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Solo i lavoratori possono salvare Alitalia Stampa E-mail
Scritto da Alessio Vittori   
sabato 05 aprile 2008

 Contro la svendita, per la proprietà pubblica

La rottura delle trattative per l’acquisizione di Alitalia da parte di Air France ha suscitato un grosso clamore, riportando improvvisamente tutta la vicenda ad uno scenario di ineluttabilità.


Padoa Schioppa è tornato ad agitare con toni sempre più ultimativi lo spettro dell’orlo del precipizio.

“Rinunciate a lottare per difendere il vostro posto di lavoro, tanto Air France è l’unica soluzione”; questo è il ricatto, neppure tanto velato.

Non è questa la prima rottura delle trattative. Altri stop ci sono stati in passato e in ognuno di questi momenti è saltato fuori il fantasma della “cordata italiana”. Non ha sorpreso lo sciacallaggio elettorale di Berlusconi (e nemmeno il comportamento della Uil nel tirargli la volata con la scenata dell’abbandono del tavolo delle trattative), ci stupiscono invece le ripetute aperture di Bertinotti a questa ipotesi che, oltre ad essere molto lontana dalla possibilità di realizzarsi, prevederebbe, nell’unica versione che avuto qualche concretezza (quella sotto la guida di Air One), anch’essa migliaia di esuberi.

Perché si sono rotte le trattative con Air France? Non certo per l’intransigenza dei sindacati!

Il primo piano di Air France prevedeva 7.200 esuberi (su 18.300 dipendenti), la maggior parte concentrati in AZ Service (una delle due divisioni principali di Alitalia, quella a cui fa riferimento tutto il personale di terra) tra cui i 600 lavoratori della Atitech di Napoli.

Ed è stata proprio l’esplosione di rabbia da parte dei lavoratori di Napoli a dare il la alle mobilitazioni di questi giorni, che hanno fatto capire molto chiaramente ad Air France e ai sindacati che i lavoratori non erano disposti a ricatti e ultimatum.

Sembra che la pietra dello scandalo che ha fatto saltare tutto, sia stato il piano che hanno presentato i sindacati.

La controproposta sindacale ha una architettura complessa, ma non rappresenta affatto una posizione intransigente di fronte agli esuberi proposti. I sindacati, infatti, hanno imperniato i loro ragionamenti sul ruolo da assegnare a Fintecna, società pubblica, che dovrebbe trasferire tutto il suo 49% di AZ Service nella nuova società che verrebbe poi acquistata da Air France. Verrebbe così garantito che settori quali l’IT (settore informatico), il Call Center, la manutenzione e le Officine Motori (che fanno tutti riferimento ad AZ Service) possano rimanere, per una via o per l’altra, dentro il “perimetro aziendale”.

La controproposta sindacale non combatte gli esuberi e non salva tutti i posti di lavoro, tanto è vero che contiene una apertura esplicita a “processi di riorganizzazione ed eventuali esuberi”, poiché implicitamente accetta la svendita ad Air France come l’unica strada praticabile.

Lo stesso Epifani ripete un giorno sì e l’altro pure che ad Air France non c’è nessuna alternativa, ma l’arroganza della controparte è tale che, anche di fronte ad un atteggiamento così accondiscendente, Spinetta ha fatto fuoco e fiamme e ha fatto saltare la trattativa, solo perché i sindacati si sono rifiutati di firmare il piano di tagli proposto senza aprire bocca.

Come si è arrivati a questo punto?

Da quando si è iniziato a parlare di privatizzazione, 15 anni fa, Alitalia è stata sottoposta ad un processo scientifico di distruzione e smantellamento di tutte le sue attività, alcune delle quali, come la manutenzione, erano il fiore all’occhiello in tutto il mondo. In questo lasso di tempo i lavoratori hanno fatto ogni genere di sacrifici e accettato ammortizzatori sociali, pre-pensionamenti, mobilità, cassa integrazione, continui spostamenti di reparto. Nella manutenzione e nelle Officine Motori poi è stato operato un vero e proprio scempio.

Alitalia vanta in queste due attività una solida tradizione e il patrimonio di conoscenze e di professionalità che i lavoratori di questi settori hanno accumulato ha permesso di svolgere attività di manutenzione e revisione motori anche per altre compagnie aeree. Gli utili così creati sono serviti per molti anni a coprire le voragini che si stavano aprendo da altre parti non certo per colpa dei lavoratori quanto per la corruzione, gli sprechi e le inefficienze del gruppo dirigente.

Gli hangar della manutenzione e le officine motori sono stati i primi a venire investiti dal processo di smembramento. Chiuso e venduto un hangar a Fiumicino e ceduto il 40% delle Officine Motori a Lufthansa, che si è accaparrata per anni i profitti senza continuare negli stessi investimenti di prima, si è iniziato a dissipare il patrimonio accumulato negli anni.

Ora sembra che ad Air France la manutenzione e le Officine Motori interessino poco o niente e fa ricadere tutte le sue attenzioni sull’affare che ritiene prioritario, quello della flotta e delle rotte di Alitalia.

Inoltre nel “pacco Air France” è compreso il forte ridimensionato dell’aeroporto di Malpensa, dove è già cominciato lo smantellamento dei voli Alitalia e dove verranno tagliate quasi tutte le rotte internazionali già coperte da Air France.

Come ripartirà la trattativa?

Appena è saltato il tavolo delle trattative, i sindacati si sono affannati a ribadire le loro aperture al piano di Air France e che la loro controproposta non era un ultimatum: dichiarazioni che creano le condizioni migliori per accettare gli ultimatum, questi sì, e i ricatti di Spinetta.

Ora i sindacati si dicono pronti a tornare a trattare. Ma con chi, e sulla base di quale piattaforma?

Dopo la “marcia dei 40.000 in sedicesimi” che si è svolta il 3 aprile sul piazzale di Alitalia, protagonisti manager e dirigenti a sostegno del vecchio amministratore delegato di Alitalia e di Air France, si stringe l’assedio sui sindacati perché mettano la firma sui licenziamenti.

Su queste basi si tornerà a trattare solo alle condizioni di Spinetta. Nessun passo deve essere fatto in questa direzione!

Non può esserci nessuna trattativa al di fuori dell’imperativo della difesa di tutti i posti di lavoro e qualsiasi nuova proposta venga elaborata, deve essere discussa e votata dai lavoratori, da giorni praticamente in assemblea permanente.

È stata eletta una delegazione unitaria di tutti i comparti. Questa delegazione che, nella migliore tradizione del movimento operaio in Italia, è una vera e propria delegazione di lotta, deve essere ammessa al tavolo delle trattative insieme ai sindacati, solo così i lavoratori potranno avere il controllo sull’andamento della trattativa.

Durante la lotta alla Fiat di Melfi questo è successo ed ha contribuito ad evitare tra i lavoratori la sensazione di disorientamento e di incertezza sulle sorti della trattativa, che invece sono i tratti più rilevanti dei sentimenti che ora prevalgono tra i lavoratori di Alitalia.

La delegazione eletta rappresenta l’unità di tutti i lavoratori Alitalia, l’unità nella lotta, contro tutte le privatizzazioni, le divisioni e gli spacchettamenti di quella che era una grande azienda pubblica.

A credere di più in questa delegazione sono per ora le fasce che si sentono più deboli, come il Call Center, l’IT e l’amministrazione. Occorre però che tutti i lavoratori appoggino concretamente questa delegazione e la richiesta che sia ammessa in trattativa, poiché tutta la vicenda insegna che non esistono settori che possano sentirsi al riparo più di altri.

In tutti questi anni ci hanno voluto far credere che Alitalia era una azienda decotta, in cui non c’era niente da salvare poiché divorata dagli sprechi e dalle inefficienze. Padoa Schioppa ripete tutti i giorni che le casse sono vuote e che da un giorno all’altro c’è il rischio di essere costretti a staccare la spina. Non è così.

Alitalia ha incassi sufficienti a permetterne la sopravvivenza e solo nel 2007 i ricavi sono stati 2,13 miliardi di Euro, con un incremento del 4,3% sul 2006; i debiti ci sono e tanti, ma occorre dire che gli sprechi più grossi sono stati i miliardi buttati per pagare chi l’ha gestita avendo come unico interesse quello di smantellarla per poi poter giustificare la svendita.

È necessario tornare ad un’unica azienda, quella che è la principale rivendicazione di tutti i lavoratori in questo momento. Come? Air France non sarà mai interessata ad assorbire tutte le attività di Alitalia, quindi se Alitalia tornerà, come deve, ad essere un’unica azienda, questa non potrà che essere pubblica.

Ma anche questo non è ancora abbastanza per garantire il futuro di tutti i posti di lavoro.

Alitalia, al contrario di quello che ci vogliono far credere, ha un futuro. Ma questo futuro sta esclusivamente nelle mani dei lavoratori, che sono gli unici ad avere le professionalità e le competenze per gestire in maniera razionale il trasporto aereo negli interessi della collettività. Sono quindi loro che devono gestirla.

Alitalia deve essere una, pubblica e sotto il controllo dei lavoratori!

18 aprile 2008 

 

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