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La questione Campania e l’emergenza rifiuti sono stati una delle costanti nelle argomentazioni contro il governo del Centrosinistra da parte di Berlusconi. Il risultato di queste elezioni è la più grande vittoria del centrodestra negli ultimi decenni. Con il 51,4% alla camera ed il 51,2% al Senato la coalizione Pdl-Movimento per l’autonomia conquista la Campania stravincendo anche in provincia di Napoli.
Il centrodestra ha cavalcato strumentalmente la rabbia dei napoletani, costretti da mesi a vivere con cumuli di immondizia maleodorante sotto le loro finestre ed ha incassato una vittoria epocale. Non è un caso che a Portici, unico comune vesuviano nel quale non c’è stata l’emergenza rifiuti, il Pd abbia vinto con oltre 8 punti di scarto. Oltre all’annunciata sconfitta del Pd, incarnata dall’ostilità che cresce di giorno in giorno verso il governatore Bassolino, il dato che risalta è il vero e proprio tracollo della Sinistra Arcobaleno, che passa nella provincia di Napoli dai 251613 voti raccolti alla camera nel 2006 pari al 13,9% ai 52298 del 14 Aprile pari 3,0%.
La situazione non è migliore nella città operaia di Pomigliano d’arco dove Prc-Pdci e Verdi passano dai 4070 voti del 2006 (di cui ben 2868 pari all’11,13% solo del Prc) pari al 16,14% a solo 1270 pari al 5,3%. Anche ad Acerra, città simbolo della lotta contro l’inceneritore e unica città in Italia con più di 15000 abitanti, assieme a Cinisello Balsamo, in cui il Prc esprime il sindaco il tracollo è storico. La Sinistra Arcobaleno raccoglie 1058 voti pari al 4,1% mentre nel 2006 il solo Prc raccoglieva 3055 voti pari all’11,35% la sommatoria di Prc-Pdci e Verdi totalizzava 5680 voti pari al 21,05%. Certo già in campagna elettorale avevamo visto grandi difficoltà, con piazze semivuote e pochi militanti scontenti e disorientati ma una simile sconfitta va analizzata nel profondo.
È evidente infatti che le ragioni di questa sconfitta affondano certamente nella sconfitta subita dal Prc e dalla sinistra durante il governo Prodi con il voto ad una serie di provvedimenti antioperai, a partire dal Protocollo sul Welfare ma a queste motivazioni se ne aggiungono certamente altre di carattere locale. Le motivazioni vanno ricercate nel lungo corso governativo che il Prc da oltre 15 anni intraprende a livello locale e che, come già abbiamo denunciato più volte in vari articoli, ha portato all’interno del Prc logiche aliene alla classe lavoratrice, con una crescita di iscritti data da logiche spesso ai limiti della clientela, e un crollo del radicamento operaio e territoriale. La questione rifiuti e la permanenza nella giunta Bassolino, riconfermata anche dopo le elezioni dal gruppo dirigente che ha fatto un rapido dietrofront rispetto ad alcune pur timide dichiarazioni della campagna elettorale, ha certamente pesato, così come l’appoggio dato al Superpoliziotto De Gennaro cui si è sommata la disponibilità ad aprire la discarica di Pianura, poi scongiurata solo grazie alla chiusura della stessa da parte della magistratura.
A questi gravi e reiterati errori si è aggiunta una campagna elettorale sulla difensiva, che dimostrava il distacco dalla classe lavoratrice, scandita a suon di aperitivi e distribuzione di cartine, condita dalle incessanti dichiarazioni dell’ex presidente della camera che lodava Marchionne “imprenditore produttivo che ha salvato la Fiat”, proprio mentre alla Fiat di Pomigliano i lavoratori vedevano incrementare produttività e sfruttamento con l’inaugurazione di una nuova stagione di licenziamenti politici e la rinascita di reparti confino, come dimostra la vicenda dei 316 sindacalisti e lavoratori combattivi spostati un nuovo reparto ghetto fuori dalla stabilimento.
Se consideriamo che a Napoli il piccolo risultato delle liste a sinistra dell’Arcobaleno è ancora più modesto di quello nazionale, dato Sinistra Critica, Pcl e Pc-ml sono appaiate al Senato tra lo 0,28 e lo 0,25 ed alla camera non arrivano allo 0,4 al pari di tutte le liste cosiddette minori, quello che appare chiaro è la necessità di ricostruire il Prc come partito di lotta e di opposizione a Berlusconi e Veltroni iniziando con le dimissioni della segreteria provinciale e regionale e collocandosi da subito all’opposizione di sassolino e della Iervolino.
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