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Intervento di Francesco Santoro (delegato Fiom-Cgil Terim Modena) Stampa E-mail
Scritto da Francesco Santoro   
all'assemblea nazionale della Rete 28 aprile
 
Grazie compagni per l’opportunità che mi viene data di poter intervenire.

Immagino che ciò sia dovuto anche al fatto che come avrete letto ieri sul sito della Fiom nazionale o sul sito della Rete 28 aprile, in quanto delegato sono stato oggetto di un grave atto repressivo dall’azienda (leggi l'articolo a riguardo). Ho avuto tre giorni di sospensione perché mi sono permesso di criticare i cicli, i ritmi e i carichi di lavoro in fabbrica. Evidentemente sappiamo che questo non può essere oggetto di grave insubordinazione, anzi il contrario, è il minimo che dovrebbe fare un delegato sindacale. L’obbiettivo dell’azienda è lapalissiano, è quello di intimidire i lavoratori la dove sono più forti; dove hanno dei delegati combattivi che portano avanti le lotte e che fanno quello che dicono. È ovvio che l’azienda non è riuscita a portare a casa niente. L’unica cosa che ha portato a casa sono state undici ore di sciopero dei lavoratori con adesione quasi del cento per cento su tutti i siti produttivi della Terim, visibilità su tutti i giornali locali e un direttore di stabilimento che dopo tutti i messaggi di solidarietà arrivati dai delegati un po’ da tutta Italia sembrava che controllasse la segnaletica orizzontale nello stabilimento perché l’unica cosa che riusciva a fare era guardare per terra.

È ovvio che non mi interessa parlare di noi, perché a quelli come noi non ci piegheranno mai, ne oggi ne mai. Mi interessa piuttosto guardare più in là, avere una visione d’insieme di quello che è il fenomeno della repressione nelle aziende che Giorgio toccava nella sua relazione. Mi interessa guardare che queste cose accadono da mesi alla Ferrari di Maranello, alla Maserati di Modena, alla Fiat Avio di Pomigliano, all’Alfa Sud, a Mirafiori e ancora non capisco perché nella Fiom anziché continuare a portare avanti una battaglia frammentata e comunque individuale, in termini di tutela dei delegati, non si capisca che è necessario prendere una posizione chiara come organizzazione contro la repressione indicendo una giornata nazionale di lotta.

Per quanto riguarda la Rete nel nostro piccolo abbiamo fatto un sacco di cose, ricordo la campagna conto lo scippo del Tfr e gli ottimi risultati che penso abbia portato a casa visto che alla fine questi fondi non decollano, e non si sa perché. La campagna contro l’accordo del 23 di luglio e infine quella, anche se portata avanti come delegati metalmeccanici, per il No al referendum. È evidente che si stanno cristallizzando sempre più ampi strati di lavoratori che iniziano a vedere in noi un riferimento concreto. Ma se c’è una cosa che oggi non possiamo permetterci di dire è “avanti cosi!” perché non basata sui fatti. Oggi abbiamo bisogno di cambiare il ritmo e la portata del nostro intervento. Guardate la nascita del Partito democratico, l’impatto che questo avrà sul mondo sindacale, è un film già chiaro a tutti. Quindi non possiamo permetterci semplicemente di pensare a quello che faremo costituendoci come area in Fiom, al fatto che finalmente porteremo un documento alternativo al prossimo congresso e che ci costituiremo come opposizione. Sono cose essenziali, quando hai una casa la devi arredare, pero poi è importante che dentro a questa casa ci portiamo i lavoratori, per fare questo dobbiamo fare in modo che i lavoratori possano riconoscerci non tanto per quello che diciamo ma per quello che facciamo. Questo, lo dicevano alcuni compagni in alcuni interventi, si può fare solo in un modo: ripartendo dalle fabbriche noi per primi.

Non dico che non sia giusto fare belle arringhe e strappare anche qualche applauso, ma gli applausi li dobbiamo strappare nelle assemblee di fabbrica, e lo potremo fare soltanto se porteremo a casa dei risultati concreti, se ci metteremo la faccia e anche qualcos’altro. Ci sono un sacco di nodi cruciali in quello che la pratica sindacale ci richiama adesso a dover affrontare. C’è il problema salariale, c’è il problema della flessibilità, della precarietà, il problema dell’occupazione. Nella fabbrica dove lavoro io in questi anni con molta umiltà e molto sacrificio per quanto riguarda il problema salariale possiamo dire che ciò che abbiamo lasciato a Confindustria in premio di risultato è soltanto la dicitura, solo quella. Soltanto per poter comparire in qualche modo sui testi e non far si che fosse una resa. In Terim il premio di risultato per quattro quinti è garantito ai lavoratori anche se cade una meteora sullo stabilimento. Per quanto riguarda la precarietà e la flessibilità due sono le norme contrattuali che possono essere utilizzate: tempi determinati e tempi somministrati. Nella percentuale massima omnicomprensiva del quindici per cento. Mi sembra qualcosa di molto lontano da quello che siamo andati a siglare con questo ultimo rinnovo contrattuale dei metalmeccanici.

Per quanto riguarda il problema occupazionale eravamo una fabbrica di seicento dipendenti. Anche noi come tutti ci scontriamo con quello che le leggi borghesi mettono a disposizione dei padroni nel codice civile, quindi ristrutturazioni, fusioni per incorporazioni, e compagnia cantando. In Terim non c’è stato neanche un licenziamento, soltanto mobilità volontaria, molto ben incentivate e con la garanzia per tutti quanti i lavoratori che volessero andare a lavorare presso un terzista della Terim o presso un'altra azienda di conservare le condizioni contrattuali ed economiche che aveva quando lavorava in Terim. Detto in poche parole tutti i posti di lavoro sono stati salvati. Come è stato possibile? Con la dialettica, con la retorica, con la capacità di porsi ai lavoratori con le idee migliori? No, con la lotta, picchetti selvaggi durissimi, dalle cinque del mattino per settimane consecutive, con turni, scioperi a singhiozzo, a scacchiera, a gatto selvaggio, e quando avevamo finito abbiamo incominciato a mandare dentro i lavoratori per numero di piede o colore degli occhi, se questo non bastasse. Quindi compagni dico questo perché se noi al congresso vogliamo giocarci tutte le carte che oggi abbiamo sancito e finalmente abbiamo deciso di mettere in campo, dobbiamo fare in modo che i lavoratori abbiano in noi anche un riferimento concreto e non soltanto leggere delle belle cose perché quelle le scriviamo sempre e sempre le scriveremo su documenti e tesi congressuali.

Ma sapere che quelli della Rete 28 aprile queste cose non te le stanno soltanto promettendo ma te le daranno, faranno in modo di darti gli strumenti di lotta concreti organizzativi per poterle portare a casa. E se c’è qualcuno che ancora si ostina a non comprendere e a non vedere il milione di No che è venuto fuori sulla consultazione certificate del 23 di luglio, il venticinque per cento di lavoratori metalmeccanici che a livello unitario hanno detto No a questo accordo, beh noi li vediamo benissimo, non siamo miopi come questo gruppo dirigente e vediamo benissimo anche il grande futuro che abbiamo davanti.

Grazie.

Milano 14 marzo 2008

Ascolta l'intervento

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