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Controriforma della contrattazione: dobbiamo reagire alla capitolazione della Cgil! Stampa E-mail
Scritto da Paolo Grassi   
giovedì 08 maggio 2008

Nella tarda serata del 7 maggio è stata approvata dal direttivo nazionale della Cgil la piattaforma con cui Cgil, Cisl e Uil inizieranno il 22 maggio la trattativa con Confindustria per la controriforma della contrattazione nazionale.

Un direttivo breve quanto sofferto dove la Rete 28 aprile, Lavoro e Società e la maggioranza della Fiom hanno ribadito il proprio No. La votazione si è conclusa con 110 voti a favore, 25 contrari e due astenuti.

La rappresentante di Lavoro Società in segreteria nazionale si è dimessa dalla segreteria (non votando però il documento della sua area) mentre il segretario della Fiom non ha partecipato al voto per protesta contro la sospensione di quattro dirigenti metalmeccanici della federazione di Milano, tra cui la segretaria provinciale, sospesa in quanto colpevole di non aver usato la necessaria “fermezza” nei confronti di un ex iscritto accusato di collusione con il terrorismo (e poi prosciolto dalle accuse).

Che la precipitazione dell'accordo tra i tre sindacati confederali fosse nell'aria lo si capiva da tempo. Il tracollo della sinistra e la sconfitta del Partito democratico alle elezioni del 13-14 aprile avevano infatti accelerato in Cgil un processo in atto da tempo.

Se la firma del protocollo sul Welfare del 23 luglio scorso era il definitivo rigetto della mobilitazione che ha attraversato il paese all'inizio degli anni 2000 (allungamento dell'età pensionabile, ratifica della legge 30, incentivazione degli straordinari), la piattaforma licenziata dal direttivo non ne è, come spiegavamo già a luglio, che la logica conseguenza.

Dietro questa proposta di controriforma, che inevitabilmente non potrà che peggiorare, nella misura in cui dovrà passare al vaglio della trattativa con Confindustria, c'è un ennesimo e decisivo cedimento al cosidetto realismo che ha contraddistino il vertice sindacale in questi anni.

Da settimane l'apparato Cgil va di riunione in riunione, che sia un direttivo nazionale o un'assemblea di lavoratori, a dire che la vittoria della destra non significa una nuova stagione di mobilitazioni. Perchè la destra ha una maggioranza ampia e perchè non si comporterà come negli anni passati. Avranno un atteggiamento più conciliante coi sindacati, ci dicono, e concentreranno le loro riforme sulla detassazione degli straordinari, dei premi di risultato, e incentiveranno i premi individuali legati al merito.

Cioè faranno in modo che i lavoratori si troveranno più soldi in busta paga e questo supererà nei fatti, dandogli il colpo finale, i contratti nazionali, strumento ritenuto a quanto pare da tutti più che superato.

Su queste basi quindi i dirigenti sindacali vogliono anticipare gli eventi prima di esserne sopraffatti.

Il fatto che in questa piattaforma sia contenuta anche una “riforma” della democrazia sindacale dà tutto il sapore di una svolta epocale perchè dal momento in cui tutto ciò si tramuterà in un accordo tra le parti, a dire dei vertici sindacali, le istanze del lavoro dovranno essere tenute in forte considerazione da governi e controparti.

Tutto ciò è assurdo, non solo perchè, proprio mentre l'Italia si appresta ad entrare in recessione si sostiene che Berlusconi migliorerà le condizioni salariali dei lavoratori italiani, ma anche perchè si accetta che questi miglioramenti potranno essere ottenuti aumentando lo sfruttamento e il peggioramento delle loro condizioni. Quando invece sappiamo che lo sfruttamento ha raggiunto livelli ormai difficilmente sostenibili per la stragrande maggioranza degli operai e i morti sul lavoro che si continuano a registrare ne sono la drammatica dimostrazione.

La distanza che separa i vertici sindacali dai lavoratori assume giorno dopo giorno aspetti sempre più drammatici. La soluzione che inseguono sarà destinata a peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro e a preparare nuove e significative mobilitazioni dei lavoratori.

Svuotare definitivamente di contenuti una contrattazione nazionale già significativamente compromessa in questi 15 anni (allungamento a tre anni la durata dei contratti, recupero della sola inflazione con il cosidetto “recupero dell'inflazione realisticamente prevedibile”), per sostenere contratti di secondo livello, significa la reintroduzione sotto mentite spoglie delle gabbie salariali tra nord e sud, l'aumento dell'orario di lavoro, un'ulteriore parcellizzazione della classe operaia.

Per non parlare poi della tanto sbandierata democrazia sindacale, che tanto assomiglia all'indecoroso spettacolo offerto con la consultazione sul protocollo lo scorso autunno.

Da parte dei vertici sindacali e di Confindustria c'è la determinazione a chiudere il più presto possibile la partita.

Si profila un nuovo luglio 1992.

I vertici ci vorrebbero silenti e ubbidienti, pronti ad accettare tutto ciò che a loro parere i direttivi e le segreterie nazionali decidono per il bene comune. Quel bene comune che significa sempre grandi affari per i padroni, sacrifici e mazzate per i lavoratori.

Possiamo e dobbiamo opporci da subito. Ora! Perchè la Cgil non arrivi al tavolo con i padroni a fine maggio, e nel caso questa trattativa iniziasse, per farla fallire dai luoghi di lavoro.

Una reazione tempestiva probabimente non porterà Epifani a ritirare la sua adesione a questa piattaforma, ma può sicuramente aprire una discussione e una mobilitazione tra tutti quegli attivisti, delegati e lavoratori che negli ultimi due anni hanno tentato di opporsi a questa deriva.

Una reazione tempestiva che sia in primo luogo un segnale ai tanti che vorrebbero vedere veramente una sinistra sindacale alla prova dei fatti, disposta a battersi apertamente senza temere ritorsioni o misure repressive.

È in primo luogo compito della Rete 28 aprile mettersi in campo a tutto tondo, misurando concretamente, anche al suo interno, chi veramente vuole fare una battaglia fino in fondo, mettendo in discussione anche i propri ruoli nell'apparato, e chi invece si limiterà a gridare allo scandalo senza poi incidere realmente. Non parliamo del dirigente principale dell'area Giorgio Cremaschi, la cui determinazione è indiscutibile e sul quale pesa ancora una minaccia di provvedimento disciplinare, ma di quei compagni che si troveranno a dover decidere se fare la battaglia, a rischio di perdere responsabilità nell'apparato, oppure ricercare il quieto vivere. Dobbiamo organizzare comitati, volantinaggi a tappeto, assemblee e, dove è possibile, anche forme di mobilitazione di protesta contro questa piattaforma che non sarà posta al giudizio dei lavoratori, perchè al 22 maggio mancano 2 settimane.

Una reazione tempestiva dovrà averla in particolare la Fiom, se non altro perchè se ciò non accadesse risulterebbe chiaro che una fascia significativa di dirigenti dell'apparato dimostrerà di aver fatto proprie le posizioni di Epifani affossando definitivamente l'esperienza di questi anni.

La decisione di Rinaldini di uscire dalla sala e non partecipare al voto in protesta contro l'inacettabile sospensione della segretaria della Fiom di Milano, seppur ecomiabile dal punto di vista della difesa di una dirigente per accuse gravi quanto inesistenti, non deve diventare un passo che indebolisce la battaglia contro la controriforma.

Il tempo della melina, dei No senza essere conseguenti, è finito. O si sta di qua, dalla parte dei lavoratori, o si va incontro a una sonora sconfitta.

Per quanto ci riguarda, come sostenitori della Rete 28 aprile, faremo tutto quanto nelle nostre possibilità per allargare quanto possibile il fronte dell'opposizione tra i lavoratori per respingere questo nuovo attacco.

 
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