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Nelle scorse settimane è stato firmato un accordo alla Ferrari di Modena. Per la prima volta la Fiom non ha sottoscritto un accordo interno rompendo con Fim e Uilm e promuovendo una posizione di boicottaggio del referendum che veniva esteso a tutti i lavoratori Ferrari e non, come giustamente dovrebbe essere, solo a quelli coinvolti nei peggioramenti. Una campagna intensa di Fim e Uilm con un sostegno dell’azienda senza precedenti ha portato a votare 1.888 lavoratori su 2.400 aventi diritto. Secondo i dati forniti da Fim e Uilm il 73% degli operai e l’89% degli impiegati hanno detto Sì.
Da settimane, più in generale, vediamo come nelle fabbriche di Montezemolo e non solo, oltre alla Ferrari, accordi separati ne sono stati firmati alla Fiat di Melfi e alla Powertrain mostrando come, sull’onda dell’entusiasmo che si è generato tra i padroni per il risultato elettorale, ora si vuole ulteriormente ridurre a più miti consigli il sindacato incominciando dalla Fiom.
Pubblichiamo l’articolo di un compagno, delegato della Ferrari, sulla vertenza.
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Da quando la direzione Fiat è entrata in Ferrari a tutti i livelli molte cose sono cambiate in peggio. Per questo motivo la rottura che si è generata gli scorsi giorni con un accordo interno peggiorativo, firmato dalle sole Cisl e Uil, non è un fulmine a cel sereno.
Che le cose presto o tardi sarebbero ulteriormente peggiorate, lo si capiva già dalle dichiarazioni dell’ormai ex presidente di Confindustria Montezemolo che andava in giro facendo dichiarazioni del tipo “firmiamo con chi ci sta”.
D'altronde, proprio a causa di tale arroganza, l'anno scorso tutta la Rsu aveva rotto totalmente per ben quattro mesi le relazioni con l'azienda.
Ora lo scontro fra padroni e lavoratori è diventato ancora più duro: si è firmato un accordo aziendale separato con Fim e Uilm, di fatto per escludere la Fiom, il sindacato più rappresentativo, da tutti i tavoli delle trattative.
Tutto è iniziato nella riunione unitaria di tutti i delegati tenutasi il 14 aprile dove, insieme ai segretari di categoria, si sarebbe dovuto arrivare a una proposta da sottoporre alla controparte. Sul tavolo c’era il calendario annuo, il prezzo del buono pasto della mensa, il saldo del PDR e l’organizzazione degli orari di lavoro in alcuni reparti.
La linea unitaria era: andare a trattare solamente i primi tre punti ed approfondire l'ultimo in sede di Confindustria di Modena.
Il giorno dopo però si è prospettato uno scenario diverso, durante la notte, la linea concertativa di Fim e Uilm si era insinuata nei cervelli dei delegati di queste sigle sindacali, tanto da indurre alcuni membri della delegazione trattante della Fiom a pensare di non andare a trattare con l'Azienda.
In sostanza l'incontro è avvenuto, ma le linee dei delegati dei tre sindacati erano talmente lontane fra loro che dopo tre ore e circa quattro sospensioni (per chiarimenti fra i rappresentanti dei lavoratori), alla fine la Fiom ha deciso di abbandonare il tavolo non ritenendo che ci fossero più le condizioni per proseguire una trattativa degna di questo nome e soprattutto sapendo che storicamente gli accordi separati in Ferrari non erano mai stati fatti, fino a quel giorno.
A questo punto, però, le dichiarazioni di Montezemolo l'hanno fatta da padrone; Fim e Uilm hanno firmato un'ipotesi d'accordo che prevede di fatto:
* le ferie estive nei reparti di produzione ad eccezione della finizione e della gestione sportiva (su cui tutta la Rsu è d'accordo),
* l'attivazione del turno di notte strutturale in Verniciatura (quando un vecchio accordo prevedeva che questo dovesse essere di recupero e su basi volontarie),
* un turno “slittato” dalle 22 alle 5 per la fonderia in modo da coprire un buio degli impianti dei trattamenti termici (in deroga all'integrativo aziendale),
* l'aumento del buono pasto da 1,26€ a 1,50€, in deroga all'accordo in essere
* l'aumento di 350€ sul PDR dell'anno scorso. Soldi che, va sottolineato, spettavano comunque ai lavoratori per aver prodotto circa 300 macchine in più di quelle previste.
Chiunque si intenda un po' di trattative sindacali capisce che firmare un accordo separato a circa 6 mesi dalla scadenza dell'integrativo aziendale e legando di fatto calendario ferie, PDR, attivazione di 2 turni in deroga ad accordi precedentemente siglati è un attacco pesante alla Fiom e che tutto ciò punta allo smantellamento dei principi fondamentali su cui si basa la contrattazione aziendale.
Come delegati Fiom in accordo col segretario provinciale abbiamo deciso di riconoscere l'accordo solo se il referendum fossero stato effettuati nelle aree interessate all'aumento di flessibilità.
Fim e Uilm sono rimaste sulle loro posizioni, cioè effettuarlo su tutta l'azienda. Anche durante le assemblee, molto concitate, i lavoratori si sono chiesti perchè sacrificare circa 500 persone, quelle interessate all'aumento di flessibilità, per un aumento sul premio di risultato che sarebbe spettato lo stesso.
In sostanza quello che ne è venuto fuori è che l'azienda ha messo la Rsu di fronte ad un ricatto, ponendo le tre organizzazioni sindacali presenti di fronte ad una scelta: se volete continuare a rappresentare i lavoratori firmate quello che vi dico io, come ve lo dico io. Trovando in Fim e Uilm interlocutori adeguati che si sono spinti ben oltre la concertazione, prestandosi a farsi ricattare e firmando un accordo al “buio”, cioè non sapendo la direzione dell'azienda nemmeno nell'immediato futuro: se adesso l'azienda ha accettato la “benevolenza” di queste 2 organizzazioni, in futuro vorrà sempre di più, cercando di ridurre sempre di più i diritti dei lavoratori e i margini di trattativa della RSU nelle sedi di trattativa.
Francamente è una situazione molto grave che, se affrontata dai delegati e i lavoratori determinati in modo adeguato, può essere la scintilla per fare esplodere il conflitto sociale nella fabbrica e ad eliminare i tavoli di concertazione per sempre: per questo come prima cosa abbiamo invitato i lavoratori a non andare a votare, in modo da rendere completamente nulla tutta la trattativa e ripartire da zero.
Nelle giornate del 23 e 24 aprile si sono svolti i referendum che hanno coinvolto tutti i lavoratori della Ferrari di Maranello e dello stabilimento Scaglietti, dove avvengono le lavorazioni di lastratura; purtroppo le consultazioni si sono svolte in un reale clima di terrore: l'azienda, fin dall'inizio della giornata, ha accerchiato il perimetro dove si riversavano la maggior parte dei lavoratori, cioè davanti alla mensa, dai suoi funzionari e dai preposti alla sicurezza. Non solo: stormi di impiegati che andavano davanti ai banchetti. Sembrava la marcia dei 40mila! In questo spettacolo surreale c'erano anche i conduttori che accompagnavano i lavoratori a votare... Si capiva bene quale fosse l'intento dei padroni: mandare più gente possibile a votare. Durante il pomeriggio del 23 e la mattina del 24 abbiamo ricevuto innumerevoli chiamate di operai ormai esasperati dalle continue pressioni dell'azienda, che invitava chi non lo avesse ancora fatto a recarsi alle urne per esprimere il suo parere all'accordo.
Anche non avendo notato un'enorme affluenza, durante lo spoglio delle schede abbiamo appreso che coloro che si erano recati al voto erano di più rispetto al referendum sul contratto nazionale, cosa molto strana, e ancor più strana la vittoria schiacciante del Sì rispetto al No. Da un'analisi più attenta poi abbiamo notato che fra le astensioni ed i No all'accordo siamo riusciti a raggiungere il 30% circa della popolazione Ferrari. Considerando che la Fiom si è trovata contro le altre sigle e l’azienda che ha fatto una campagna a tambur battente è un ottimo punto di partenza: creare solidarietà, anche in un contesto politico così sfaldato e povero di coscienza è difficile per tutti.
Come ha dichiarato giustamente il segretario provinciale Fiom ai giornali locali: la vertenza per noi è tutt'altro che chiusa. Per questo bisogna indire azioni di lotta, anche articolate, nelle 2 aree (verniciatura e fonderia) principalmente colpiti dall'accordo bidone, cercando la solidarietà negli altri reparti, facendo capire ai lavoratori che, se questa è la nuova politica adottata dall’azienda, la prossima volta potrà capitare in qualsiasi altra area della Ferrari.
Matteo Parlati, Rsu-Fiom Ferrari
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