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Anche a Parma riparte la lotta in difesa della 194 Stampa E-mail
Scritto da Deborah Pezzani   

Anche a Parma, donne di vari gruppi e associazioni di sinistra, tra cui Prc e Giovani Comunisti, hanno deciso di organizzarsi per rispondere a chi si sta arrogando il diritto di decidere del nostro corpo e della nostra sicurezza, a chi mina la nostra autodeterminazione e mette in discussione diritti faticosamente conquistati.


La prima uscita pubblica della Rete delle donne di Parma è stata in occasione dell’8 marzo. Come sappiamo questa giornata è ormai nell’immaginario collettivo solo un’allegra festicciola tra amiche, completamente svuotata del suo vero significato. Partendo da questo e ricordando come i diritti che oggi abbiamo non ci sono stati calati dall’alto ma si sono ottenuti con le lotte, abbiamo organizzato un presidio seguito da un breve corteo. La manifestazione pacifica, che coinvolgeva anche molte donne immigrate, non è però piaciuta alla Lega Nord che si trovava nelle vicinanze con un proprio banchetto di campagna elettorale. Al passaggio del corteo le donne sono state attaccate da pesanti insulti e vessazioni. Frasi come “brutte puttane venite qui che vi violentiamo” rendono perfettamente idea di che pasta siano fatti quei signori che in nome della sicurezza delle donne portano avanti campagne xenofobe e razziste organizzando ronde e pestaggi notturni di immigrati!

L’episodio non è causale. Un clima politico ed una campagna elettorale che ha descritto come assassine le donne che dispongono liberamente del proprio corpo, permette e soprattutto legittima le minacce e le provocazioni in pieno giorno e nel centro cittadino da parte di estremisti di destra di vario genere, senza che questo possa destare il minimo sdegno. Le stesse forze dell’ordine che erano presenti hanno preferito tenere sotto controllo le donne lasciando liberi i leghisti di continuare il loro balletto minaccioso!

Il nostro Sindaco (Pietro Vignali, centrodestra) non è da meno. Anch’egli, seriamente preoccupato per la sicurezza delle donne parmigiane, promuove microchip collegati alla questura da tenere in borsetta e potenzia il numero di telecamere nei quartieri, mentre nel frattempo continuano i tagli ai servizi sociali e al patrimonio pubblico immobiliare nonché la selvaggia politica fatta di esternalizzazioni e di precarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi comunali.

In ogni caso, l’intimidazione non ha avuto effetto ed il 29 marzo in occasione di un presidio antirazzista organizzato da un fronte unico di gruppi di sinistra della città (già protagonista in novembre di un presidio che ha impedito le ronde padane nel quartiere proletario dell’Oltretorrente), anche la Rete delle donne ha portato il suo contributo denunciando gli attacchi alla 194 e ribadendo ancora una volta che il corpo è nostro e che il diritto alla vita si difende cancellando la precarietà e con maggiori risorse per lo stato sociale. Uno stato sociale che accompagni le donne nelle loro scelte, rendendo gratuiti i servizi per la propria cura e quella dei propri figli e contrastando qualsiasi resistenza nell’applicazione della legge 194.

Che la legge 194 rischi di essere vanificata proprio nei suoi aspetti fondamentali è un dato che possiamo osservare quotidianamente anche nella ricca e “laica” Parma dove ancora il 45% dei medici fa obiezione di coscienza e dove una gran parte di farmacisti, illegalmente, si rifiuta o evita di somministrare la pillola del giorno dopo. Deve far riflettere anche il fatto che a Parma, unica fra le città emiliane, quasi la metà delle interruzioni di gravidanza (41,9%) avvengono in strutture private. Questo lascia pensare che ci sia una difficoltà di accesso al servizio pubblico che costringe le donne ed andare nelle cliniche private, molto costose e che certamente la maggior parte non può permettersi rendendo ancora più difficile una scelta già di per sé dolorosa.

Di fronte al tentativo di cancellare l’esercizio di un diritto sacrosanto e davanti agli insulti di chi strumentalizza la causa delle donne a proprio uso e consumo, è necessario che la sinistra, a partire da Rifondazione Comunista, sia in grado di dare una risposta politica capace di incidere e costruire la mobilitazione. Gruppi autorganizzati come la Rete delle donne di Parma hanno portato avanti il loro intervento anche in forte polemica con i partiti di sinistra, ritenuti, spesso non a torto, non all’altezza delle necessità di organizzazione e di lotta.

Non perché siamo interessate a civettare con il clima dell’antipolitica, ma perché solo legando la genuinità e la radicalità di questi tentativi di autorganizzazione da parte delle donne e delle lavoratrici con un lavoro paziente che riconquisti Rifondazione alla prospettiva rivoluzionaria, potremo gettare le basi perché possa riprendere la lotta di massa per i diritti delle donne.

18 aprile 2008

 
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