro fare piazza pulita in Cgil.

La cancellazione della sinistra riformista in parlamento se ha effetti negativi nel breve periodo, ne ha di positivi nel lungo: viene meno la “valvola di sicurezza”. Nel recente passato pesanti sconfitte come quella alla Fiat dell’80 hanno segnato l’autorità del gruppo dirigente e dato l’avvio all’esplosione degli autoconvocati nell’84 sul tema della scala mobile. Sviluppo analogo nel 1992.

Se guardiamo al passato meno recente, il dibattito politico e le scomposizioni a sinistra negli anni ’60 sono state preludio della grande esplosione dell’Autunno caldo.

Ci apprestiamo ad entrare in una fase tortuosa nella quale emergerà un nuovo tipo di militante comunista.

Alan Woods nel suo intervento ha sottolineato l’asprezza della crisi economica, ha introdotto un ragionamento sulla Cina, dicendo che molti ritengono che la Cina fornisca un mercato attraverso il quale il sistema economico potrà uscire dalle secche. Il mercato cinese però si compone nei fatti di non più di 200 milioni di persone, largamente insufficienti ad assorbire le merci prodotte dalla stessa Cina e non potrà rinunciare alle esportazioni e a una guerra commerciale che si farà sempre più intensa a causa del crescente protezionismo di tutti i paesi.

Ha parlato della crisi finanziaria riportando l’opinione dell’Economist che la ritiene la più seria degli ultimi 80 anni. Questo ci consegna un inasprimento del conflitto di classe in tutto il mondo come ci segnalano le rivolte per il pane nei paesi del cosiddetto terzo mondo, l’ondata di scioperi in Europa, ma anche le rivolte rabbiose negli Stati Uniti dove si è addirittura sviluppato un movimento di persone che piuttosto che farsi pignorare la casa dalle banche, la distrugge con le proprie mani.

Alessandro Giardiello ha parlato della crisi della direzione del movimento operaio, crisi del riformismo e del togliattismo. Ha parlato della tradizione italiana di autoconvocazione delle lotte con un riferimento storico particolare. Quando nel giugno ‘69 nella Fiom si affermò per pochi voti l’ipotesi Trentin il sindacato assorbì e cavalcò il movimento dei consigli di fabbrica permettendogli di svilupparsi a patto che non si coordinassero a livello nazionale, lasciando quel terreno al sindacato con il suo apparato. Se Trentin non avesse vinto quella battaglia in Fiom, il sindacato si sarebbe contrapposto al movimento dei consigli, come era nell’impostazione dell’allora segretario Fiom Novella e allora è probabile che i consigli si sarebbero coordinati a livello nazionale costituendo organismi embrionali di contropotere operaio. La commissione fabbriche del Psiup di Torino considerava seriamente questa possibilità e vedeva nel movimento dei consigli un terreno privilegiato di intervento, ma venne frenata dai suoi stessi dirigenti, legati all’apparato nazionale della Cgil.

Paolo Brini ha parlato della nostra battaglia nel partito e di come oggi, proprio per la crisi della direzione, noi raccogliamo i frutti della nostra battaglia; sulla Fiom ha insistito su come oggi la categoria sia ad un punto di svolta e Rinaldini di fronte ad un bivio: accettare la fine “dell’anomalia” Fiom o dare battaglia fino in fondo.

Molti gli interventi che hanno descritto le condizioni aspre del conflitto di classe. Alessandro Riatti ha ricordato come all’Ilva padron Riva ha denunciato 27 delegati per aver promosso scioperi e picchetti per la riconferma di 7 lavoratori apprendisti. Mentre alla Fincantieri operai immigrati e italiani hanno scioperato insieme contro la repressione affinchè il posto di lavoro non sia una lager.

Andrea Davolo ha sviluppato un ragionamento sulla presenza del razzismo fra settori operai, insistendo che il collante di queste idee razziste e fasciste non durerà a lungo, tuttavia questo collante dipende da una contraddizione fra l’esasperazione della classe e la mancanza di credibilità dei dirigenti di sinistra.

A questo proposito Francesco Giliani ha precisato quanto conta la direzione politica in fabbrica: di fronte al conflitto di classe il veleno razzista se ne va rapidamente, nell’attesa dei grandi scontri sarà decisivo chi in fabbrica saprà conquistare l’assoluta fiducia dei lavoratori ad una prospettiva comunista e rivoluzionaria.

Maria Lucia Bisetti ha insistito sul fatto che l’unità con il Pdci non ci porta a nulla. Lo stalinismo chiude ogni possibilità di dibattito autentico, ma anche formale. Non facciamo la battaglia contro Bertinotti e Ferrero per dare poi un posto a Maura Cossutta.

Jacopo Renda ha parlato della disfatta del Prc e della Sinistra Arcobaleno in Campania e al sud: a Napoli da 250mila a 50mila voti, ad Acerra dal 20 al 5%. A Melfi in tutti i comuni operai ha vinto la destra. Tuttavia le condizioni di vita sono disumane, le donne fanno il doppio delle malattie rispetto agli uomini, ha parlato della lotta di Pomigliano e di come sia segnata dalla paura dei lavoratori ad andare fino in fondo, si sentono soli.

Serena Capodicasa ci ha ricordato la preoccupazione della borghesia per l’assenza della sinistra in parlamento, citando a proposito i timori di Casini.

Sul livello di coscienza di classe, Roberto Sarti ha ricordato la rabbia e il furore della classe operaia torinese al corteo in seguito alla strage della ThyssenKrupp, ne segue la necessità di affrontare il tema del livello di coscienza con grande accortezza: per quanto molti di quegli operai non abbiano votato o abbiano votato a destra, non si può negare la loro coscienza di classe.

Cristina Iurissevich di Trieste ci ha spronato a partire dalla necessità di dare concretezza alle nostre battaglie per coinvolgere i giovani a lottare per il comunismo, ripartire da un lavoro culturale e di lotta contro razzismo e xenofobia.

Penultimo intervento, quello di Antonio Santorelli che ha annunciato fra gli applausi della platea di essere “interamente con noi”. Ha detto basta con il linguaggio dei salotti, parliamo la lingua della nostra gente, torniamo alle fabbriche, è in corso una vendetta di classe, ma al momento c’è solo il nostro avversario in campo. Ci ha ricordato l’importanza dell’entusiasmo e della passione e di come si respirasse tanto di tutto questo nel dibattito. Di questa passione, ha sottolineato, c’è tanto bisogno.

Matteo Molinaro, ultimo intervento, ha espresso alcuni ragionamenti sul movimento studentesco e la difficoltà che ha avuto nell’ultimo periodo a svilupparsi.

Claudio ha concluso ricordando come sia proprio dalla rottura degli equilibri consolidati che emergono potenti movimenti rivoluzionari.

In molti negli interventi hanno fatto riferimenti storici agli anni ‘60 allo sviluppo dei gruppi della nuova sinistra che non colsero la capacità di recupero delle grandi organizzazioni tradizionali del movimento operaio e che non ebbero accesso alle lezioni del ‘17 e del partito bolscevico, un tipo di formazione politica completamente cancellata per effetto dello stalinismo. Sia Giardiello che Renda hanno sollecitato lo studio di un testo di Trotskij “Classe, partito e direzione”, che peraltro sarà presto disponibile sul nostro sito.

Il dibattito sul futuro del Prc


Il dibattito sul Prc è stato introdotto da Alessandro Giardiello. La relazione è partita segnalando il panico che si va diffondendo nel gruppo dirigente del partito. A chi sostiene, e sono tanti, che siamo all’anno zero della sinistra, Alessandro ricordava che non si può cancellare la forte tradizione comunista in Italia, con un risultato elettorale.

15Congresso33 Il Pd agisce per recuperare pezzi della Sinistra Arcobaleno usando la corrente di “sinistra” e Aprileonline.

Questo congresso sarà decisivo, non solo per noi, ma per il movimento nel suo insieme. Dobbiamo invitare i lavoratori ad aderire al partito per fare la battaglia al nostro fianco.

A proposito della Costituente comunista, diciamo no alla fusione di apparati, no ad aggregazioni anticapitaliste dominate dallo stalinismo. Agli operai e delegati che subiscono il fascino dell’unità comunista con il Pdci, diciamo che prima di tutto dobbiamo porci il problema di diventare maggioranza in questo partito, poi si vedranno le alleanze.

L’Ernesto ha manifestato tutta la sua miopia, si sono mascherati dietro il movimento degli autoconvocati pensando che così avrebbero catalizzato l’opposizione a Bertinotti e che al congresso ci sarebbero stati due soli documenti: liquidatori e antiliquidatori. Ora che c’è la mozione Ferrero sono in difficoltà e il movimento autoconvocati si sta dividendo. Era logico che finisse così.

Ecco i punti fondamentali della nostra battaglia congressuale:

1. per un partito di lotta e di opposizione contro la borghesia. Opposizione strategica al Pd.

2. per una svolta operaia. Recuperare terreno e credibilità nei luoghi di lavoro e con una battaglia coerente sul piano sindacale.

3. per una nuova rifondazione comunista, contro le pseudocostituenti, a sinistra o dei comunisti, mettere al centro la costruzione del Prc.

Dobbiamo parlare oltre che alle menti anche al cuore dei militanti.

Aggiungere a queste tre parole d’ordine di fondo

1. “che se ne vadano tutti”, il gruppo che ha diretto il partito è responsabile dell’attuale situazione.

2. “salario operaio ai dirigenti operai”, moralizzare i comportamenti a partire dai salari astronomici percepiti dalla gran parte del gruppo dirigente.

Dibattito molto ricco, riporteremo solo parti di alcuni interventi. Alessio Vittori ha detto che c’è una rivolta verso i gruppi dirigenti, che sono stati percepiti ostili alla base militante, la quale è stata effettivamente più volte incolpata della sconfitta per non aver militato a sufficienza. Un vecchio militante che da tempo non si vedeva alle riunioni è intervenuto in un attivo scagliandosi contro la supponenza dei vertici: è venuta giù la sala dagli applausi.

Stefano Pol ha sottolineato l’importanza di avere una posizione nettamente distinta rispetto a Ferrero, in quell’area si stanno ricollocando tanti ex bertinottiani. I ferreriani dicono che i Tarzan (Tarzan è il soprannome di un indipendente di Action, uno dei due eletti nel consiglio comunale di Roma) sono quelli con cui ci dobbiamo alleare per risostruire una sinistra sociale. Mario Iavazzi ha insistito sul fatto che dobbiamo saper parlare a tutti i compagni, tutti possono avvicinarsi e sostenere le nostre posizioni. Mario ha riportato i ragionamenti di Leonardo Masella che apertamente ormai fa campagna per la scissione, nelle ultime riunioni paragona il partito al Titanic e se stesso ad un responsabile marinaio che appronta le scialuppe per mettere in salvo “i suoi giovani”. Su quali lidi approderanno le scialuppe di Masella è facile immaginarlo.

Livio Barbagallo ha detto che persino nei Giovani Comunisti di Napoli si vedono delle crepe, con un settore disponibile a sostenere l’uscita dalla giunta regionale. Mentre Emanuele Cullorà ricordava come i Gc nazionalmente hanno approvato un testo per la loro autoliquidazione. Dario Salvetti ha parlato delle basi materiali delle varie aree, sostenendo come le aspirazioni di Pegolo e Masella sono quelle di potersi ricollocare come sinistra del Pdci. Alessandro Riatti ha ricordato le vicende genovesi dove in seguito alle elezioni amministrative, dove il Prc non elesse nessuno, la federazione venne commissariata. Oggi abbiamo grosse possibilità e stiamo cercando di recuperare anche dalle macerie lasciate da Sinistra Critica. A Genova Sinistra Critica aveva il 22% dei consensi allo scorso congresso. Il circolo del porto aveva quasi 100 iscritti e si era schierato largamente con loro, in opposizione a Bertinotti. Simona Bolelli ha ricordato come si stia assottigliando la differenza fra il nostro intervento sindacale e quello politico contro le concezioni interclassiste e piccolo borghesi. Possiamo capitalizzare una grossa spinta operaia nel dibattito del partito contro i liquidazionisti. Andrea Tavano ha spiegato come a Torino, in seguito allo sforzo ed alle risorse messe in campo da tutta la tendenza, siamo riusciti a creare un gruppo attivo, per quanto ridotto, e con una discreta visibilità all'interno del partito. Questo sarà molto utile in vista del prossimo congresso. In particolare, potrà giovarci l'apporto dei compagni immigrati peruviani e il lavoro politico svolto all'interno della loro comunità.

Mauro Piredda, di Sassari citando l’intervento di una compagna in un congresso di zona ha ricordato che noi non solo abbiamo “la fedina pulita” ma siamo il settore che più tiene al partito, ha aggiunto che dovremo riuscire a trasformare l'interesse diffuso per le nostre posizioni in una fiducia effettiva nella possibilità di cambiare il partito. Andrea Davolo ha sottolineato come la svolta operaia non deve valere solo per noi, ma deve essere un terreno praticabile anche per un largo settore del partito. Antonio Erpice di Caserta ha portato alcuni esempi dalla Campania: Sodano si è costruito un appoggio e un’autorità grazie al sostegno della lotta ad Acerra contro l’inceneritore. Tutto questo è svanito. Il Prc ha detto che non si poteva sostenere Pianura perché altrimenti avremmo dovuto rompere con la giunta Bassolino e se rompiamo, poi non ci vota nessuno perché non risultiamo credibili. Attenzione allo slogan “che se ne vadano tutti”, lo diranno anche loro, “largo ai giovani”, il problema è quali giovani. La capacità di rigenerarsi della burocrazia ha dei limiti. Questa situazione non ha precedenti nella storia. La Campania è famosa per il cammellaggio, ma oggi quale cammellaggio è possibile?

15Congresso33 Maria Lucia Bisetti ha parlato invece della capacità di recupero della burocrazia nella routine quotidiana di gestione del partito, e ha insistito sulla necessità di dare indicazioni concrete rispetto a come pensiamo si debba costruire la nuova rifondazione comunista.

Fabrizio Crescenti ha riportato alcune vicende siciliane e messinesi, ricordando come già due anni fa alle amministrative siciliane con l’esperimento della lista unitaria, il Prc non era più rappresentato nell’Ars (assemblea regionale siciliana). Alle prossime amministrative la direzione ha garantito sulla presentazione del simbolo, ma ha suggerito alleanze con il Pd ovunque possibile. A Messina il gruppo dirigente dell'unico circolo cittadino si è opposto all’alleanza con il Pd anche se il Segretario Regionale e il gruppo dirigente della federazione "consigliavano" l'alleanza dato che ci avrebbe - forse - garantito un consigliere comunale, indispensabile per la sopravvivenza delle strutture visto che tra non molto il Regionale potrebbe non versare i contributi economici come nel passato. La Sicilia per via del voto amministrativo richiederà una deroga e il congresso dovrebbe partire dal 17/6. Fabrizio ha fatto un appello a tutti i compagni che possono ad andare in Sicilia per aiutare a fare i congressi di circolo, dove abbiamo grosse possibilità.

Alessandro nella sua risposta ha in primo luogo fatto una valutazione di metodo. Riferendosi all'intervento di alcuni compagni che chiedevano di precisare ancor più le prospettive per il Prc ha raccomandato di non cercare di "spaccare il capello in 4" e di mettere sotto il microscopio un processo che dipende da uno scontro tra forze vive, c'è il rischio che più ti sforzi di entrare nei dettagli e più perdi di vista il processo generale.

Ha poi insistito nel dire che in questo congresso i marxisti non sono equidistanti tra Vendola e Ferrero, ma allo stesso tempo non pensiamo che Ferrero, nè possa vincere facilmente questa battaglia politica, nè costituisca un'alternativa reale visto il modello a cui si richiama, il partito del pomodoro olandese, un partito basato sul "welfare comunitario", che non organizza conflitto ma tenta di sostituire allo stato sociale una forma di associazionismo votato a un'opera caritatevole di matrice laica. La mozione Ferrero non ci assicura dai pericoli di liquidazione, "frena" ma si muove nella stessa direzione degli altri.

Da un punto di vista teorico non si può escludere che questa crisi del partito possa trasformarsi in un "8 settembre della direzione" e dunque che sia a rischio l'esistenza di Rifondazione. Questo è avvenuto in alcuni paesi anche se i partiti tradizionali hanno 9 vite come i gatti e persino il Pcf si è risollevato alle ultime amministrative rispetto al disastroso risultato delle presidenziali.

Il nostro approccio alla battaglia politica è combinare la massima audacia a una presa di responsabilità. Dobbiamo ragionare come se fossimo noi a dirigere il Prc. Come ha detto qualche compagno: "siamo noi i comunisti e i difensori più convinti di questo partito". Infatti a differenza di altri non abbiamo boicottato la campagna elettorale anche se c'erano delle difficoltà a condurla come tutti abbiamo riscontrato e come è risultato evidente dall'esito elettorale.

La parola d'ordine "se ne vadano tutti" che è abbastanza diffusa in questi giorni può avere un sapore demagogico e populista se è Grillo a portarla avanti ma quando è la base proletaria del Prc allora le cose cambiano. Dobbiamo essere i migliori interpreti di questa idea che ha un carattere fondamentalmente progressivo.

Infine è importante sottolineare che anche se questa crisi del partito può avere effetti disgreganti questo in qualche modo era inevitabile, solo attraverso una crisi di questa portata poteva arrestarsi una corsa folle verso il precipizio e farsi strada un'alternativa di classe e rivoluzionaria come la nostra.

Se i bertinottiani hanno margini di recupero è soprattutto perchè il settore principale che si oppone non ha un'alternativa complessiva da offrire e la decisione necessaria per portarla avanti. È certamente più facile distruggere che costruire e su questo le correnti di destra nei partiti operai hanno sempre fatto leva, se si guarda all’esperienza storica.

Per quanto non si può escludere una vittoria dei bertinottiani, si presenta un'opportunità storica per metterli in minoranza imprimendo una svolta alla politica del partito. Faremo ogni sforzo in questa direzione e la determinazione che è emersa in questa riunione dimostra che possiamo giocare un ruolo fondamentale nel congresso.

Non dobbiamo nel corso del dibattito trascurare le questioni internazionali, la nostra critica si rivolge sia alla linea della vecchia maggioranza che alla posizione del "campo antimperialista" nel quale entrano a far parte il governo cinese ma anche Putin e Ahmanidejad e chi più ne ha più ne metta. Come non vedere le condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposti i lavoratori cinesi, russi o iraniani in questo momento? Il nostro approccio alla questione è completamente diverso: ovunque c'è uno sfruttato, un oppresso, uno schiavo, che sia di nazionalità cinese, russa o iraniana, ma fosse anche cubano o venezuelano la nostra posizione è al suo fianco, sempre e comunque. Questo distingue l'autentico internazionalismo proletario dalle caricature staliniste.

Dibattito sulle tesi sindacali

La relazione introduttiva di Paolo Grassi ha segnalato i tempi dello scontro interno alla Cgil attorno al documento per la riforma del modello contrattuale. Epifani nel direttivo del 29 aprile ha minacciato Rinaldini a schierarsi da una parte o dall’altra, se Rinaldini è contro l’accordo lo deve essere fino in fondo ed uscire dalla maggioranza.

Nicolosi (Lavoro e società) ha detto che la consultazione non riguarda gli iscritti, ma tutti i lavoratori, ricalcando un modello di consultazione tipo referendum sul welfare e con questa dichiarazione si è consegnato mani e piedi a Epifani. Paolo ha espresso una valutazione sulla formazione della Rete28aprile in Fiom. La formazione è necessaria per tutelare i delegati combattivi e far emergere le contraddizioni fra le parole e i fatti di alcuni dirigenti della Rete che in Fiom si sono “sistemati”, ma è necessario tenere conto di quei delegati rinaldiniani combattivi che non capiscono questa posizione perché considerano (giustamente) la Rete non all’altezza.

Paolo ha insistito sulla necessità di continuare e allargare il nostro lavoro nella Rete. Ha poi elencato alcuni elementi del nostro lavoro in fabbriche importanti come Bonfiglioli, Cesab, Maserati, Ferrari, Danieli, ecc.

Matteo Parlati, delegato alla Ferrari ha insistito sulla necessità di far esplodere il dissenso e ha anche parlato del clima intollerabile in Cgil. Edgar Banja, neo eletto delegato sindacale alla Danieli, fabbrica di oltre 2mila dipendenti con 63 iscritti e dove dal 1993 non esisteva una Rsu. Ha portato la sua esperienza, una fabbrica dove metà della forza lavoro sono rumeni, che accettano qualsiasi condizione, lavoro domenicale, straordinari e lavoro illegale. “non solo la precarietà, anche gli immigrati sono usati dal padrone per aumentare lo sfruttamento e rompere l’unità di classe”. Gianplacido Ottaviano, delegato Bonfiglioli, ha parlato delle rivolte operaie degli anni ‘90, del forte radicalismo espresso dagli operai della Enichem di Crotone. Davanti alle fabbriche troveremo operai leghisti, “ma non me li vedo Bossi e Maroni a difendere gli operai ai picchetti”. Dobbiamo dire chiaramente che la Bossi-Fini è una legge filopadronale che permette di assumere lavoratori a condizioni peggiori e aumentare lo sfruttamento di tutti. Gianplacido ha insistito sul fatto che al Sud ci sono gli spazi per una lotta dura e ha proposto di organizzare, laddove è possibile assemblee con il Freteco venezuelano. Beppe Violante, lavoratore della Maserati, ha parlato della ristrutturazione del capitale e del fatto  che la borghesia ha creato le condizioni per un nuovo e più aspro ’68. Ha parlato dello sciopero in Maserati: “erano 30 anni che non c’era uno sciopero che bloccava le linee, ancora ne parlano gli operai”, molti avevano stracciato la tessera Fiom, ma ora che ci siamo noi in diversi si sono ritesserati. Beppe Lania, delegato Ipercoop, ha parlato dello sciopero del commercio che per la prima volta ha portato alla chiusura anticipata del negozio e ha parlato della grave degenerazione dell’apparato sindacale, i cui funzionari ritiengono opportuno sostenere la produttività perché la Coop è “la nostra grande azienda”. Antonio Santorelli ha insistito sul fatto che con il nuovo modello contrattuale si modifica la natura del sindacato, ha parlato della questione meridionale, nella quale deve emergere il nostro ruolo, ha detto “dobbiamo rompere i coglioni ai lavoratori, dire loro: sei schiavo in fabbrica e anche fuori, dobbiamo insistere e dare la sveglia agli operai”.

Maria Lucia Bisetti ha riportato una riunione del Cobas nella quale è stato votato un documento in cui il Cobas si definiva non solo un sindacato, ma un’organizzazione politica femminista, ecologista, ecc. Maria Lucia ci ha spiegato come nella sua fabbrica il Cobas ha promosso e organizzato lo sciopero convocato dalla Cgil.

Antonino Grimaldi, delegato Flai, ha portato la sua esperienza all’Inalca (gruppo Cremonini). Non esistono solo i metalmeccanici anche in Flai ci sono possibilità, intanto ha annunciato fra gli applausi della platea che si costituirà il circolo aziendale del Prc all’Inalca.


Il dibattito sulla costruzione della nostra tendenza ha visto una introduzione di Sonia Previato che ha proposto un bilancio del lavoro svolto. La tendenza ha avuto una crescita cospicua frutto dell’audacia dell’intero corpo militante che si è lanciato nella battaglia del VI congresso del Prc con grande entusiasmo, nella quale in 6 settimane abbiamo coperto 1.300 circoli. Negli anni della partecipazione del Prc al governo abbiamo risentito di qualche difficoltà per la mancata comprensione di alcuni compagni sul senso della nostra battaglia nel Prc. Ciò che ci ha permesso di non perdere la barra è stato il nostro fermo orientamento operaio. Abbiamo capitalizzato molta autorità che si è tradotta anche in un aumento della militanza, la qualità di questa militanza la si evince anche dal livello del nostro dibattito in questa conferenza nazionale. Il clima ora è cambiato e già a partire dal post risultato elettorale c’è una ripresa dell’attivismo politico. Oggi la possibilità di fare un ulteriore salto di qualità nella crescita può non essere una semplice ripetizione del 2005-06 perché la nostra area è molto diversa, ha un radicamento operaio molto più profondo.

Le nostre campagne rivolte al movimento (contro lo scippo del Tfr, per il no al referendum sul welfare e sul contratto dei metalmeccanici) sono state fatte in splendida solitudine, tuttavia hanno aumentato molto la nostra autorità tra i lavoratori. Valga l’esempio della Cesab, fabbrica importante per l’apparato Fiom di Bologna, dove abbiamo subito attacchi demagogici con l’obiettivo di ridurre noi e i delegati più combattivi al silenzio e invece, nelle elezioni della Rsu, su 7 delegati Fiom eletti, 4 sono delegati della Rete 28 Aprile. Analoga vicenda in Bonfiglioli e in tutte le fabbriche dove abbiamo sviluppato il nostro lavoro. Ovunque siamo stati presenti abbiamo raccolto in modo cospicuo, si è parlato molto dello sciopero Filcams e dei risultati all’Ipercoop di Sesto San Giovanni, è giusto dire che è il frutto di un lavoro lungo e paziente con passaggi anche molto aspri come quello del dicembre scorso dove Beppe Lania ha lanciato uno sciopero contro le domeniche lavorative il sabato prima di Natale, e i lavoratori lo hanno appoggiato! S’è mosso mezzo mondo per sedare la mobilitazione e annullare lo sciopero, ma questo ha avuto un effetto profondo nella coscienza dei lavoratori.

15congresso34 Sonia ha insistito sul fatto che per la nostra tendenza il lavoro sindacale non è “per esperti”, tutti i nostri compagni devono sapere, almeno a grandi linee cosa facciamo nelle fabbriche e la natura della nostra battaglia sindacale. Nessuno può delegare su questi temi che sono centrali per il rafforzamento complessivo della nostra alternativa politica.

Capitalizzeremo questo lavoro in termini di sostegno alla mozione, ma anche di aumento vero e proprio di militanza attorno alle nostre posizioni. Dobbiamo infrangere ogni barriera superflua di diffidenza battendoci apertamente per la nuova rifondazione comunista mettendo a disposizione i nostri strumenti, il nostro giornale, la nostra capacità militante.

Ultimo punto toccato dalla relazione, il lavoro giovanile, che è stato in netta controtendenza rispetto al clima generale del movimento studentesco. A Roma ci stiamo proponendo ai Gc per portare avanti la piattaforma del Comitato in difesa della scuola pubblica (Csp), ad Aversa abbiamo ricostruito il lavoro a partire da due scuole e abbiamo una struttura che è presente nelle scuole della città, a Napoli oltre al circolo universitario abbiamo costituito un nuovo collettivo a Scienze politiche. A Modena, dove in passato i nostri studenti avevano un tale senso di inferiorità rispetto ai delegati sindacali, abbiamo insistito con le vendite di Falcemartello davanti alle scuole, vendite che davano ottimi risultati e siamo riusciti a mettere insieme un gruppetto di studenti, con i quali si è aperta una dinamica molto positiva. Abbiamo organizzato un cineforum e soprattutto un giornalino “Cartella Rossa”, che è arrivato alla seconda edizione, ha venduto 200 copie davanti alle scuole e la cui redazione è diventata punto di riferimento per quegli studenti che “vogliono fare qualcosa” e sono disponibili a parlare di comunismo.

A Milano il collettivo Pantera ha sviluppato un intervento molto positivo a partire dalle vicende legate a Giuliano Ferrara e al diritto all’aborto. In tutte le zone abbiamo fatto molto su questo tema, al Pantera una compagna ha messo tutta la sua passione per scrivere il testo con il quale s’è fatta la campagna e si sono coinvolte tante e tanti, raccolti 200 euro di autofinanziamento e organizzato uno spezzone bellissimo al corteo dell’8 marzo. Poi i compagni non si sono più fermati e al corteo del 25 aprile hanno fatto una campagna che ha portato a uno spezzone con un centinaio di studenti molto combattivo.

La nostra passione e il nostro entusiasmo non sono “condimenti” accessori di una tendenza fatta in gran misura da giovani. Dipende dalla consapevolezza dei compiti alti che ognuno di noi si pone.

Franco Ferrara di Genova è intervenuto per primo, ha insistito nel dire che ha abbracciato la nostra battaglia solo perché ha avuto la certezza che essa sarebbe stata all’interno di Rifondazione. Ha ricordato l’importanza della crescita, ma soprattutto della crescita qualitativa perchè una tendenza con un alto turn over non è considerata credibile e affidabile. Oggi la domanda che ci viene fatta è “ma voi avete le capacità per essere gruppo dirigente?” dobbiamo rispondere con grande senso di responsabilità. Infine Franco ha lanciato un avvertimento, ha parlato del veleno del personalismo, forma deteriore presente nel movimento comunista e che va profondamente combattuto.

Piero di Nardo ha sottolineato come in questi anni è cambiato il volto della tendenza grazie al suo orientamento alle fabbriche e ha concluso dicendo che oggi la nostra sfida e costruire il lavoro al Sud. Andrea Davolo ha ricordato i momenti difficile della costruzione, ma anche le grandi soddisfazioni come le tre assemblee elettorali promosse come Gc a Parma che sono state partecipate e percepite come un modello anche da molti militanti. Ha poi ricordato che i compagni di Parma hanno deciso di avviare una inchiesta operaia, non per fare della facile sociologia, ma proprio con lo scopo di avvicinare operai alla nostra tendenza.

Francesco Giliani ha insistito sull’importanza del lavoro collettivo e l’importanza di avere un gruppo dirigente anche a livello locale coeso, capace di lavoro di squadra e scevro da ogni personalismo. Ha sottolineato come non si aspettavano che Cartella Rossa avesse un simile successo, il che dimostra ancora una volta come l’audacia paga. Franco Bavila ha ripreso l’importanza dell’audacia e ha sottolineato come abbiamo tenuto le nostre forze, mentre tutti gli altri crollavano. Alessio Vittori ha raccontato della bontà della nostra campagna in difesa della 194. A Roma c’è stata un’assemblea partecipata nella quale le compagne hanno datto il meglio di loro stesse con un dibattito vivace e appassionato. Da lì poi è emersa la spinta a fare un'altra assemblea a Ciampino con Bellotti sulle prospettive per il partito che è andata ancora meglio. Margherita Colella ha spiegato dell’intervento dei giovani comunisti a Santa Maria a Vico e ha insistito su come le iniziative politiche promosse dal Csp siano state efficaci per garantire la crescita della nostra area di giovani simpatizzanti. Maria Lucia Bisetti ci ha sottoposto i suoi “patemi” come li ha definiti lei perché a Torino non siamo ancora abbastanza e ha insistito sul fatto che nelle fabbriche c’è una situazione esplosiva e che dobbiamo essere sempre più presenti.

Nelle conclusioni Sonia ha ribadito l’importanza della pazienza e della determinazione. Ha insistito sull’utilità di iniziative e campagne sui diritti civili, come quelle svolte sulla 194, per ribadire la forza dei nostri argomenti sul tema dei diritti delle donne e delle lavoratrici e la loro forte valenza rivoluzionaria, in contrasto con l’impostazione tipica del Forum. Infine ho toccato il tema centrale posto nell’intervento di Franco: l’importanza del partito. Gli oppressi è l’unica cosa che hanno, l’unico strumento con il quale è davvero possibile cambiare questo mondo. È necessario tenere conto di questo per superare la diffidenza con la quale molti militanti ancora vedono la nostra battaglia, è necessario superare questa diffidenza attraverso la massima chiarezza e rilanciando la determinazione con la quale facciamo la nostra battaglia. Tendenze ben più grandi della nostra sono state travolte da logiche di prestigio e da personalismi: non ce lo possiamo proprio permettere. Contro il veleno del personalismo dobbiamo capire che il partito, così come lo è stato per tanti militanti che hanno dato tutto per il Pci, è fatto di compagne e compagni, ciò che di più prezioso abbiamo, ognuno con le sue caratteristiche e tutti sono fondamentali, ognuno deve sentire il dovere di dare il meglio di sé, sapendo che è proprio nel collettivo che le singole caratteristiche individuali trovano la più grande esaltazione, ogni singolarità è più straordinaria se è in grado di potenziare l’effetto dell’azione collettiva.

Su queste basi potremo consolidare una forza che saprà essere all’altezza degli avvenimenti ed essere non un fuscello passeggero, ma un giorno conquistare la direzione del movimento operaio per avviare la trasformazione della società e farla finita con il sistema marcio nel quale siamo costretti a vivere.

Per questo è importante il lavoro collettivo e la passione e l’entusiasmo con cui lo facciamo. Abbiamo il dovere di comunicare ai compagni con cui entriamo in contatto il senso della nostra battaglia, abbattere i muri della diffidenza ed essere pronti ad accogliere ampi settori di nuovi militanti.

La conferenza si è conclusa con un breve ma intenso discorso di Alan Woods e come sempre con il canto dell’Internazionale e Bandiera Rossa.

Avanti compagne e compagni!

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