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Contratto commercio - Basta con la moderazione salariale! Stampa E-mail
Scritto da di Giuseppe Lania (Rsu Coop Lombardia)   

La vicenda relativa al rinnovo del contratto nazionale del commercio, scaduto da ben 16 mesi, dimostra in modo concreto l’erroneità di una linea sindacale concertativa, che cerca di evitare il conflitto inseguendo moderazione salariale e rivendicativa. I vertici sindacali si sono illusi che presentando una piattaforma debolissima - la richiesta salariale per il biennio 2007-2008 è di appena 78 euro! - si potesse arrivare in breve tempo al rinnovo del contratto.

Dopo la presentazione della piattaforma, nel dicembre 2006, l’arrendevolezza delle segreterie nazionali di Filcams-Fisascat-Uiltucs è stata palese. Si è aspettato ben undici mesi prima di dichiarare il primo sciopero. Quando poi, di fronte alla chiusura totale della controparte, si è stati costretti a convocare gli scioperi del 17 novembre e del 22 dicembre 2007, si è fatto di tutto per non approfondire la lotta. Da una parte si è commesso l’errore di dividere i lavoratori, non facendo scioperare tutta la distribuzione cooperativa (Coop, Conad, ecc.), basandosi sulla considerazione, poi rivelatasi falsa, che le Coop erano diverse e avrebbero firmato in breve tempo il contratto nazionale. Inoltre, si è evitato in tutti i modi di portare lo scontro ad un livello superiore, convocando uno sciopero con manifestazione nazionale, preferendo invece una miriade di piccoli presidi a carattere aziendale o territoriale, che difficilmente potevano dare visibilità e incisività alla lotta per il contratto nazionale.

Di fronte all’arroganza di Confcommercio e Ancc-Coop, che invece di firmare il contratto nazionale pretendono ulteriori peggioramenti, si è aspettato altri tre mesi preziosi per convocare il terzo sciopero nazionale, il 21 marzo. Questa volta si è, almeno, capito che bisognava chiamare allo sciopero anche i 70mila lavoratori della distribuzione cooperativa. La favola che le Coop erano diverse, di fronte all’assenza di risultati, non era più credibile. Anche questa volta si è voluto frammentare la mobilitazione in una miriade di presidi o cortei a carattere cittadino. Iniziative che, comunque, hanno registrato un buon successo di partecipazione, specie laddove c’è stato un lavoro di preparazione da parte dei delegati, facendo emergere la rabbia e le potenzialità di lotta che esistono tra i lavoratori della categoria.

Il contratto del commercio è uno dei contratti più applicati in Italia e interessa ben due milioni di lavoratori. Una categoria estremamente frammentata, fatta soprattutto di punti vendita di decine o al massimo di poche centinaia di lavoratori, dove flessibilità degli orari e precarietà raggiungono punte estreme. Ancora oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori del commercio è assunta con contratti part-time, con salari che vanno dai 500 ai 700 euro mensili!

Ma alle aziende non basta, vogliono spremere i lavoratori ulteriormente. Proprio alla vigilia dell’ultimo sciopero le aziende del commercio privato hanno deciso di erogare in modo unilaterale la bellezza di 55 euro lordi (che per un part-time possono arrivare a 15 euro netti!) e hanno avanzato proposte oscene, quali: l’introduzione della prestazione lavorativa di solo 8 ore settimanali e la deroga al riposo settimanale (per avere turni di lavoro fino a 14 giorni consecutivi). In sostanza, vorrebbero rendere il lavoratore un’appendice dell’azienda, sempre disponibile, totalmente subordinato alle esigenze del profitto.

A questa situazione inaccettabile si è arrivati anche per l’arrendevolezza dei dirigenti sindacali, a partire dalla scandalosa piattaforma. Se si chiede poco, le aziende vorranno concedere ancora meno. È necessaria una svolta radicale. Va riaperta una fase di vera consultazione dei lavoratori, finalizzata alla rivisitazione della piattaforma di partenza, che dopo 16 mesi è superata nei fatti. Dobbiamo rivendicare con forza:

- forti aumenti salariali, sganciati dalla produttività delle aziende, che garantiscano concretamente il recupero del potere di acquisto dei salari.

- trasformazione delle varie tipologie di lavoro precarie in contratti a tempo indeterminato.

-lotta alla flessibilità sugli orari di lavoro, a partire dalla messa in discussione del lavoro domenicale, che deve ritornare a essere un giorno di riposo certo per tutti i lavoratori. I tempi di vita e la salute dei lavoratori sono più importanti della logica del profitto e del consumismo sfrenato!

È necessario un salto di qualità nelle lotte, attraverso la costituzione di coordinamenti di lavoratori delle diverse catene commerciali, che possano discutere e organizzare al meglio le azioni di lotta. E attraverso la convocazione di scioperi su più giorni consecutivi, che prevedano oltre ai presidi davanti ai negozi, una grande manifestazione nazionale di tutti i lavoratori del commercio. Solo mettendo in campo una forte mobilitazione potremo conquistare un contratto nazionale dignitoso.

18 aprile 2008

 
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