La parola agli operai!
L’assemblea della Rete 28 aprile del 14 marzo è stato un grande successo.
Non solo per la partecipazione ma anche per l’entusiasmo che si
respirava, la qualità dei tanti interventi e gli obbiettivi discussi.
A quasi un anno di distanza dall’ultima assemblea nazionale possiamo dire che la Rete 28 aprile ha resistito al continuo tentativo di essere delegittimata e chiusa nell’angolo da chi pensa che nella Cgil non ci debba essere più spazio per un’opposizione di classe.
Ma il primo dato oggettivo che esce da questa assemblea è che se sono state confermate tutte le potenzialità di cui disponiamo ora abbiamo la responsabilità di dimostrare sul campo le cose che abbiamo detto.
Cremaschi nella sua relazione (scarica la relazione) ha messo i problemi sul tavolo. Le conseguenze che potrebbero venire da una nuova controriforma del contratto nazionale saranno un ulteriore e grave passo indietro per tutta la classe operaia del paese.
La proposta di costruire un’opposizione e non una semplice area programmatica rappresenta un salto qualitativo importante che può motivare i tanti attivisti che hanno tentato di opporsi alla deriva della Cgil. Un’opposizione che vuole fare la sua battaglia offrendo posizioni alternative che vanno nella direzione non di difendere quel poco rimasto ma di rilanciare un programma di conquiste. La democrazia sindacale, la difesa reale dei salari, una nuova scala mobile, la riduzione d’orario, la lotta alla precarietà devono tornare all’ordine del giorno della discussione tra i lavoratori. Da troppo tempo altro non sono che parole al vento di dibattiti congressuali che regolarmente vengono chiuse nei cassetti delle scrivanie di qualche solerte funzionario appena eletti gli organismi dirigenti.
E sempre rimanendo in tema di congressi il compagno Cremaschi ha voluto dedicare una parte importante della sua relazione a quello che dovremo affrontare nel 2009.Un congresso che per forza di cose dovrà vedere la Rete con un proprio documento contrapposto a quello della maggioranza.
Si pone allora il problema di come passare dalle parole ai fatti. Chiaramente diventa decisivo dotarsi di un programma di rivendicazioni adeguato ai compiti che ci stiamo ponendo. Cremaschi ha offerto diversi spunti e molto ancora si può dire. Definire nero su bianco le rivendicazioni sia per migliorare le condizioni di vita che la democrazia nei luoghi di lavoro è una priorità. Una priorità per quanti si riconoscono nella Rete 28 aprile per orientare il proprio intervento, una priorità per intercettare i tantissimi lavoratori che sarebbero disposti a spendersi sulla base di un programma chiaro.Ma come sappiamo produrre documenti non è sufficiente, sono i rapporti di forza che permettono di rendere le idee fatti concreti. C’è perciò l’esigenza di aprire una discussione anche sulle forme di lotta necessarie per ottenere le importanti rivendicazioni di cui stiamo discutendo.
Come ci ha spiegato il compagno Beppe Lania, delegato Ipercoop di Sesto San Giovanni, raccontando la sua esperienza, il conflitto di classe in questo momento non c’è non perché i lavoratori non vogliono lottare ma perché la burocrazia sistematicamente impedisce ai lavoratori di farlo.
Solo un coinvolgimento dei lavoratori nella discussione sulle piattaforme, sugli strumenti di lotta e sul controllo delle decisioni può permetterci di spezzare quella sistematica apatia che i vertici sindacali quotidianamente tentano di diffondere.
Un intervento su tutti nell’assemblea ha toccato la questione in modo puntuale(clicca qui per leggere l'intervento o qui per ascoltarlo). Il compagno Francesco Santoro delegato Fiom della Terim di Modena, recentemente oggetto di un grave attacco antisindacale in fabbrica (vedi l'articolo sul sito) ha spiegato come e con quanto paziente lavoro i delegati in questi anni si sono dedicati al lavoro di coinvolgere sistematicamente i lavoratori su tutto quello che riguardava la vita in fabbrica. Solo la lotta dura e un fermo controllo sulla vertenza da parte degli operai ha permesso nell’estate del 2006 di ottenere un accordo interno slegato da lacci e lacciuoli della produttività e scambio flessibilità/aumenti salariali.
Perciò diventa sempre più urgente dotarsi degli strumenti adeguati in primo luogo nella Rete per affrontare al meglio gli ambiziosi obbiettivi dell’assemblea. Non basta rivendicare la formalizzazione della Rete negli organismi, (in particolare nella Fiom è urgente), cosa necessaria ma insufficiente. Dobbiamo aprire una discussione chiara su come strutturare l’area a partire dalla base. Non possiamo aspettare il prossimo congresso della Cgil per definire una platea di delegati sulla quale costruire l’opposizione.
A quell’appuntamento manca troppo tempo e troppi sono i passaggi importanti a cui saremo chiamati già nelle prossime settimane. Serve da subito individuare livelli di discussione e criteri precisi con cui prendere queste decisioni, altrimenti saranno prese da chi ora negli organismi già ci sta e nei fatti non è sottoposto a nessun tipo di controllo. Strutturarsi sulla base di un documento programmatico coinvolgendo i delegati e i lavoratori che possano esprimersi non solo sul programma ma anche su chi deve essere delegato a rappresentarli. Sapendo che tutti i compagni con compito di responsabilità sono revocabili da chi li ha eletti in ogni momento e che nessuna importante decisione può essere presa senza una discussione alla base.
Il compagno della Natuzzi di Bari nel suo intervento ha espresso la forte preoccupazione che presentandoci con un documento al prossimo congresso potremmo incanalarci nella strada della degenerazione che hanno subito le altre sinistre sindacali. Preoccupazione più che giustificata. Quello che possiamo e dobbiamo fare è garantire ai lavoratori il diritto di poter decidere la linea da portare avanti e chi deve essere a farlo, sapendo che può essere destituito in qualsiasi momento, e che far parte di un organismo sindacale, qualunque esso sia, un direttivo di categoria territoriale o il direttivo nazionale non da automaticamente, diritti di direzione nell’area. Questo non succedeva in Essere sindacato, in Alternativa sindacale, nè tanto meno è mai stata la regola in Lavoro Società.
Per non imbarcare opportunisti, l’unico modo è garantire la pratica del conflitto non solo nei discorsi e negli scritti, ma nella realtà dei luoghi di lavoro. Se la nostra area sarà l’area che organizza le lotte diventerà punto di riferimento per i migliori delegati e operai e terrà alla larga burocrati e opportunisti di ogni risma.
I compagni Mimmo Loffredo della Fiat di Pomigliano e Ugo Bolognesi della Fiat di Mirafiori ci hanno dato nei loro interventi una panoramica di quale e quanto sia il disagio degli operai in fabbrica che ci deve far capire che la nostra battaglia non è più rinviabile e che non dobbiamo esitare. I capi che scatenano a Pomigliano la repressione perché i delegati chiamano i lavoratori alla lotta coi megafoni, guardie che decidono se puoi andare o no al cesso. L’importanza di quanto da tempo si incomincia a vedere a Mirafiori, estremamente in contro tendenza a quello che succedeva fino a pochi anni fa. La consapevolezza che la politica dell’amministratore delegato della Fiat si gioca in primo luogo sulla competizione tra i vari impianti sparsi nel paese e che prima o poi questo porterà alla chiusura di uno degli stabilimenti, la solita politica della guerra tra poveri, ci dice che in questo paese la lotta di classe riesploderà.
Lottare perché la Rete 28 aprile possa aspirare a giocare un ruolo di direzione dei lavoratori è il nostro obbiettivo e ci batteremo contro tutte le burocrazie del vertice sindacale o nell’area stessa perché non si riproduca l’ennesimo aborto.
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