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"Un bagno salutare fuori dalle istituzioni" Stampa E-mail
Scritto da FalceMartello   

Lettera a Giordano di un segretario di Circolo

Pubblichiamo questa lettera, circolata all'interno della mailing list della federazione di Bologna, che Paolo Giuffrida, segretario del Circolo di Vergato (Bologna) ha inviato, prima delle elezioni del 13-14 aprile, all'allora segretario del Prc, Franco Giordano.La riteniamo di grande interesse e rappresentativa dello stato d'animo esistente tra tanti compagni di Rifondazione Comunista.

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Cari compagni,

vincendo la rabbia e la ritrosia, vi invio la lettera personale che consegnai al Segretario del nostro partito Giordano in occasione della sua visita del 2 aprile all'Arcotronics di Vergato. Come mio aspettavo e come è avvenuto, Giordano non ha trovato il tempo per rispondermi, ed è per questo motivo che rendo pubblica la mia lettera.

Penso che possa servire, in questi momenti, leggere le riflessioni di un compagno a pochi giorni dal voto. Mi accorgo, rileggendola, che le cose scritte appaiono particolarmente illuminanti su quello che sentivo stava per accaderci. Ma non ho virtù profetiche, semplicemente ho fatto la campagna elettorale, avvertendo una fatica insormontabile nel provare a chiedere i voti per il nostro cartello elettorale.

Di quello che scrivo, sarei pronto a rivedere solo la parte relativa al mio disimpegno. Ne ho, ovviamente, voglia, ma se tutti insieme, senza farci prendere dalla necessità di regolare i conti tra di noi, tornando a parlarci tra compagni,  potrei anche trovare la forza per ricominciare dalle attuali macerie, ma nella chiarezza e in un limpido progetto politico tutto da costruire.

Con affetto a tutti i compagni,

Paolo Giuffrida


 

Al Segretario Generale del partito della Rifondazione Comunista Franco Giordano

Vergato, 2 aprile 2008

Carissimo compagno Segretario,

chi ti scrive è il Segretario - ormai per poco - del Circolo del nostro partito di Vergato - Grizzana Morandi e Castel d’Aiano, tre paesi della montagna bolognese. Si tratta di territori importanti per il nostro partito, visto che i consensi elettorali ottenuti si attestano mediamente sul 10%. Ti scrivo perché avrei immaginato, visto che venivi a visitare la nostra comunità (anche se l’oggetto specifico della tua visita è l’incontro con i lavoratori dell’Arcotronics, l’unica grande fabbrica rimasta nel nostro territorio comunale e che rischia di chiudere) che saremmo riusciti, noi, i compagni del circolo, a scambiare con te quattro chiacchiere e un po’ di opinioni. I compagni, ed io medesimo, infatti, eravamo convinti che, nell’economia temporale della tua presenza a Vergato, sarebbe stato possibile incontrarti e parlarti, dedicandoci, reciprocamente almeno un paio d’ore. La politica, infatti, per noi – ma, penso, anche per te – dovrebbe essere anche capacità e possibilità di avere occasioni di rapporti veri tra persone e, per noi, tra compagni.

E’ inutile dirti che ci siamo rimasti male. Ma chi ha curato la tua agenda ci ha detto che il tuo tempo era pochissimo e tutto da prendere al volo.

Ma anche l’incontro con i lavoratori dell’Arcotronics sarà un incontro da prendere al volo, un po’ come se, annunciando un’improvvisa e prossima apparizione della madonna, i fedeli non hanno che da trovarsi nel luogo convenuto (davanti ai cancelli dell’Arcotronics), e in un brevissimo lasso temporale ( dalle ore 12.45 alle ore 13.30).

Ovviamente, caro compagno, capisco i tuoi innumerevoli impegni e la campagna elettorale che vi costringe ad overdose di immersioni nella società nelle sue molteplici sfaccettature. E per un compagno, l’incontro con i lavoratori non può che essere prioritario.

Però…, però, c’è qualcosa che non mi convince in questa estrema frettolosità con la quale costruiamo i vostri bagni di folla (in ogni caso, non si tratta quasi mai di piogge monsoniche, ma esili pioggerelle da cambiamento climatico ancora incerto). Mi chiedo: oggi noi abbiamo un problema grande come una montagna che si chiama crisi di fiducia e di credibilità verso i ceti popolari. I lavoratori, nel loro isolamento sociale, non si fidano di noi. O meglio, forse non ci vedono quale una forza sociale e politica utile a cambiare le loro condizioni materiali di vita e, semplicemente, ci snobbano. Questa cosa, facendo un minimo di lavoro di massa, la verifichiamo continuamente e questa campagna elettorale, particolarmente difficile e tutta in salita, ce lo dimostra quotidianamente.

A questo punto, se volessimo davvero risalire la china e riannodare i fili di un discorso possibile di rappresentanza con il mondo del lavoro, dovremmo rinunciare alle apparizioni mistiche, ai battage pubblicitari, buoni solo per l’eco mediatica sperata e ritagliarci parecchie ore del nostro tempo (anche in campagna elettorale) per parlare e interloquire “veramente” con i lavoratori. Magari in una situazione ben costruita e confortevole, in una bella piazza, con molte sedie e con una possibile discussione libera. Niente paura se magari arriva qualche fischio (che magari qualche perfido giornalista presente sbatte subito in prima pagina), ma pronti ad ascoltare e ad intessere un confronto vero: aspro, ma comunque vero e senza strumentalizzazioni.

Caro compagno segretario, ti scrivo queste cose, perché penso che in questa campagna elettorale stiamo sbagliando completamente l’approccio mediatico. E’ come se vivessimo con l’assillo di inseguire gli altri, le corazzate elettorali (le coalizioni di Berlusconi e Veltroni) sul loro stesso terreno. L’importante è apparire in TV, e avere qualche giornalista che rimandi l’eco di un evento. Ma l’evento in sé, in realtà, non ci interessa, lo potremmo addirittura costruire in un set cinematografico, da spot pubblicitario. In questo caso, avremmo operai finti, ma bravissimi a farci fare bella figura (ma forse sarebbero lavoratori precari anch’essi e la finzione sarebbe ancora una volta realtà).

Ecco, l’incontro con i lavoratori e le rappresentanze sindacali dell’Arcotronics di Vergato, in realtà non ci interessa: ci interessa che ci sia qualche giornalista e la tv. E che si sappia che “il Segretario di Rifondazione comunista ha compiuto questo gesto eroico di andare davanti ai cancelli della fabbrica che rischia di chiudere ad incontrare i suoi lavoratori”. L’orario scelto è sballato e la stessa sede – almeno per me – è sballata. Non si va ad un orario dove sarà difficile trovare un numero importante di lavoratori (ma ci sarà il codazzo di compagni a fare ressa) e non si va davanti ai cancelli della fabbrica, dopo aver distribuito migliaia di volantini e con un rumoroso battage pubblicitario (confesso, che ho distribuito centinaia di volantini anch’io, pur non condividendo, perché ipocrita e finta, la nostra iniziativa). Secondo me, caro compagno, davanti ai cancelli di una fabbrica in crisi si va in punta di piedi e quasi di nascosto in un giorno qualsiasi. Forse, l’eco mediatica, a posteriori, sarebbe maggiore. Ma migliore e più pulita sarebbe l’operazione dal punto di vista sociale e dell’approccio umano che dovrebbe contraddistinguere i comportamenti pubblici di ogni militante comunista (lo è anche il Segretario Generale, o no?).

Ovviamente, caro compagno, queste sono solo le mie personali idee. Posso sbagliarmi, ma sono convinto che in questo nostro modo di fare politica – così lideristico e castale – ci siano i germi del berlusconismo che tanto male hanno fatto alla democrazia italiana.

Pazienza, se avessi avuto un po’ di tempo per noi ti avremmo mostrato con orgoglio la sede che abbiamo aperto ad agosto e che abbiamo chiamato “Laboratorio della Sinistra della Valle del Reno”. Ti avremmo parlato dei nostri progetti e di come intendiamo costruire una nuova sinistra nel nostro paese. E ti avremmo detto di come, man mano che il Laboratorio si riempiva di cittadini di sinistra, senza tessera e vogliosi di riprendere un impegno sociale e politico per rinnovare la sinistra e la democrazia, avveniva un vero ritrarsi dei partiti della nostra “bella” sinistra (compresi tanti nostri bravi compagni che all’inizio avevano aderito all’iniziativa). Non è strano quello che è accaduto. Esso ci racconta di quanto lontana sia ormai questa sinistra dal corpo vivo della società e quanta separatezza ci sia ormai tra ceti politici e vita concreta delle persone e delle comunità.

Non faccio l’apologia della base, dei territori e della società, contrapponendoli alla classe dirigente (anche la nostra). Dico soltanto che tra questi due mondi c’è una separatezza che si approfondisce sempre di più. Non so cosa sia migliore, ma so che nella società ci sono forze vive, intelligenze e potenzialità che il mondo della politica non è più capace di intercettare (e infatti non le ritroviamo – salvo rarissime eccezioni – nelle nostre liste elettorali).

E veniamo all’ultimo punto che vorrei affrontare con te (ovviamente, mi sarebbe piaciuto farlo in maniera diretta e guardandoci negli occhi, ma siamo tutti immersi in un immenso spot pubblicitario e tu devi vendere un prodotto, mentre io lo devo solo acquistare: rapporto, quindi, falso ed ipocrita, oltrechè breve).

Scrivevo prima di essere un segretario dimissionario. Provo a spiegarmi. Questa è la prima volta che mi capita di essere davvero in difficoltà nel cercare voti per la mia parte politica. Io stesso, in alcuni momenti di stanchezza e di scoraggiamento, penso di mandare tutto in malora e sperare che questa sinistra ottenga un pessimo risultato elettorale, tanto da mandare a casa i tanti papaveri che ormai pensano (nel senso che lo dimostrano con i loro comportamenti quotidiani) che la politica la si fa solo dalle comode poltrone istituzionali. Poi, mi ravvedo e penso che un pessimo risultato elettorale (anche se mi darebbe la soddisfazione di vedere tanti oligarchi a spasso), in realtà, ci consegnerebbe una realtà più difficile: se il risultato fosse troppo brutto, forse sarebbe la fine di ogni possibilità di costruire una nuova sinistra degna di questo nome e della migliore tradizione del movimento operaio italiano.

Le difficoltà nascono dal fatto che nell’opinione pubblica c’è una forte ostilità nei confronti della casta dei politici, ma soprattutto – per la nostra parte sociale di riferimento – c’è una non credibilità per quello che diciamo e per quello che facciamo. Io appartengo ancora a quella genia di compagni che considera l’esempio, anche di vita, assai più importante di quello che diciamo o scriviamo. E’ mai possibile, caro compagno, che non ci sia, anche nella nostra campagna elettorale, nessuna capacità di critica rispetto a quanto avvenuto in questi due anni di governo Prodi? Sembriamo tutti orfani dell’Unione (chi più, chi meno). Bada bene, non mi riferisco solo a quanto abbiamo portato a casa. Mi riferisco a come siamo stati in questo governo e a quanto lontano è apparsa da esso tutta la nostra elaborazione politica, anche quella più innovativa e radicale (la non violenza, il potere, i movimenti, ecc.). So bene, purtroppo, che il trasformismo è un male antico della politica italiana. Da noi, nessuno perde e nessuno si fa mai da parte. Ad esempio, è stato davvero straordinario assistere alle capriole del compagno Bertinotti. Con l’agilità di un vero saltimbanco è sceso dallo scranno più alto della Camera dei Deputati (quanto narcisismo e vanagloria personale nell’inseguire quella poltrona, indebolendo oltre misura la nostra delegazione governativa) ed è tornato a guidare le masse proletarie verso l’emancipazione.

Io, vedi caro compagno Giordano, ero della mozione uno e ho sempre appoggiato Bertinotti e il suo progetto politico. Ma, credimi, adesso, anche la sua candidatura mi sembra vecchia e priva di credibilità. Non pensare che io abbia dei pregiudizi. E’ quello che mi succede quando lo ascolto in tv: semplicemente non mi sembra più credibile e, purtroppo, credo che non lo sia più per moltissimi nostri elettori.

Voi non siete una casta. Dice bene la compagna Rina Gagliardi (La “Casta” e la corsa per entrare – Liberazione del 28 febbraio), e Russo Spena (articolo sui privilegi dei parlamentari di qualche settimana fa) e Graziella Mascia (“la Sinistra non vi piace? Neanche a me. Votiamola per poterla cambiare” – Liberazione del 30 marzo), riprendendo l’editoriale tanto discusso di Alessandro Del Lago (Liberazione del 25 marzo), nei loro interventi di questi giorni di campagna elettorale. Però, l’impressione che date è proprio quella. Altrimenti spiegatemi perché ogni volta che si deve preparare una lista elettorale si deve assistere allo sconcertante spettacolo dove nessuno vuole mollare le posizioni di privilegio conquistate e tutti vogliono entrare nel “palazzo”. Il messaggio che lanciate ai cittadini e anche alla nostra base è che la politica è un mestiere e di quelli buoni. Questo messaggio ha già fatto molti danni e il partito è pieno di opportunisti e carrieristi ad ogni livello (tutti bravi compagni che si mettono a disposizione della causa comune per spirito di servizio e senso di responsabilità …).

Poi ci si mette anche una brutta legge elettorale che ci impedisce addirittura di potervi “punire” almeno con le preferenze (ma cosa impedisce di essere un po’ migliori di una brutta legge e di scegliere in maniera più democratica le candidature?).

Il messaggio, alla fine, caro compagno, è che i compagni, i tanti compagni che ancora danno un senso a questa parola (senso di appartenenza, altruismo, disinteresse, ecc.) si sentono a disagio e pensano di essere considerati dei semplici “galoppini”, clienti che si sbattono non più per un ideale, dei valori – quel socialismo che volevamo una volta costruire – ma solo perché “fanno parte del gioco della politica e ne ricevono un tornaconto”.

Ecco, caro compagno, perché io penso di essere un segretario dimissionario. Con il 14 aprile cesserò il mio impegno di segretario del circolo. Mi ero assunto, infatti, il compito di ultimare l’impegno della campagna elettorale e, con senso di lealtà e di responsabilità, lo farò. Ma dopo mi fermerò a riflettere e cercherò di capire se ha ancora senso la militanza in un partito di oligarchi e privo di democrazia come quello che state costruendo, dove i processi di formazione dei gruppi dirigenti non avvengono dal basso verso l’alto, ma sempre più per cooptazione dall’alto.  

Ti invito, però, caro compagno, a guardare in faccia lo stato del partito, raggiunto anche grazie alla tua poco democratica gestione (quante promesse di verifiche mai realizzate sempre per mancanza di tempo o per il precipitare del quadro politico: di questo passo ci sarà sempre una situazione d’emergenza che ci impedirà di discutere e decidere in maniera democratica, statuto del partito alla mano). Ad esempio, per questa campagna elettorale state producendo dal centro una montagna di materiale propagandistico. Spesso si tratta anche di materiale abbastanza  pregevole. Ma il rischio è di non avere gambe e braccia per organizzare la sua diffusione. Nei territori, la campagna elettorale la stiamo facendo quasi solo noi di Rifondazione Comunista. Ma anche noi abbiamo una crisi di militanza. Siamo in una pericolosa fase di transizione: il partito è allo sbando e dilaniato come non mai; i compagni non sentono l’impegno elettorale (non se ne può più dei continui richiami all’impegno da ultima spiaggia). Forse, sarebbe il caso di favorire l’impegno dei “galoppini”. Sta a voi accelerare i processi e far cadere i veli: continuando così, l’impegno dei militanti comunisti sarà un lusso che voi e i partiti di cui vi siete impadroniti semplicemente non vi meritate più.  

Per quel che mi riguarda, io continuerò, però, il mio impegno per il rinnovamento della sinistra e per la sua ricostruzione a partire da una fortissima eticità (a proposito, ho letto sui giornali dei guadagni dei parlamentari: per un comunista è davvero troppo quello che guadagni, caro compagno) e dal suo radicamento nella società. Purtroppo, credo che occorrerebbe un salutare bagno fuori dalle istituzioni per tanti di noi. Quello che immagino per il nostro prossimo cammino è qualcosa che assomigli alla traversata del deserto del popolo ebraico. Arriverà il mar Rosso e pioverà la manna, ma nel cammino dovremo perdere tanti compagni (vedo che il ministro Bianchi e la segretaria regionale del Pdci dell’ Emilia Romagna, nonché candidata per la Sinistra – L’Arcobaleno, Loredana Dolci, hanno già anticipando i tempi), ma ritroveremo un’anima, una missione e allora troveremo il nostro popolo con cui impastare condivisione (anche di condizioni materiali di vita), solidarietà e partecipazione.

Con molta rabbia, smarrimento e sfiducia

Il Segretario Paolo Giuffrida


p.s. mi scuso per la lunghezza di questa mia, ma non capita tutti i giorni di scrivere al Segretario del proprio partito.

 

 
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