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Questa Finanziaria svende la scuola pubblica! Quest’anno, come risultato dei tagli della Finanziaria ‘96-’97, sono sparite 2.078 classi nella scuola elementare, 3.923 nella media inferiore e 5.378 in quella superiore, per un totale di 11.379 classi in meno.
Ora si prevede che nei prossimi anni spariscano altri 691 istituti di ogni ordine e grado. "Nella superiore la quota da sopprimere corrisponde a 123 unità, altre 95 verranno cancellate dalla legge finanziaria" (Liberazione dell’11/9/’97). Secondo la Gazzetta Ufficiale le prime scuole ad essere soppresse saranno le "sezioni staccate o succursali di istituti di istruzione secondaria", in pratica le scuole superiori già accorpate ad altri istituti. Questa sarà una bella sorpresa per gli studenti che l’anno scorso avevano visto accorpare la propria scuola con la promessa che "l’accorpamento non voleva dire la chiusura". Il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Carla Rocchi ha dichiarato che in questo momento "in tutta Italia le cattedre scoperte sono 20.000". A questo si aggiunge che "saranno circa trentamila gli insegnanti che non potranno rimettere piede in classe" per i tagli di 4500 miliardi previsti dal Dpef (Documento Programmatico Economico Finanziario). Rimane il giallo delle domande di pensionamento. 65.000 insegnanti l’anno scorso hanno fatto domanda. 33.000 riceveranno risposta positiva già da quest’anno, ma continua il blocco delle assunzioni. Questo vuol dire che in prospettiva ci sono altre 65.000 potenziali cattedre vuote. Alla riapertura dell’anno scolastico Prodi ha dichiarato :"Destineremo alla scuola una parte rilevante delle risorse finanziarie"specificando che "il forte spostamento delle risorse sarà programmato" anche se "un segnale quantitativo sarà dato nella prossima Finanziaria". Il Presidente del Consiglio ha poi continuato dicendo che "il lavoro degli insegnanti è al centro dell’attenzione ed è punto fermo per ogni riforma e ogni innovazione"Unità del 16/9/1997). E deve aver posto veramente molta attenzione sugli insegnanti visto che la nuova Finanziaria presentata prevede tagli per "oltre 400 miliardi per il ‘98, circa 1200 per il ‘99 e quasi mille per il 2.000" per un totale di circa 2600 miliardi da ottenere "attraverso un taglio del 3% dei dipendenti- circa altri 24.000 insegnanti - in due anni" (dati e citazioni dal Sole 24 Ore del 28/9/’97). (dall’ Dove sono finite le dichiarazioni demagogiche sul fatto che "tutti i risparmi andranno alla scuola". Probabilmente Prodi intendeva alla scuola privata visto che intanto stanno passando gli sgravi fiscali per le famiglie che decideranno di mandare il proprio figlio alle private. Questa Finanziaria prevede anche un ridimensionamento del 30% del numero di insegnanti per il sostegno degli studenti portatori di handicap. "La dotazione di insegnanti di sostegno (..) è stata fissata a uno ogni 150 alunni" (dati del Sole 24 Ore). Questa categoria di docenti era già stata tartassata nella Finanziaria precedente dove si prevedeva che si avvalesse di una "contrattazione decentrata" (Comma 72), ovvero che i docenti di sostegno non rispondessero alle norme contrattuali nazionali ma che trattassero (naturalmente al ribasso) direttamente con gli Enti interessati le proprie condizioni di lavoro. Dopo averli isolati contrattualmente, ora se ne riduce anche il numero! Da questo punto di vista questa manovra finanziaria è una coerente continuazione di quella precedente. Fermiamo la selezione scolastica! La Finanziaria appena presentata da Prodi è quindi l’ultimo episodio di una svendita della scuola pubblica che va avanti ininterrottamente ormai da 5-6 anni. La scuola pubblica non è sempre esistita né ci è stata regalata per volontà divina. E’ il risultato delle lotte e delle esigenze della classe operaia di avere una scuola di massa che permettesse a tutti di ricevere un’istruzione di qualità indipendentemente dalle proprie risorse economiche. Ogni taglio e ogni attacco alla scuola pubblica aumenta, al contrario, la selezione di chi può permettersi di continuare o addirittura intraprendere gli studi. Su 100 studenti che affrontano la scuola dell’obbligo, solo 47 riusciranno ad arrivare all’ultimo anno delle superiori. Il tasso di abbandono degli studenti iscritti al primo anno della secondaria superiore è del 10%. Nell’anno scolastico ‘94/’95 la percentuale dei respinti "fu in linea con quella degli anni precedenti (12,1%). L’anno successivo, una volta sperimentati i corsi di recupero, i bocciati salirono al 14%" (dal Sole 24 Ore del 15/9/’97). L’ultimo anno scolastico si è chiuso con una percentuale di respinti del 18%. Vi è una grande campagna demagogica da parte della stampa e, nelle scuole, da parte degli studenti "ciellini" o di destra, che nega l’esistenza di questa selezione o che la riduce ad un fenomeno meritocratico. L’ex-Ministro della Pubblica Istruzione Lombardi, ad esempio, (uno dei principali ideatori dell’Autonomia Scolastica) dichiarava che uno dei tanti problemi della scuola oggi è che "gli studenti sono più zuzzurelloni di un tempo". Insomma questa selezione, secondo queste autorevoli fonti, sarebbe dovuta solo al fatto che gli studenti oggi non hanno più voglia di studiare. Se ci allontaniamo dai luoghi comuni, sempre molto nocivi, vediamo la falsità di questa posizione. Il rapporto più recente del Censis sulla selezione scolastica (rapporto del 1995) giunge, ad esempio, alle seguenti conclusioni: "il sistema formativo tende a marginalizzare puntualmente le categorie che hanno una minore capacità di fruire delle risorse disponibili (...) E tale selezione dei percorsi formativi non è un processo qualitativo e meritocratico ma piuttosto un processo che tende a riprodurre le condizioni di appartenenza sociale e territoriale iniziali. (...) Gli studenti più deboli non sembrano neanche più in grado di confrontarsi con i processi di valutazione formativa e finale del sistema scolastico, preferendo alle difficoltà di un recupero senza sostegni da parte della scuola, la via dell’abbandono". Su 100 figli di operai, infatti, solo 1,4 arriva alla laurea e 33 al diploma, mentre su 100 figli di imprenditori 6 si laureano e 57,4 si diplomano. Questi sono quindi gli effetti disastrosi della politica scolastica degli ultimi Governi di cui questo Governo si sta dimostrando coerente continuatore. Noi lottiamo per..... "Colpa del calo demografico" è la scusa con cui Berlinguer sta giustificando i pesanti tagli di classi e di istituti. In realtà quest’anno scolastico si è aperto con "circa duemila bambini in più negli asili, seimila in più sui banchi delle elementari e quarantamila in più alle superiori. Il numero di classi e sezioni continueranno invece a diminuire a tutti i livelli" (la Repubblica del 15/9/’97). Non solo quindi il calo demografico è una falsità, ma non sarebbe neanche una giustificazione plausibile per procedere al taglio di classi e insegnanti. Il numero di studenti, specialmente alle superiori, non rispecchia il numero delle nascite. Innalzando l’obbligo scolastico, ad esempio, ai 18 anni, il numero degli studenti delle superiori raddoppierebbe. Un 18enne su 2 non studia ma è costretto ad andare a lavorare. Le manifestazioni numerose e, in alcuni casi, spontanee contro la riforma della maturità hanno dimostrato che gli studenti possono mettere in campo mobilitazioni notevoli quando sentono che la propria lotta paga e che riguarda questioni che li toccano da vicino. Allo stesso tempo quei cortei hanno avuto il limite di non considerare la riforma della maturità come il punto di partenza per delle mobilitazioni più ampie, ma semmai il punto d’arrivo della protesta. Per questo una volta che il Parlamento ha concesso il rinvio della nuova maturità, molti studenti hanno ritenuto che non fosse più necessario continuare la lotta. E’ necessario spiegare nelle scuole come questa Finanziaria in realtà tocchi anche le condizioni di studio degli studenti, opponendo ai progetti di questo Governo un programma chiaro e semplice. 20 alunni per aula! Il sovraffollamento delle aule è una delle principali cause di selezione degli studenti. E’ significativo il caso di Milano dove quest’anno "ci sono 6.000 studenti in meno. (...) Non è un caso che la richiesta di prime classi sia in aumento perché ai nuovi iscritti vanno aggiunti i bocciati che quest’anno sono stati particolarmente numerosi. Il calo delle presenze si registra soprattutto nelle classi intermedie dove pure le bocciature alla fine dello scorso anno sono state particolarmente rilevanti. (...) I dati parlano da soli: quanto più un ragazzo cresce, se viene bocciato preferisce lasciare i banchi." (Corriere della Sera del 4/9/1997). 6.000 studenti in meno per abbandoni scolastici, quindi. Le classi prime sono le più sovraffollate e funzionano da "filtro" per selezionare meglio gli studenti che continueranno gli studi. Non a caso, a parità di numero di classi e sezioni, gli iscritti ai primi anni sono il doppio di quelli degli ultimi anni. Si parte in 30 in prima e si arriva in 15 alla fine della scuola. Le classi sovraffollate sono funzionali a questa selezione. Su questa questione il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Nadia Masini ha perso, come si suol dire, una buona occasione per stare zitta dichiarando che con il taglio delle classi "Non si mira solo a risparmiare. L’obiettivo principale è rendere più efficace l’insegnamento. Un ragazzo che ha pochi compagni ha anche meno stimoli a studiare" (!!). Se si vuole rendere più efficace l’insegnamento è necessario prima di tutto diminuire il numero di studenti per aula. I pedagoghi af-fermano che, in generale, per una buona educazione sono necessarie classi con circa 15 alunni. Noi chiediamo che si stenda un piano per riportare entro 1 anno la media di studenti per classe a 20. Questo vorrà dire assumere più docenti e fermare la distruzione di classi ed istituti. Sarebbe un buon modo per verificare la reale volontà di questo Governo di rilanciare la scuola pubblica e per fare una vera manovra a favore dell’occupazione: 20 alunni per aula! Abolizione del debito formativo! Corsi di recupero garantiti per tutto l’anno! I corsi di recupero sono stati sostituiti quest’anno dal debito/credito formativo. Praticamente i vecchi esami a settembre che avevamo scacciato dalla porta principale rientrano dalla finestra. Alla ripresa delle lezioni "una metà degli studenti delle superiori si presenta con un gap: si tratta del debito formativo (...) che corrisponde appunto all’insufficiente conoscenza in una o più materie. La carenza viene segnalata nei giudizi finali di giugno e le famiglie vengono avvisate: lo scopo è quello di creare meccanismi adeguati perché lo studente possa recuperare nel successivo anno" (Sole 24 Ore del 15/9/’97). Ecco un bel modo per liberarsi del recupero degli studenti che hanno lacune! Si segnalano queste lacune sui giudizi finali e si manda un avvertimento alle famiglie, un avvertimento che sa tanto di consiglio di mandare il proprio figlio a ripetizioni private. Se questo non fosse sufficiente, dopo che lo studente ha contratto dei "debiti formativi", la scuola pensa a come riscuotere i "crediti formativi". In pratica chi ha accumulato lacune per un anno intero, inizia l’anno successivo dovendo sostenere delle interrogazioni per dimostrare di aver colmato i propri "debiti". Insomma alla domanda dello studente: "Come pensate di farmi recuperare le mie mancanze?", la scuola risponde "Avvertiamo la tua famiglia, speriamo ardentemente che tu possa andare a ripetizioni private e poi ti interroghiamo". Il debito/credito formativo rafforzerà il mercato delle ripetizioni private, unica via per gli studenti di recuperare le insufficienze. Peccato che le ripetizioni private siano un evidente elemento di discriminazione classista visto che non tutte le famiglie possono permettersele!! A questa assurda situazione rispondiamo rivendicando che la scuola rimanga aperta determinati pomeriggi della settimana per svolgere corsi di recupero gratuiti e facoltativi. In questo modo lo studente potrà recuperare (senza prendere il corso di recupero come una punizione) le proprie mancanze senza attendere mesi! Raddoppio della percentuale del Pil destinato alla scuola pubblica! Fermiamo l’Autonomia Scolastica! La richiesta di maggiori finanziamenti alla scuola pubblica è una questione su cui troviamo d’accordo anche i compagni dell’Unione degli studenti (Uds) che, però, si limitano a dichiarare nella propria piattaforma e nei propri volantini: "Vogliamo molti più soldi per la scuola pubblica!". Chiederne molti è senz’altro meglio che non chiederne affatto, ma forse sarebbe necessario essere più precisi. Anche sulla questione dei finanziamenti Berlinguer, infatti, è riuscito in passato e potrebbe riuscire in futuro a trovare delle scappatoie. L’anno scorso, ad esempio, sono stati promessi 40 miliardi per i progetti di apertura della scuola al pomeriggio. Un occhio superficiale avrebbe potuto considerare questo un aumento dei soldi per la scuola, ma in realtà la scorsa Finanziaria prevedeva un totale di 2600 miliardi di tagli. Di fronte ad un contentino di 40 miliardi, se ne tagliavano 2600!!! Recentemente il Ministro ha dichiarato che "ci saranno più risorse nonostante i tagli". Risorse che evidentemente, però, non verranno dallo Stato. Questo era già stato spiegato dal professore Scoppola sull’Unità del 5 luglio quando il collaboratore del Ministro aveva dichiarato che la questione dei costi e dei finanziamenti "si lega al principio delle autonomie -che significa coinvolgimento delle realtà locali-, non sappiamo se questa impostazione nuova, riuscirà a mobilitare risorse aggiuntive più di quanto non avvenga oggi. La scommessa è questa: mobilitare la società per la scuola". Negli ambienti del Ministero, quindi, non si nega di principio la necessità di dare risorse aggiuntive alla scuola pubblica, si spiega, però, che queste risorse dovranno venire dalla società (leggi: dai privati o dalle tasche delle famiglie). Tutto questo è possibile grazie all’Autonomia Scolastica, su cui la stessa Uds si dimostra ambigua, visto che ne chiede l’applicazione. L’Autonomia Scolastica è già presente all’Università dove ha dimostrato i propri effetti negativi. Gli studenti universitari partecipano direttamente in media al 20% dei fondi di finanziamento degli atenei. Al Politecnico di Milano questa cifra sale al 39,8%. La partecipazione diretta delle famiglie ai costi dell’università ha comportato una diminuzione del tasso di passaggio degli studenti dalle superiori all’università (cosa che non si era mai verificata nel dopoguerra) e del tasso di successi universitari. L’ultimo documento del Ministro della Pubblica Istruzione sulla "ricerca universitaria" è solo il punto di arrivo di questa Autonomia. In questo documento si spiega che "occorre che le imprese siano chiamate a contribuire agli indirizzi del dottorato. La collaborazione con il mondo esterno all’Università è particolarmente importante proprio per orientare i corsi di dottorato non solo verso la ricerca pubblica (...), ma soprattutto verso la necessità dell’industria e del terziario". In pratica le imprese potranno controllare direttamente la ricerca universitaria in cambio di "risorse aggiuntive" per gli atenei. In questo modo, non solo scomparirà la ricerca pubblica, ma gli stessi laureati non troveranno lavoro una volta usciti dall’università. Le aziende, infatti, appoggiandosi direttamente sulla ricerca universitaria, potranno smantellare il proprio settore ricerca. Questo è un piccolo assaggio di quello che aspetta anche le scuole superiori. Non a caso questa Finanziaria sancisce la possibilità delle scuole di stipulare contratti con i privati o di trovarsi degli sponsor. Questo non sarà limitato solo alla scuola: "alcuni servizi svolti dalla pubblica amministrazione (asili nido, corsi di formazione, ecc.) potranno essere sponsorizzati dai privati" (Sole 24 Ore del 28/9/1997). Ecco come mai, secondo le parole di Berlinguer, "ci saranno più risorse nonostante i tagli!". Su questa questione, lo stesso Ministro ha poi aggiunto: "Stiamo parlando dei mulini a vento di Don Chisciotte. Ahimè, non c’è nessuno sponsor che intenda spendere una lira per le scuole". Probabilmente non per tutte le scuole, caro Ministro! Probabilmente solo per alcune scuole privilegiate, lo riconosciamo. Comunque a quel punto la scuola dovrà trarre le risorse dai contributi diretti delle famiglie, come prevede lo stesso progetto di Autonomia. Peccato che non tutte le famiglie potranno permettersi di pagarli!! L’Autonomia Scolastica creerà una forte concorrenza tra le scuole nel tentativo di accaparrarsi più iscritti (che vorranno dire più soldi). Il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Nadia Masini, in nuovo tentativo di giustificare il sovraffollamento degli istituti, spiega con estrema sincerità: "le scuole poco frequentate ottengono difficilmente finanziamenti per dotarsi di attrezzature come laboratori scientifici e computer". E quindi, aggiungiamo noi, sono destinate a fornire un servizio scadente o, in prospettiva, a chiudere! La verità è che dietro il grande "dinamismo" del ministro, la sua presunta modernità, c’è il massacro della scuola pubblica, mentre crescono i finanziamenti alla scuola privata e alla parificazione tra scuola pubblica e scuola privata. Chissà perchè i soldi per finanziare la scuola pubblica non ci sono ma sì ci sono per finanziare le scuole della chiesa e i diplomifici che ora grazie a Berlinguer potranno vendere diplomi al miglior offerente senza neanche prendersi il disturbo di far fare gli esami ai loro studenti nelle scuole pubbliche. Le mobilitazioni studentesche che hanno avuto inizio in tutta Italia devono opporsi alla distruzione scientifica della scuola pubblica. L’Italia è il paese con la percentuale di spesa scolastica più bassa in europa. Nel 1996 la spesa per l’istruzione è calata al 3,4% del Pil. Proponiamo che salga al 7%, ai livelli quindi dei paesi del nord Europa. Non ci sono i soldi? I soldi però ci sono per la scuola privata, per le spese militari (8000 miliardi in più nel ‘96), per gli incentivi alla Fiat e per i finanziamenti a fondo perduto alle aziende (circa 50.000 miliardi lo scorso anno). Al governo interessano solo i profitti di una minoranza piuttosto che gli interessi della maggioranza. Per questo è necessario lottare contro la privatizzazione dell’istruzione. Unisciti ai Comitati in difesa della scuola pubblica! |