Contro la svendita, per la proprietà pubblica
La rottura delle trattative per l’acquisizione di Alitalia da parte di
Air France ha suscitato un grosso clamore, riportando improvvisamente
tutta la vicenda ad uno scenario di ineluttabilità.
Padoa Schioppa è tornato ad agitare con toni sempre più ultimativi lo spettro dell’orlo del precipizio.
“Rinunciate a lottare per difendere il vostro posto di lavoro, tanto
Air France è l’unica soluzione”; questo è il ricatto, neppure tanto
velato.
Non è questa la prima rottura delle trattative. Altri stop ci sono
stati in passato e in ognuno di questi momenti è saltato fuori il
fantasma della “cordata italiana”. Non ha sorpreso lo sciacallaggio
elettorale di Berlusconi (e nemmeno il comportamento della Uil nel
tirargli la volata con la scenata dell’abbandono del tavolo delle
trattative), ci stupiscono invece le ripetute aperture di Bertinotti a
questa ipotesi che, oltre ad essere molto lontana dalla possibilità di
realizzarsi, prevederebbe, nell’unica versione che avuto qualche
concretezza (quella sotto la guida di Air One), anch’essa migliaia di
esuberi.
Perché si sono rotte le trattative con Air France? Non certo per l’intransigenza dei sindacati!
Il primo piano di Air France prevedeva 7.200 esuberi (su 18.300
dipendenti), la maggior parte concentrati in AZ Service (una delle due
divisioni principali di Alitalia, quella a cui fa riferimento tutto il
personale di terra) tra cui i 600 lavoratori della Atitech di Napoli.
Ed è stata proprio l’esplosione di rabbia da parte dei lavoratori di
Napoli a dare il la alle mobilitazioni di questi giorni, che hanno
fatto capire molto chiaramente ad Air France e ai sindacati che i
lavoratori non erano disposti a ricatti e ultimatum.
Sembra che la pietra dello scandalo che ha fatto saltare tutto, sia stato il piano che hanno presentato i sindacati.
La controproposta sindacale ha una architettura complessa, ma non
rappresenta affatto una posizione intransigente di fronte agli esuberi
proposti. I sindacati, infatti, hanno imperniato i loro ragionamenti
sul ruolo da assegnare a Fintecna, società pubblica, che dovrebbe
trasferire tutto il suo 49% di AZ Service nella nuova società che
verrebbe poi acquistata da Air France. Verrebbe così garantito che
settori quali l’IT (settore informatico), il Call Center, la
manutenzione e le Officine Motori (che fanno tutti riferimento ad AZ
Service) possano rimanere, per una via o per l’altra, dentro il
“perimetro aziendale”.
La controproposta sindacale non combatte gli esuberi e non salva tutti
i posti di lavoro, tanto è vero che contiene una apertura esplicita a
“processi di riorganizzazione ed eventuali esuberi”, poiché
implicitamente accetta la svendita ad Air France come l’unica strada
praticabile.
Lo stesso Epifani ripete un giorno sì e l’altro pure che ad Air France
non c’è nessuna alternativa, ma l’arroganza della controparte è tale
che, anche di fronte ad un atteggiamento così accondiscendente,
Spinetta ha fatto fuoco e fiamme e ha fatto saltare la trattativa, solo
perché i sindacati si sono rifiutati di firmare il piano di tagli
proposto senza aprire bocca.
Come si è arrivati a questo punto?
Da quando si è iniziato a parlare di privatizzazione, 15 anni fa,
Alitalia è stata sottoposta ad un processo scientifico di distruzione e
smantellamento di tutte le sue attività, alcune delle quali, come la
manutenzione, erano il fiore all’occhiello in tutto il mondo. In questo
lasso di tempo i lavoratori hanno fatto ogni genere di sacrifici e
accettato ammortizzatori sociali, pre-pensionamenti, mobilità, cassa
integrazione, continui spostamenti di reparto. Nella manutenzione e
nelle Officine Motori poi è stato operato un vero e proprio scempio.
Alitalia vanta in queste due attività una solida tradizione e il
patrimonio di conoscenze e di professionalità che i lavoratori di
questi settori hanno accumulato ha permesso di svolgere attività di
manutenzione e revisione motori anche per altre compagnie aeree. Gli
utili così creati sono serviti per molti anni a coprire le voragini che
si stavano aprendo da altre parti non certo per colpa dei lavoratori
quanto per la corruzione, gli sprechi e le inefficienze del gruppo
dirigente.
Gli hangar della manutenzione e le officine motori sono stati i primi a
venire investiti dal processo di smembramento. Chiuso e venduto un
hangar a Fiumicino e ceduto il 40% delle Officine Motori a Lufthansa,
che si è accaparrata per anni i profitti senza continuare negli stessi
investimenti di prima, si è iniziato a dissipare il patrimonio
accumulato negli anni.
Ora sembra che ad Air France la manutenzione e le Officine Motori
interessino poco o niente e fa ricadere tutte le sue attenzioni
sull’affare che ritiene prioritario, quello della flotta e delle rotte
di Alitalia.
Inoltre nel “pacco Air France” è compreso il forte ridimensionato
dell’aeroporto di Malpensa, dove è già cominciato lo smantellamento dei
voli Alitalia e dove verranno tagliate quasi tutte le rotte
internazionali già coperte da Air France.
Come ripartirà la trattativa?
Appena è saltato il tavolo delle trattative, i sindacati si sono
affannati a ribadire le loro aperture al piano di Air France e che la
loro controproposta non era un ultimatum: dichiarazioni che creano le
condizioni migliori per accettare gli ultimatum, questi sì, e i ricatti
di Spinetta.
Ora i sindacati si dicono pronti a tornare a trattare. Ma con chi, e sulla base di quale piattaforma?
Dopo la “marcia dei 40.000 in sedicesimi” che si è svolta il 3 aprile
sul piazzale di Alitalia, protagonisti manager e dirigenti a sostegno
del vecchio amministratore delegato di Alitalia e di Air France, si
stringe l’assedio sui sindacati perché mettano la firma sui
licenziamenti.
Su queste basi si tornerà a trattare solo alle condizioni di Spinetta. Nessun passo deve essere fatto in questa direzione!
Non può esserci nessuna trattativa al di fuori dell’imperativo della
difesa di tutti i posti di lavoro e qualsiasi nuova proposta venga
elaborata, deve essere discussa e votata dai lavoratori, da giorni
praticamente in assemblea permanente.
È stata eletta una delegazione unitaria di tutti i comparti. Questa
delegazione che, nella migliore tradizione del movimento operaio in
Italia, è una vera e propria delegazione di lotta, deve essere ammessa
al tavolo delle trattative insieme ai sindacati, solo così i lavoratori
potranno avere il controllo sull’andamento della trattativa.
Durante la lotta alla Fiat di Melfi questo è successo ed ha contribuito
ad evitare tra i lavoratori la sensazione di disorientamento e di
incertezza sulle sorti della trattativa, che invece sono i tratti più
rilevanti dei sentimenti che ora prevalgono tra i lavoratori di
Alitalia.
La delegazione eletta rappresenta l’unità di tutti i lavoratori
Alitalia, l’unità nella lotta, contro tutte le privatizzazioni, le
divisioni e gli spacchettamenti di quella che era una grande azienda
pubblica.
A credere di più in questa delegazione sono per ora le fasce che si
sentono più deboli, come il Call Center, l’IT e l’amministrazione.
Occorre però che tutti i lavoratori appoggino concretamente questa
delegazione e la richiesta che sia ammessa in trattativa, poiché tutta
la vicenda insegna che non esistono settori che possano sentirsi al
riparo più di altri.
In tutti questi anni ci hanno voluto far credere che Alitalia era una
azienda decotta, in cui non c’era niente da salvare poiché divorata
dagli sprechi e dalle inefficienze. Padoa Schioppa ripete tutti i
giorni che le casse sono vuote e che da un giorno all’altro c’è il
rischio di essere costretti a staccare la spina. Non è così.
Alitalia ha incassi sufficienti a permetterne la sopravvivenza e solo
nel 2007 i ricavi sono stati 2,13 miliardi di Euro, con un incremento
del 4,3% sul 2006; i debiti ci sono e tanti, ma occorre dire che gli
sprechi più grossi sono stati i miliardi buttati per pagare chi l’ha
gestita avendo come unico interesse quello di smantellarla per poi
poter giustificare la svendita.
È necessario tornare ad un’unica azienda, quella che è la principale
rivendicazione di tutti i lavoratori in questo momento. Come? Air
France non sarà mai interessata ad assorbire tutte le attività di
Alitalia, quindi se Alitalia tornerà, come deve, ad essere un’unica
azienda, questa non potrà che essere pubblica.
Ma anche questo non è ancora abbastanza per garantire il futuro di tutti i posti di lavoro.
Alitalia, al contrario di quello che ci vogliono far credere, ha un
futuro. Ma questo futuro sta esclusivamente nelle mani dei lavoratori,
che sono gli unici ad avere le professionalità e le competenze per
gestire in maniera razionale il trasporto aereo negli interessi della
collettività. Sono quindi loro che devono gestirla.
Alitalia deve essere una, pubblica e sotto il controllo dei lavoratori!
18 aprile 2008
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