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Venerdì 4 aprile oltre 3.000 lavoratori dell’Electrolux, insieme a
numerose delegazioni di altre aziende venute a portare solidarietà,
sono sfilati in corteo a Firenze in occasione dello sciopero nazionale
del gruppo contro i piani di ristrutturazione dell’azienda.
Un paio di mesi fa, infatti, la multinazionale svedese aveva annunciato l’intenzione di “riposizionare” la propria presenza in Italia. È apparso immediatamente chiaro come questo significasse la chiusura dello stabilimento Electrolux (ex-Zanussi) di Scandicci (Fi) con il licenziamento di 450 lavoratori. Dopo lo sciopero nazionale, con punte di adesione del 90% nei diversi stabilimenti, l’azienda ha addirittura alzato il tiro: licenziamento del 10% della forza lavoro. In parole povere si tratta del licenziamento di 800 lavoratori, 450 a Scandicci e 350 a Susegana (Treviso). Per quest’ultimo stabilimento si prevede anche una forte riorganizzazione del lavoro, passando a due turni con un aumento dell’utilizzo delle linee dal 72% all’85%.
Si tratta di una risposta tragica a tutti coloro che cercano di convincerci del fatto che l’aumento della produttività sia la via per salvaguardare i nostri posti di lavoro. I lavoratori Electrolux avevano infatti già subito nel 2005 una ristrutturazione, a cui avevano fatto seguito una serie di accordi per aumentare produttività e ritmi di lavoro. È stato firmato un accordo, ad esempio, che prevedeva la diminuzione della pausa pranzo da un’ora a mezz’ora durante i periodi di picco produttivo. In questo modo si andavano a cumulare delle ore compensative da consumarsi a dicembre, quando la richiesta di frigoriferi diminuiva. Sono stati accettati straordinari, sabati obbligatori e ferie scaglionate sempre nella logica che “se ti comporti bene, non ti licenzieranno”.
Come ha spiegato una delegata sindacale dello stabilimento di Susegana nel comizio finale del corteo: “Tagli e velocizzazioni che dovevano servire a radicare il gruppo in Italia, a rendere competitivo lo stabilimento e garantire un futuro certo per i prossimi anni. In Electrolux a Susegana abbiamo firmato con tanta sofferenza un accordo nel giugno 2006 con questi obiettivi, a neanche due anni di distanza ci troviamo a discutere degli stessi problemi. I lavoratori hanno già dato, in disponibilità e salute. La velocizzazione, l’aumento dei ritmi di lavoro con passaggio da 64 a 79 pezzi ora, hanno danneggiato mente e fisico dei lavoratori, sono aumentate le malattie professionali, le patologie agli arti superiori e lo stress dovuto alla catena di montaggio. Questi danni chi li paga?.”
I lavoratori di Scandicci hanno ricevuto il premio di produzione per il 2007 per gli ottimi risultati raggiunti, visto che lo stabilimento ha chiuso in attivo. Ecco la ricetta dei padroni: spremere i lavoratori come limoni e poi buttarli via. La combattività dei lavoratori Electrolux in ogni caso rimane alta. Lo sciopero l’ha dimostrato ed è necessario evitare in ogni modo che questa forza venga dispersa. Si sono moltiplicati fino ad oggi incontri con vertici istituzionali, ricevimenti con consigli comunali, provinciali, Presidente della repubblica e varie personalità della Curia. Il rischio è che i migliori attivisti vengano portati a giro come trottole in ricevimenti ed incontri, nell’illusione che qualche personalità altolocata possa fermare gli spietati padroni stranieri. La lotta è invece ancora viva e va sviluppata, alzando l’efficacia degli scioperi con forme di lotta a scacchiera, fermate improvvise, blocchi stradali e presidi permanenti degli stabilimenti. Electrolux deve capire che tra dire e il fare c’è in mezzo un piccolo ostacolo: la lotta operaia.
A Firenze, dove è in discussione la stessa esistenza dello stabilimento, la lotta va allargata con uno sciopero generale di tutta la provincia. Sono numerose le crisi aziendali aperte e con la recessione in arrivo questo dato è solo destinato a peggiorare. Il messaggio deve essere chiaro: difendere lo stabilimento di Scandicci per prepararci a difendere ogni fabbrica della zona. Com’era scritto su un volantino dei lavoratori Electrolux di Scandicci: “Comunque vada, le lotte che abbiamo intrapreso oggi contro le politiche delle multinazionali che guardano solo al profitto, serviranno domani a risvegliare in noi tutti, lavoratori e lavoratrici, la lotta di classe. Solo così potremo riappropriarci del lavoro, dei salari, dei diritti, della sicurezza, con la consapevolezza di appartenere alla classe operaia.”
18 aprile 2008
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